Cultura

Inception

22 luglio 2010

Senza alcun dubbio uno dei film più attesi del 2010, che approderà in Italia a Settembre. Vale la pena aspettarlo con trepidante attesa? Certo, e provo a spiegarvi il perché.

Christopher Nolan è da tempo entrato in un Olimpo piuttosto ristretto. E’ quel selezionato club di cineasti in grado di coniugare due mondi che anche i più grandi esperti nel cinema difficilmente riescono a mettere insieme. Da una parte riesce a procacciarsi finanziamenti ingenti e fiducia dalle major per produrre grandi kolossal ad altissimo budget e dalla distribuzione pervasiva. Dall’altro riesce a far permeare in questi kolossal una profondità di contenuti e una qualità tecnica che va veramente oltre lo sbalorditivo. Se le idee fulminanti e al limite del genio già si vedevano nelle sue prime opere (difficile dimenticarsi di Memento, ma anche il meno conosciuto Following è una ventata di idee), da quando si è accostato alla franchigia di Batman è riuscito a dare alla luce questa sintesi di pubblico e critica che lo rende uno dei nomi più importanti di questo inizio di secolo: prima con The prestige e poi con Il cavaliere oscuro. Con Inception fa a meno del fratello Jonathan alla sceneggiatura, compagno fidato fin dal già citato Memento. E ha dato i natali a uno dei trailer in grado di far scaturire una fontana di hype come poche se ne era viste finora.

SOGNI – Protagonista del film è Di Caprio, il cui personaggio prende il nome di Cobb da Following. Cobb fa parte di una squadra in grado di entrare nei sogni delle persone per poterne carpire i segreti. Una capacità del genere fa gola soprattutto ai capitani d’industria affamati dei segreti dei loro concorrenti. Il lavoro su Saito (Ken Watanabe), che vediamo in apertura, finisce male e lo stesso Saito propone un accordo a Cobb: convincere l’ereditiero di una delle più grandi aziende del pianeta (Cillian Murphy) a dividere l’impero del padre (Pete Postlethwaite). La ricompensa è la possibilità per Cobb di smettere la propria vita da perseguitato internazionale e tornare dai suoi figli accuditi dal padre (Michael Cane). Per farlo ha bisogno di penetrare nei sogni della vittima con la sua squadra (Ellen Page, Tom Hardy e Joseph Gordon-Levitt, non a caso sto citando tutti i componenti del cast perché meritano una menzione d’onore, nessuno escluso). Ma il lavoro si rivelerà essere più complicato del previsto soprattutto per colpa di ciò che è sedimentato nell’inconscio di Cobb…

L’INTERPRETAZIONE DEI FILM – Nolan sa dirigere con il piglio del maestro del cinema e con la naturalezza tipica di chi sa trasfigurare gli elementi strutturali del film nella loro interpretazione. E così, se nella narrativa siamo condotti a seguire i personaggi del film in molteplici livelli dei sogni, così il film stesso per ogni livello strutturale acquista un nuovo livello di significato. E’ un gioco di mise en abyme interpretativo-strutturale che in molte mani sarebbe diventato solo un progetto di maniera, ma qui invece di annoiare esalta l’esperienza dello spettatore. Per analizzare questa complessa struttura di interpretazioni multidimensionali si può cominciare dalla superficie più esplicita. Ovvero l’azione: scordatevi assurdità da celodurismo alla A-Team, ma contemporaneamente preparatevi a quanto di più appagante possiate trovare sullo schermo. L’azione è perfetta, ironica e girata con uno stile non solo impeccabile ma anche originale e versatile. Si passa da sparatorie in centro, a duelli surreali a gravità zero, fino al vero e proprio film di guerra alla Modern warfare 2 (o, per citare la migliore azione del 2010, qui superata, alla Green Zone). Niente snobismo quindi per Nolan: non credo sia possibile uscire dal cinema annoiati a meno che non sia l’azione stessa in quanto tale ad annoiare pure se ottimamente presentato, perché Inception è emozione e adrenalina dal (quasi) inizio (piuttosto blando ad essere sinceri, se rapportato a quello fulminante del cavaliere oscuro) alla fine.

INTRECCIO – Andando poco più a fondo dell’azione troviamo l’intreccio esplicito. Fin dal trailer e dalle premesse siamo pronti e preparati al più colossale mindfuck dai tempi di Lost. E, in effetti, Nolan riesce a servirci su un piatto d’argento anche qua una molteplicità a due facce come il suo Aaron Eckhart del cavaliere oscuro. Abbiamo sì un caleidoscopio di livelli narrativi e di piani di realtà differenti che generano miriadi di possibili interpretazioni, basate soprattutto sul capire quanto nel film sia reale e quanto sia solo un sogno. Ma dall’altra parte Nolan lascia la possibilità di ignorare completamente questa complessità e di godersi la trama e l’azione per quella che è, dando per scontato che non ci sia nulla di nascosto e che la realtà sia ciò che viene spacciata per realtà dal film. D’altronde gli elementi per dubitare di tutto ci sono, da un uso spropositato dell’ellissi narrativa (elemento perfino indicato dal personaggio di Di Caprio al pubblico/personaggio di Ellen Page stesso quale indizio per discernere tra sogno e realtà), all’uso di determinati ruoli per determinati personaggi, al clamoroso finale che vi farà saltare sulla poltrona, come e meglio del cupissimo tornado dei Coen di A serious man. Ma tutto questo è comunque giustificabile come mestiere (malandrino) di chi usa la telecamera come una propaggine della mente.

3 commenti a Inception

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  3. sledgehammer

    vabbeh, se l’idea era quella di giocare a fare il ghezzi dei poveri ci sei riuscito.
    se invece voleva essere una recensione… no.

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