Ancora detenuto nel penitenzierio di Papuda, senza conoscere il suo destino, l’ex terrorista si ritrova coinvolto nella politica locale. Per capire come mai, si deve risalire al novembre scorso, quando il Supremo Tribunale Federale (STF) stava valutando il suo caso durante una seduta burrascosa.
Dopo la petizione, la lettera aperta e lo sciopero della fame osservati per tre settimane nel novembre scorso, dell’italiano, scrive Rue89, non si è più sentito parlare. L’STF aveva raccomandato l’estradizione di Cesare Battisti, al quale precedentemente aveva
rifiutato l’asilo politico. Spetta quindi al presidente del Brasile Lula pronunciare l’ultima parola: “Lo estrado” o “Non lo estrado”.
TERRORISTA DEL DIRITTO ORDINARIO - L’STF è contrario alla concessione dello stato di rifugiato politico per Battisti, stato che avrebbe fatto decadere qualsiasi procedimento di estradizione. L’ Articolo 5, paragrafo LII, della Costituzione brasiliana, infatti, esclude l’estradizione degli stranieri processati per “crimini politici o di opinione”. I giudici hanno descritto attentamente i suoi presunti crimini come “crimini misti, ma dove prevale il carattere di diritto comune”, inventando per l’occasione il neologismo: “Terrorista del diritto ordinario“. Questi banditi o rapinatori del diritto ordinario, sono proprio quelli che molti brasiliani non vogliono più vedere a casa loro, stanchi di veder utilizzato il proprio Paese come rifugio. Vale a dire proprio quello che continua a rappresentare Cesare Battisti in Brasile visto che è stato anche recentemente processato a Rio per aver falsificato il passaporto, quando è entrato nel Paese (probabilmente nel 2004) e condannato al pagamento di 700 reals [300 euro] e a due anni di servizio comunitario da effettuarsi sul territorio brasiliano.
LE ELEZIONI BRASILIANE - Per pronunciarsi sull’estradizione, Lula ha dovuto attendere che il relatore dell’ STF, Cesar Peluso, gli rimettesse gli atti del procedimento. A favore dell’ estradizione, il giudice si è preso tutto il tempo a sua disposizione per consegnarla, ritardando la decisione presidenziale e lasciando Battisti in carcere nell’ incertezza. La relazione (800 pagine), è stata presentato a Lula il 16 aprile. Nel frattempo, Peluso è diventato il presidente dell’ STF al posto di Gilmar Mendes. Volontario o no, questo ritardo potrebbe interferire con Lula e il suo partito nella campagna per le elezioni presidenziali brasiliane che si terranno in ottobre. Lula, dopo due mandati, non può ricandidarsi. Il candidato del suo partito, il Partito dei Lavoratori, è Dilma Rousseff, una donna energica che, durante la dittatura militare degli anni ’70, ha fatto parte di un gruppo armato. Non solo, è stata torturata e imprigionata. Il suo passato, si mormora in Brasile, è simile a quello di Battisti. A priori, sembra difficile che Dilma Roussef possa decidere di estradarlo.




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Speriamo condizioni anche il “cervello” borghese.