Man mano che s’allarga l’inchiesta sull’eolico, ribattezzata inchiesta sulla P3, s’allarga l’elenco dei nomi di spicco del PdL coinvolti: prima il coordinatore nazionale Denis Verdini, poi il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino e il co-fondatore di Forza Italia il Senatore Marcello dell’Utri. Gente già in mezzo ad altri procedimenti o processi. Tutti indagati per associazione per delinquere finalizzata alla violazione degli articoli 1 e 2 della legge Anselmi sulle associazioni segrete che “svolgono attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale”.
Accuse gravissime, ma basate su ipotesi di reato difficili da dimostrare in tribunale, come ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. “Una rete criminale in cui c’è uno scambio di favori talmente complicato che non rientra nei nostri modelli giuridici” in cui “i magistrati sono costretti a ricorrere a reati associativi per ricostruire il reticolo criminale da cui si origina uno scambio di favori e privilegi”. Ma, avverte Grasso, qualcuno oggi potrebbe dire in difesa degli affaristi che insidiano politici e funzionari pubblici che si tratta di semplice lobby, attività di pressione lecita per favorire interessi privati.
Riferendosi in particolare alle contestazioni di “nuova P3″ e al gruppo di potere di Flavio Carboni il procuratore ha detto che poi “bisogna vedere se questa attività lobbistica mette in pericolo la democrazia e l’uguaglianza dei cittadini e, poi, se c’è la volontà politica di perseguirla”. Infatti. Berlusconi ha parlato di semplici “leggerezze ingigantite dai media” di una “montatura”. E gli indagati fanno la voce grossa, forse perché sanno bene che i loro comportamenti sono difficili da perseguire, con le attuali leggi. In un paese normale Dennis Verdini, al centro di diverse storie poco limpide, si dimetterebbe come chiede la sparuta minoranza dei finiani. Forse sotto sotto non dispiacerebbe neppure a Berlusconi, al di là delle dichiarazioni di facciata. Ma “the answer is blowing in the wind”.
Ma in un paese straordinario come l’Italia le dimissioni sono un’optional anche dopo condanne giuridiche di secondo grado, che vengono fatte passare sui Tg nazionali per “assoluzioni”. Figuriamoci quando il reato è difficile da dimostrare. Anche perché siamo tutti innocenti fino a prova contraria. Sarebbe allora solo un problema di decenza. Magari alla fine succederà anche questo, anche se sembra difficile: la decenza non sta scritta nella Costituzione, e neppure nelle leggi. E meno che mai nello statuto del PdL.




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