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Per l’Islam italiano “il burqa non è un obbligo religioso”. O forse sì?

14 luglio 2010

Lo afferma il Comitato islamico italiano, organismo consultivo del ministero dell’Interno: “bisogna deconfessionalizzare la materia, le leggi vietino qualsiasi riferimento al testo sacro”. Ma l’iniziativa del Viminale gode di pochissima credibilità nel mondo musulmano del nostro paese.

Era l’11 febbraio 2010. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, aveva appena finito di smantellare il precedente organismo di rapporto con le confessioni islamiche italiane, la Consulta Islamica voluta dai suoi predecessori Amato e Pisanu. Quell’organismo, spiegava Maroni, “pretendeva di rappresentare il mondo islamico che in realtà non ha rappresentanti ufficiali. Io”, sosteneva invece il Ministro dell’Interno, “convoco semplicemente persone che conoscono quel mondo, hanno un atteggiamento positivo, sono ben integrati e possono fornire idee e proposte. Si tratta quindi di un Consiglio che discute con me di vari temi”. Dunque una vera e propria camera a chiamata diretta, composta da esponenti, per diretta ammissione del titolare del Viminale, “moderati”, accomodanti, disponibili al dialogo, e, ribadiamolo, convocati discrezionalmente dal Ministro. La natura dell’ente è consultiva: secondo l’atto istitutivo infatti “il Comitato ha, in sintesi, la funzione di fornire elementi concreti per i temi legati all’immigrazione, con particolare riguardo all’integrazione e all’esercizio dei diritti civili, e per assicurare una migliore convivenza nella societa’ italiana. A tale scopo il comitato esprimera’ anche pareri e proposte su specifiche questioni indicate dal Ministro ”.

FUNZIONE CONSULTIVA - Dunque, formula pareri. Pareri importanti, su temi di frontiera e di confine per la società moderna, come l’integrazione e il confronto - a volte conflitto – sociale con le diverse confessioni religiose. Prima fra tutte l’Islam. Pareri come quello emesso oggi, sul tema dell’uso pubblico del Burqa integrale, o Nijab, che in molti paesi si discute di vietare, perchè impedisce la pubblica riconoscibilità del soggetto che lo porta. Così, dicevamo, oggi il Comitato per l’Islam si schiera: il Burqa integrale va vietato, ovvero, può essere vietato senza che nessun musulmano si debba arrabbiare.”Non è una questione religiosa”, spiegano infatti gli esperti del Viminale. L’obbligo di portare il Burqa, scrivono, “non è un obbligo religioso che derivi dal Corano nè è riconosciuto come tale dalla grande maggioranza delle scuole giuridiche islamiche”. Così è questo il parere che arriverà al parlamento, alla commissione Affari Costituzionali che l’aveva richiesto come passo preventivo per poter discutere di molte proposte di legge in materia di pubblica sicurezza, fra cui figura appunto il divieto del burqa integrale. Il Comitato sembra molto sicuro di ciò che dice, quando afferma che sarebbe opportuno che le le leggi evitassero “ogni specifico riferimento all’Islam e a questioni che attengano al velo o alla condizione della donna musulmana, limitandosi a ribadire che persone travisate in modo da non essere riconoscibili, salvi giustificati motivi che attengono alla salute o alla sicurezza nella circolazione o sul lavoro, non possono essere identificate dalle Forze dell’ordine, individuate dai conoscenti e se del caso descritte dai testimoni”.

TUTTI TRANQUILLI? - Così, un organo ufficiale presso il Viminale ora da il via libera al divieto del burqa integrale. Ed essendo questa la branca ufficiale consultiva dei musulmani d’Italia presso il ministero dell’Interno, tutti dovremmo stare tranquilli: è come se essi stessi, i cittadini di religione islamica, avessero detto che per loro è tutto ok. Ma fare questo salto logico appare quantomeno eccessivo: infatti, come abbiamo ricordato precedentemente, il Comitato non è un organo rappresentativo , ma lavora a convocazione discrezionale. E, dunque, quale credibilità ha questo Comitato, nel mondo Islamico italiano? Prevedibilmente, molto poca. Al momento della sua istituzione erano molte le voci che si erano levate contro questo metodo di lavoro, inaugurato da Maroni. Mario Scialoja, uno dei più importanti esponenti dell’Islam in Italia, già ambasciatore, al momento della sua istituzione, lo aveva definito “una vera e propria presa in giro per la comunità islamica italiana”, un assembramento composto solo da “una piccola componente di musulmani attivi e conosciuti nell’ambiente, per il resto gente sconosciuta nella comunità, non preparati, e che hanno preso il posto al tavolo ad altre personalità musulmane di alta caratura. Dio solo sa, dunque come siano state scelte queste persone”, chiudeva, caustico. E chi è il grande escluso dal Comitato? L’UCOII, la più diffusa e radicata organizzazione delle comunità islamiche in Italia, composta anche da islamici radicali, che più volte sono saliti all’onore delle cronache per dichiarazioni pesanti e critiche – come quando la Strage di Marzabotto venne paragonata al Bombardamento di Gaza.

3 commenti a Per l’Islam italiano “il burqa non è un obbligo religioso”. O forse sì?

  1. AF

    Trovo scandaloso che uno stato che si dice liberale e laico abbia bisogno di conultare organismi religiosi per emanare leggi.
    Capisco la squallida necessità di mettere su un comitato fantoccio islamico per poter far da contrappeso alle ingerenze vaticane senza avere rompiballe diversamente credenti dall’ortodossia cattolica, ma lo scandalo resta. E gli ebrei? E i buddisti? E i Mormoni? E Quelo?

  2. Gli ebrei e i buddisti hanno un protocollo di intesa con lo Stato italiano, vai a vedere sul sito del Min. dell’Interno. Quello lì non è un organismo religioso, è un’accozzaglia di personaggi, fra cui diversi noti islamofobi (Panella, Morigi ad es.) che opera solo come una specie di segretaria scema di Maroni.

    Mi sa che la tua analisi, AF, è proprio fuori bolla.

    Di scandaloso c’è molto, comunque…

  3. lbo

    a quelli che hanno inventato la questione del burca (la Lega), del burca non glie ne frega niente. si tratta solo di strumentalizzare una questione per raccogliere consensi tra i faciloni loro elettori.

    a quelli “favorevoli” al burca, del burca non glie ne frega niente. è solo un riflesso condizionato: lo dice la Lega, quindi è sbagliato e fascista. certo, nel 99% dei casi possono aver ragione. ma magari sono quelli che fanno un sacco di rotture di scatole per i crocifissi e la laicità e il vaticano e i preti e blablabla. cioè le interferenze vere o presunte della chiesa Catolica mai e poi mai. le abitudini di qualche selvaggio degradanti per le donne invece sì.

    chissà cosa succederebbe se la Lega proponesse di vietare la mutilazione rituale degli organi genitali femminili, largamente praticata tra popolazioni musulmane africane pur non essendo prevista nel Corano, come del resto non è previsto il burca.

    tant’è che i vertici di scuole e università musulmane arabe non solo non lo lo incoraggiano, ma addirittura lo vietano a studentesse e professoresse, adducendo, tra le tante, l’ottima ragione che lo stesso Corano dice che l’abbigliamento (maschile quanto femminile) deve essere improntato a modestia, non essere appariscente e tale da non richiamare l’attenzione, e il burca certamente è appariscente e richiama attenzione, oltre a generare polemiche.

    quindi, se si tratta di dire che la Lega sono dei provincialotti ignoranti, va benissimo.

    se si tratta di dire sì al burca, solo perché la Lega dice no, è l’ennesima prova del vuoto ideologico di certi estremisti.

    no al burca, punto e basta.

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