20 luglio 2010
Tony Nicklilson, da cinque anni ridotto a un vegetale, vuole l’eutanasia. Ma le associazioni pro life sono già sul piede di guerra.
Un britannico «intrappolato» nel proprio corpo dopo aver avuto un ictus ha lanciato una causa legale senza precedenti per stabilire se la moglie andrebbe in prigione qualora decidesse di ucciderlo.
UN VEGETALE – Tony Nicklilson da cinque anni a questa parte riesce a muovere unicamente la testa e gli occhi e comunica strizzando le palpebre o scuotendo il capo ad una lavagnetta con delle lettere. Il 56enne, un ex manager di una società d’ingegneristica ed ex giocatore di rugby, ha dichiarato di non voler finire a «sbavare fino alla vecchiaia» e di desiderare che la moglie Jane lo aiuti a morire somministrandogli un’iniezione letale. Per questo motivo, l’uomo ora ha chiesto al Director for Public Prosecutions (Dpp) di chiarire le leggi riguardanti l’eutanasia in modo da assicurarsi che la moglie Jane possa «attivamente» contribuire alla sua morte senza essere condannata per omicidio. A differenza dei precedenti casi di suicidio assistito infatti, Nicklilson rivendica il diritto a morire nella sua casa, con i suoi cari, invece di essere costretto a recarsi in Svizzera dove la pratica è legale.
RIFIUTARE CIBO E ACQUA – L’unico modo in cui Nicklilnson potrebbe legalmente uccidersi nel Regno Unito per ora sarebbe rifiutare il cibo e l’acqua. Ma in questo caso, sottolineano i suoi legali, «impiegherebbe molti giorni, forse settimane o mesi a morire e causerebbe dolore fisico e mentale» a sè e alla sua famiglia« Il caso, scrive oggi la stampa del Regno, potrebbe arrivare fino alla Corte Suprema, aprendo la strada ad una modifica legislativa che preveda la »morte consensuale«. L’uomo – che ha subito l’attacco ischemico mentre si trovava ad Atene per lavoro – non è considerato malato terminale, nè è in preda a dolore insopportabile. Tuttavia, nel suo appello alla giustizia, ha scritto: »Ho bisogno di aiuto in quasi ogni aspetto della mia vita. Non mi posso grattare se ho prurito, non posso soffiarmi il naso se è chiuso e posso solo mangiare se imboccato come un bambino, l’unica differenza è che io non crescerò. Non mi è rimasta più privacy né dignità«. E ha concluso: »Sono stufo della mia vita, non voglio passare altri 20 anni così. Sarebbe stato meglio morire quando sono stato colpito dall’ictus«.



