La crisi delle Borse vista dal Burkina Faso
13/10/2008 - Qui a Banfora, nel Burkina Faso, siamo tutti molto preoccupati per la grave crisi che ha colpito i mercati finanziari del mondo. Seguiamo con trepidazione lo svolgersi degli eventi, trattenendo il fiato ad ogni dichiarazione preoccupata, ad ogni vertice a
Qui a Banfora, nel Burkina Faso, siamo tutti molto preoccupati per la grave crisi che ha colpito i mercati finanziari del mondo. Seguiamo con trepidazione lo svolgersi degli eventi, trattenendo il fiato ad ogni dichiarazione preoccupata, ad ogni vertice a Parigi, Londra, Washington.

Siamo rimasti senza parole, qui nel Burkina Faso, quando la crisi è iniziata. E il 14 settembre, quando è fallita una grande banca, una certa Lehman Brothers, mandando in fumo in un giorno circa 630 miliardi dollari, una cifra 12 volte superiore a quella che basterebbe a sfamare tutti coloro che soffrono di fame, ci siamo rimasti così male che abbiamo digiunato per 3 giorni. Per fortuna ci siamo abituati e non ci è costata tanta fatica.
Abbiamo atteso con ansia che i grandi della terra si dessero da fare, e abbiamo respirato di sollievo quando il Ministro del Tesoro americano Paulson ha lanciato il suo piano di acquisto per i titoli avvelenati della banche, 700 miliardi di dollari trovati in un batter d’occhio, mentre i soldi per le vaccinazioni obbligatorie per l’Africa non si trovano mai. E siamo rimasti male quando il parlamento americano l’ha bocciato, perché abbiamo pensato a quei poveri manager delle banche e alle loro buonuscite da milioni di dollari che prendevano il volo. Qualcuno qui, per un giorno intero non ha bevuto. Non è stato un gran sacrificio, perché qui spesso l’acqua – quando c’è – è inquinata.
Abbiamo fatto il tifo per il Presidente Sarkozy, per la Cancelliera Merkel, per il Premier Gordon Brown e per il simpaticissimo frequentatore di discoteche Silvio Berlusconi, quando sono fioccati i prestiti di 30 miliardi di euro per Fortis, i 7 miliardi per Dexia, i 35 miliardi di euro per Hypo Re, somme che l’Europa non ha mai dato ai paesi poveri. E siamo stati tristi, quando le borse europee hanno bocciato l’accordo, bruciando il 30 settembre 320 miliardi di euro, una somma che servirebbe a risolvere parte dei problemi dell’assistenza sanitaria nei paesi del terzo mondo. Per protesta quel giorno le donne di Banfora hanno scelto di partorire per strada. Poco male, molte di loro non hanno mai messo piede in un ospedale, forse non sanno neppure cosa sia.
Abbiamo gioito quando il 5 ottobre il G4 ha trovato l’accordo per sostenere le banche, e la Fed ha annunciato un piano per 1.400 miliardi di dollari per far tornare la fiducia degli operatori e del credito che, assieme ai 1.200 spesi in armamenti negli ultimi anni, forse potrebbero risolvere molti problemi: il rachitismo nei bambini, i servizi igenici mancanti, forse pure la casa per chi vive in povertà. Ma non fa niente: l’importante è che poveri miliardari come Abramovich non perdano in un solo giorno 19 miliardi di euro per questa crisi. Ma quando 3 giorni fa le borse europee hanno bruciato in un giorno altri 450 miliardi di euro, che divisi per ognuno dei poveri del mondo farebbero più di 450 euro a testa, che per molti qui a Banfora sono quasi il reddito di un intero anno, abbiamo avuto paura.
Paura, mentre aspettiamo di vedere cosa accadrà dopo le solenni decisioni assunte in questo fine settimana. Trepidiamo con voi, e non pensate che vi stiamo prendendo in giro: siamo davvero angosciati per i vostri piccoli risparmi di gente perbene, per la montagna di soldi perduta dai milionari di tutto il mondo. Pensiamo ai grandi e piccoli sacrifici che vi toccherà fare per qualche tempo, e a quelli di quei poveri miliardari che dovranno rinunciare a qualche piccolo lusso, di tanto in tanto. E, scusateci se ci permettiamo, anche al fatto che chi pagherà il prezzo più alto, come al solito, saremo noi. Vi siamo vicini, come ogni giorno. Anche se forse non ci fate caso.
Buon tutto!













@gloria:
Già. Ed è pure un po’triste.
@Tony:
Non è questo il punto.
Il fatto è che, oggettivamente, ci sono problemi enormi a cui nessuno dedica attenzione, mentre ad altri che lo sono altrettanto l’attenzione è spasmodica. Questo si cerca di far notare.
Preoccuparsi delle cose che ti riguardano personalmente è giusto, capire che il mondo è grande e che anche gli altri possono avere problemi serve solo a diventare una persona migliore.
E scusami, ma ipocrita te lo potevi risparmiare. Mi conosci? Sai cosa faccio? Io non ti dò mica dell’egoista, per quello che hai scritto.
@tutti:
Un sorriso e basta
Si può concellare la parola buonismo dal vocabolario please? Ma che cazzo significa? Si definisce buonista ogni persona con un po’ di coscienza? Ma basta!
Io sono da sempre farevole al colonialismo.
Quello vero intendo, quando comunque ai contribuenti inglesi e francesi toccava spendere per fare un po’ di infrastruttute, tenere a bada i casini più grossi nelle loro colonie e non lasciar morire troppa gente di fame che poi l’opinione pubblica interna se ne lamentava.
Dopo la II guerra mondiale, dove si dimostrò che era economicante insostenibile controllare militarmente territori troppo grandi e lontani dalla madrepatria, si trovò il brillante sistema di usare una classe dirigente locale corrotta per depredare “a distanza” le ex colonie, fregandosene del resto.
Economicante la cosa non fa una piega, guardate i “successi” degli USA quando hanno provato a usare una ricetta colonialista di vecchio stampo (Vietnam, Iraq) col controllo militare diretto pur in un “impero” coloniale molto meno esteso che quelli del passato.
@chelivelli:
Davvero è il colmo: bisogna vergognarsi di avere una coscienza. Grazie.
@AG:
In un’ottica di “second best”, il discorso regge. Ma quello che ci vuole è una vera classe direigente locale.
Comunque, quello che volevo esprimere è un’altra cosa: l’indifferenza del mondo “ricco” di fronte alle grandi tragedie del mondo non è sonno. per altre “tragedie” (comunque le si guardi, meno gravi) si scrivono fiumi di articoli, si dibatte, ci si interessa. Del Burkina Faso (e di molti altri posti) non interessa a nessuno.
Io mi vergogno.
@tutti:
un sorriso e vai
fa davvero male al cuore questo post: per la sua bellezza, per la sua delicatezza, per la sua cruda verità. E fa soprattutto male pensare che più di qualcuno direbbe che è qualunquismo…
Burkina Faso significa terra delle persone oneste, e a qualcuno piacerebbe che un giorno si potesse dire burkina faso della nostra.
i miei complimenti, oltre al solito saluto
@Riccardo Gavioso:
Grazie mille. fa piacere sapere che c’è ancora qualcuno che ha stima di te.
Un sorriso come più ti piace.