Soprattutto se sai a malapena allacciarti le scarpe! Di questo e d’altro ancora si parla oggi nella consueta rassegna del peggio del loro peggio
L’italiano, le scienze, la storia e la geografia. In cos’altro deve essere impreparato un giornalista oggigiorno? Con la semplice ignoranza di queste quattro materie scolastiche si può coprire l’intera gamma di articoli di un quotidiano, e
naturalmente fornire a questa rubrica materiale in abbondanza. Ad esempio, scienze: possiamo sorvolare sul povero titolista di “Aiuto, si è fermata la Terra – Monti altissimi e acqua ai poli” (santo cielo, acqua ai poli? La mente vacilla), ma una lettura a “Newton si è sbagliato – la gravità non esiste” è assolutamente inevitabile. Di seguito i passaggi migliori per i più pigri: “La teoria degli universi paralleli funziona anche come una metafora letteraria e ci sono tre modi per raccontare questa storia. Nella prima versione un ladro nel Sud della Francia fa sparire computer, passaporto e carta di credito di un celebre scienziato. La seconda versione racconta la vita di due gemelli monozigoti la cui vita procede perfettamente identica, fino a un divorzio che spezza l’armonia. La terza storia ci rivela che la teoria della gravità di Isaac Newton è un’illusione. Quest’ultima ci porta alla scoperta dell’universo “olografico“, della “teoria delle stringhe” e altri termini esoterici, misteriosi e affascinanti”. Bè, le stringhe sono affascinanti. “Negli anni Settanta Jacob Bekenstein e Stephen Hawking hanno esplorato i legami tra i buchi neri e la termodinamica. Negli anni Novanta Ted Jacobson ha illustrato i buchi neri come degli ologrammi, le immagini tridimensionali usate per la sicurezza delle nostre carte di credito: tutto ciò che è stato “inghiottito” ed è sparito dentro i buchi neri dell’universo, è presente come un’informazione stampata nell’ologramma, sulla superficie esterna. Juan Maldacena dell’”Institute for Advanced Study” ha costruito un modello matematico dell’universo espresso come un barattolo di minestra in conserva. Tutto ciò che accade dentro il barattolo, inclusa quella che chiamiamo la gravità, è sintetizzato nell’etichetta incollata all’esterno: fuori invece la gravità non esiste”. Qui il filo del discorso sembra perso, ma ecco la sorpresa: “È a questo punto che entrano in gioco i gemelli e il ladro, che sembrano presi da sceneggiature di film surrealisti. Lo scienziato Erik Verlinde, autore di una formula algebrica che porta il suo nome, ha un fratello monovulare: Herman”. Colpo di scena. “Le loro due vite sono state identiche per molto tempo. I gemelli sono due matematici molto rispettati. Si sono laureati insieme all’università olandese di Utrecht nel 1988, insieme andarono in America per proseguire gli studi a Princeton, dove tutti e due ottennero la cattedra. Sposarono due sorelle. Divorziarono. E solo a questo punto una leggera discrepanza si è introdotta nel meccanismo delle loro vite speculari”. Sono rapito. “Herman è rimasto a Princeton, Erik ha deciso di vivere ad Amsterdam per essere più vicino ai figli. L’estate scorsa, mentre era in vacanza nel sud della Francia, un ladro gli portò via il laptop, le chiavi di casa, il passaporto”. E questo ha creato una frattura nello spaziotempo? ““Fui costretto a fermarmi una settimana in più”, racconta Erik. Una settimana di cogitazioni che è stata fatale per l’eredità di Newton. Pensate all’universo come una scatola dello scrabble (lo scarabeo, ndr), il gioco in cui si compongono parole con le lettere dell’alfabeto [...]”. Ehi, aspetta. Aspetta. Il ladro fa solo questo? E Herman che fine ha fatto? Questo è il paradosso dei gemelli più deludente che io abbia mai letto.
BIS - Sempre in tema di scienza, per Rino Di Stefano del Giornale l’Italia poteva stravincere la seconda guerra mondiale grazie ad un raggio della morte inventato da Marconi, ma gli scrupoli dello scienziato e l’influenza di Pio XII hanno portato all’insabbiamento dell’invenzione. Secondo Di Stefano il dispositivo era in grado di “produrre campi magnetici, gravitazionali ed elettrici interagenti, in modo da colpire qualsiasi materia, ionizzandola a distanza ed in quantità predeterminate”. Obiezione: se dobbiamo inventare processi fisici, usiamo termini più esoterici di “ionizzazione”. Che so, “stringhe”? Più precisamente, “è in grado di produrre ed emettere sino a notevole distanza anti-atomi di qualsiasi elemento esistente sul nostro pianeta che, diretti contro una massa costituita da atomi della stessa natura ma di “segno” opposto, la disgregano ionizzandola senza provocare alcuna reazione nucleare”. E’ sicuramente un’invenzione eccezionale, ed è stata una fortuna incredibile che Papa Pio XII, proclamato nel 1939, abbia convinto a disfarsene Guglielmo Marconi, notoriamente testardo e perdipiù morto due anni prima (perché mica ci manca solo la scienza, anche la storia). Pacelli aveva la macchina del tempo? Io dico di sì, tanto ormai.
GEOGRAFIA - Interroghiamo Massimo Fini, noto scoppiato del Fatto Quotidiano. Fini, parlaci dell’idrografia di Milano. ““Pirla” è un termine che si usa a Milano e sta per scemo, sprovveduto, limitato, ottuso, poco sveglio. E
pour cause. Solo a dei pirla poteva venire in mente di insediarsi lì dove si sono insediati. Milano è l’unica grande città non solo italiana ma europea senza un fiume. Torino ha il Po, Firenze l’Arno, Roma il Tevere (più in giù le città non hanno fiumi non perché i meridionali sono dei “pirla”, al contrario dei milanesi sono invece astutissimi, anche troppo, ma semplicemente perché al Sud l’acqua non c’è), Londra ha il Tamigi, Parigi la Senna, Praga, Vienna, Belgrado il Danubio”. Punto primo, a costo di essere pignoli, a Milano ci sono dei fiumi, e non solo gli artificiali Navigli ricordati in seguito dallo stesso Fini: c’è il Seveso, c’è il Lambro, c’è l‘Olona. Non saranno il Po, ma è diverso da “senza un fiume”. Punto secondo, al sud sono forse anche più astuti di quanto Fini possa pensare, visto che le città più importanti sono praticamente tutte sul mare. Punto terzo, Praga sul Danubio ? Torna al tuo posto, Fini. Cinque meno.
DULCIS IN FUNDO - Per il resto, un paio di titoli: “Robben formato palla: impazzisce il web. Da frequentatore assiduo posso testimoniare che, pur non essendo esattamente un fulgido esempio di sanità mentale, l’interwebs mondiale non ha dato di recente segni di follia collettiva, tantomeno per una foto di Robben appallottolato. O almeno non quanto certi giornali. Infine, i mitici titolisti Ansa: “Omicidio nel Milanese: ucciso uomo”. Ah, l’italiano: ecco cosa ci mancava.



Davvero divertente, come sempre…
io conosco la teoria delle stringhe delle scarpe
in pratica questa teoria sostiene che le stringhe delle scarpe si rompono quando metti le scarpe per uscire per un appuntamento importante e in casa non si trova un paio di stringhe di riserva, alla fine ti tocca mettere i mocassini che non ti piacciono
Ma esisto un modo grandioso, trionfale, energico, storico, pantagruelico, irriverente e tremendamente comunicativo per dire a Massimo Fini quanto coglione sia? Probabilmente il più grande coglione che esiste in Italia ai giorni d’oggi… Probabilmente il più grande coglione che l’Italia possa ricorda nei secoli dei secoli… o forse esagero in fin dei conti anche Giulietto Chiesa ha il suo bel repertorio.