Lega ladrona: le quote latte sono una legge ad personam
22/07/2010 - L’emendamento approvato al Senato che rinvia le multe per gli agricoltori che producono più del consentito fa indignare perfino il Pdl. La capogruppo del partito berlusconiano in Commissione Agricoltura attacca il collega-produttore del Carroccio orgoglioso di non essersi mai messo
L’emendamento approvato al Senato che rinvia le multe per gli agricoltori che producono più del consentito fa indignare perfino il Pdl. La capogruppo del partito berlusconiano in Commissione Agricoltura attacca il collega-produttore del Carroccio orgoglioso di non essersi mai messo in regola
L’emendamento sulle quote latte fortemente voluto dalla Lega Nord e approvato al Senato è una legge ad personam. Evitare il pagamento delle multe sta molto a cuore ad uno dei parlamentari del Carroccio. La verità emerge da un battibecco tra il diretto interessato e una collega del Pdl, che lo accusa di essersi
fatto eleggere solo per difendere i propri interessi personali: “Splafonatore dichiarato!“, ha esclamato all’indirizzo dell’onorevole leghista Fabio Rainieri la deputata Viviana Beccalossi, capogruppo per il partito berlusconiano in Commissione Agricoltura, della quale Rainieri è segretario.
DIFENDO UNA CATEGORIA – “Tutto il latte proveniente dalla mia stalla è certificato, denunciato e fatturato“, ha risposto il parlamentare parmigiano della Lega replicando alla collega di maggioranza. “La mia coscienza è a posto - ha detto Rainieri - così come a posto sono le mie attività, tanto che la stessa Guardia di Finanza, durante un controllo di routine, non ha riscontrato nessun problema“. Rainieri precisa che la sua presenza in Parlamento avviene “in difesa di una categoria“: “quella di chi - osserva la camicia verde – si alza all’alba tutte le mattine, incurante delle festività e delle condizioni climatiche, e va a lavorare in stalla e nei campi per fare arrivare sulle nostre tavole un prodotto di eccellenza e qualità“.
UNA NORMA PER POCHISSIMI – In effetti non si capisce quale motivo spinga il partito di Bossi a mettere in atto un forcing così forte sulla norma, che in realtà, così come lamentato da qualche esponente leghista, interessa solo pochi produttori di latte, meno di un centinaio. L’emendamento infatti non sfiora nemmeno la stragrande maggioranza degli agricoltori interessati, quella che si è messa in regola nel 2003, grazie alle decisione della Commissione europea numero 530 che ha consentito di rateizzare in 14 anni senza interessi le multe maturate per eccesso di produzione. Al di fuori della regolarizzazione di sei anni fa, restano solamente 1.500 produttori “splafonatori”, che – ricorda il Riformista – devono allo Stato 470 milioni di euro di multe, soldi già anticipati dal Governo alla Ue. Di questi 1.500 alcuni avrebbero provveduto a mettersi in regola, invece, grazie alla legge 33 dello scorso anno, emanata in Italia in accordo
con Bruxelles e che prevede di spalmare le multe in 30 anni con rate semestrali da versare ad un apposito ente deputato al recupero delle somme, l’Agea. Ma sono solo 96 gli agricoltori che hanno stipulato entro la data prevista, il 30 giugno, un contratto con Agea, col quale si impegnavano a pagare per trent’anni e a rinunciare al contenzioso.
LA BANCA DELLA LEGA – Dubbi li aveva sollevati anche Enrico Morando del Pd: “Cosa induce un partito serio come la Lega a sputtanarsi in questo modo per poche persone? Dietro ci deve essere qualcosa di enorme. Qualcuno la sta ricattando, altrimenti non si spiega. E quel qualcuno ha a che fare con CrediEuroNord“, denunciava l’esponente dell’opposizione. Già perchè gli interessi della banca nata per sfidare le grandi ma ben presto arresasi all’arduo obiettivo potrebbero coincidere – come abbiamo già raccontato – con quelli dei “slafonatori dichiarati” che poco vogliono sapere di quote, regolamenti Ue, leggi e multe salate. Il polo bancario della Lega che sarebbe stato eretto intorno a Gianpiero Fiorani e alla sua Popolare di Lodi, sarebbe stato usato dalle cooperative “verdi” del latte leghista per riciclare i soldi provenienti dall’eccessiva produzione lattifera, vietata dall’Europa: “soldi in nero accumulati con intermediazioni, ritenute fittizie, tra gli allevatori-produttori e i distributori finali del latte. Un sistema complesso, ora ricostruito nei dettagli dalle indagini della Guardia di finanza, che avrebbe consentito di smerciare quantitativi di latte superiori alle quote limite fissate dalle leggi comunitarie“, scriveva il Corriere. Del trucco ha parlato anche Il Coltivatore Piemontese, organo della locale Coldiretti, che raccontava qualche spiacevole episodio utilizzato dai padani per eludere le norme restringenti: e così “su un conto della banca, intestato all’ ex deputato leghista Giovanni Robusti sarebbero transitati i proventi di quantità di latte venduto «in nero»: i soldi, anziché essere versati alla Ue, tornavano ai produttori”. Interesse personale di Rainieri o escamotage per eludere i vincoli Ue? Di sicuro, dietro il pressing della lega e l’irritazione del Pdl c’è molto di più che un favore a qualche decina di sconosciuti agricoltori.













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