Tremonti e il refuso-furbata sulle pensioni

14 luglio 2010

L’Italia è un paese straordinario. A Bruxelles per partecipare all’Ecofin, il ministro Giulio Tremonti tra un frizzo ed un lazzo ha detto che l’emendamento che avrebbe fatto saltare il limite dei 40 per i contributi utili per la pensione introducendo una deroga non era un refuso, ma una precisa scelta. Smentendo così clamorosamente quanto si era precipitosamente affannato a dire il suo collega del Lavoro Maurizio Sacconi, di fronte alle grida di dolore che s’erano levate dai sindacati. Non un refuso, ma una furbata.

Poco importa se non è passato, ha detto il ministro: era solo un dettaglio, il tentativo di introdurre ulteriore rigore. A quasi tutti è sfuggito che con quell’emendamento alla manovra è stata varata la più importante riforma strutturale fatta in Europa, legando l’età pensionabile alle aspettative di vita. Il tutto nella pace sociale, senza un giorno di sciopero e non certo perché il sindacato, quello dei gridi di dolore sul refuso, non se n’é accorto. “Loro sanno fare il loro mestiere” ha detto Tremonti. In effetti Pier Paolo Baretta, capogruppo del Pd alla Commissione Bilancio di Montecitorio, l’aveva detto, già il 2 luglio. Attenzione, “la norma che a partire dal 2016 aggancia l’età del pensionamento alle aspettative di vita non prevede alcuna deroga. Quindi, dal 2016, i 40 anni di contributi non saranno più sufficienti per andare in pensione indipendentemente dall’età. I 40 anni sono già saltati. Altro che refuso!” Infatti: un’altra furbata.

Nessuno lo ha ascoltato. Né il leader del suo partito Bersani, né l’eroico Franceschini, né l’oppositore senza se e senza ma Di Pietro. Tutti in altro affaccendati. Per non parlare delle due scimmiette travestite da sindacalisti, Angeletti e Bonanni, in questo caso a braccetto con la scimmietta Epifani. Tutto sapevano e nulla hanno detto.  Tutti distratti? No, loro sanno fare il loro mestiere. Intendiamoci, nel merito può anche darsi che Tremonti abbia fatto bene. Più volte anche noi abbiamo sollecitato una riforma delle pensioni, anche se avevamo puntato il dito su alcune gestioni in squilibrio, non su norme erga omnes. Ma il punto è un altro.

Le riforme strutturali si fanno alla luce del sole. Magari anche rapidamente, ma con una legge organica, una discussione trasparente che coinvolga il Paese o almeno i diretti interessati. Non si fanno di nascosto, nel sottoscala delle istituzioni, per mano di un senatore prestanome con un emendamento – senza refusi – ad un decreto legge del Governo. Qui invece c’è un ministro che sembra un monello che sa di averla fatta franca e fa lo sbruffone. Ci sono sindacati che recitano la difesa dei diritti dei pensionati mentre fanno da palo al Governo. Qui c’è lo specchio di questa nostra Italia: uno straordinario Paese che va avanti tra una furbata e l’altra, tra una “distrazione” e l’altra. In cammino, senza meta, a metà strada tra la farsa e la tragedia.

9 commenti a Tremonti e il refuso-furbata sulle pensioni

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  3. me^^

    Viva il governo del fare (fessi gli italiani^^).
    Nuovo modo di fare le leggi in Italia!!!^__^
    Se lo vengono a sapere, dici che è bugia….poi le fai lo stesso, di nascosto. Quelli che sanno che è bugia si stanno zitti (ma quanti amici c’hanno questi^^).
    Bella democrazia. Bella espressione della volontà del popolo. Bella rappresentanza (di chi?…ma di quelli!^^ è ovvio!)
    Naturalmente questa norma immagino non leghi le aspettative di vita alle pensioni dei parlamentari (soprattutto perchè, se vanno avanti di questo passo, mi sa ce manco loro si godranno la pensione^^)

  4. me^^

    Sono sempre io^^
    Aspettiamo fiduciosi ulteriori applicazioni pratiche del metodo di governo “fare fessi”^^
    Proposta: rinominare il Pdl come PDFF^^

  5. Cristiano

    Scusate…non ho ben capito…praticamente aumenta l’aspettativa di vita e nel contempo aumenta l’età pensionabile???
    Vuol dire che morirò su una scrivania???

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  7. Spokkiaman

    Poi uno dice che c’è la massoneria…

  8. anjel

    Che Giulio sia un furbetto non può sorprendere nessuno.
    E’ lo stesso che ha fatto passare per riduzione dei costi la privatizzazione del servizio di esazione, circa dieci anni fa, per poi tornare ad accentrarlo ad Equitalia (di proprietà Inps e AgEntrate), dieci anni dopo aver favorito le banche amiche e spacciando questa seconda operazione come un risparmio (n’altra volta) per lo Stato.
    Nessuno si è accorto che oggi a Bruxelles ha scoperto l’acqua calda sostenendo che la Finanza e l’Economia del Paese (di ogni Paese) sono due mondi separati? Ossia che l’andamento della Borsa non rappresenta necessariamente un bene o un male per l’economia del Paese (salvo che la speculazione venga lasciata libera – come B. si vanta di fare in Europa – di fare quel che gli pare).
    Peccato che sia Tremonti sia i suoi sodali di governo spaccino strumentalmente il contrario ogni volta che non bisogna parlare di crisi.
    Non conoscendolo, a sentirlo in diretta su Rainews(24) sembrava uno statista, proprio il successore di B. che Casini si augura!
    Da un cacciaballe all’altro.

  9. MAURO CONCAS

    anche io sono caduto nella trappola. nel 2007 ho accettato un incentivo economico per lasciare il lavoro.
    L’INPS mi ha autorizzato ai versamenti volontari nel febbraio 2007 cosa che mi avrebbe permesso di avere la pensione a 57 anni e35 di contributi.
    oggi dopo aver pagato per quasi 5anni i contributi volontari(circa 10.000 euro per anno)l’INPS mi dice che si il requisito è valido ma che la mia finestra non è più luglio 2011 ma aprile 2012 a causa della nuova finanziaria.
    Cosa posso fare?
    A chi mi posso appellare per vedere riconosciuto un diritto acquisito?

    grazie a tutti

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