Bavaglio: è troppo facile dare la colpa solo a Silvio
09/07/2010 - Dalla serie ecchissenefrega: se il vero problema non il Presidente del Consiglio bensì l’educazione civica. Diggiamolo, lo scioperare contro il bavaglio autobavagliandosi è poco sensato. Come il marito che si taglia il pene per far dispetto alla moglie e, peggio, poi
Diggiamolo, lo scioperare contro il bavaglio autobavagliandosi è poco sensato. Come il marito che si taglia il pene per far dispetto alla moglie e, peggio, poi le da anche l’indirizzo di un uomo a ore e i soldi per pagare le sue prestazioni. La situazione attuale si è creata nel tempo, con gli anni, le decadi; non stiamo parlando di una bomba esplosa all’improvviso, di un virus letale e talmente rapido che ha inflitto morti e terrore senza che nessuno potesse far nulla. La legge bavaglio è la logica conseguenza delle azioni che il popolo italiano ha deciso di intraprendere negli anni, votando o non votando determinati soggetti.
MA CHE COLPA ABBIAMO NOI -La cosiddetta “seconda repubblica” non è mai iniziata; De Gaulle instaurò la quinta Repubblica dopo che i fascisti furono sconfitti. Da noi nessuno sconfitto, anzi, tutti vincitori. La fase di rinnovo che avrebbe dovuto iniziare con dopo “mani pulite” non ha mai avuto inizio, anzi ci ha regalato non un regime, ancora no, ma un reame fatto di nani e ballerine e di buffoni di corte all’opposizione. La colpa? Di tutti. Di nessuno. Del ttthraffico, forse… E allora diggiamola veramente la verità, o almeno la verità che mi pare più logica: all’italiano non gliene frega molto dello sciopero, non gli interessa quello che B&B (Berlusconi-Bersani) fanno e faranno, è poco incline ai cambiamenti, non sa prendersi le proprie responsabilità, all’italiano piace farsi prendere per il culo dal politico di turno che ammicca e regala specchietti e braccialini di pura ferraglia imbevuti nella ruggine. All’italiano piace scappare di fronte alle proprie responsabilità e soprattutto poco interessa la solidarietà civica, che è alla base della nostra Costituzione (o almeno lo era l’ultima volta che c’ho guardato).
NESSUN BAVAGLIO. MA NESSUNO, PERO’ – Quindi se uno sciopero non fa rumore, è uno sciopero inutile. E di rumore, questo sciopero, ne fa davvero poco, essendo gradito, anzi, falsamente contrastato da chi ha voluto tutto questo. Ma l’italiano medio certe cose, ormai è acclarato, non le capisce, e se le capisce, non è d’accordo, e se è d’accordo, fa caldo o fa troppo freddo, o gioca la Nazionale, o Per Necessità Familiari, come ai bei tempi dove Lui pensava per tutti. E se non essere d’accordo contro lo sciopero significa rompere il fronte anti-bavaglio, allora credo davvero che a decidere questo mezzo di protesta sia un manipolo di italiani medi, che non sanno bene cosa fare ed utilizzano gli stessi retorici mezzi arcaici che il passato ci ha consegnato. Ma siamo nel futuro, e abbiamo strumenti nuovi, e sono incompatibili con il silenzio, e che vengano allora utilizzati nella sacrosanta lotta contro la legge bavaglio. Non sono un giornalista, tantomeno un pubblicista; non ho votato l’assemblea FNSI, non mi sento legato a nessuna promessa di unione corporativa e medievalesca, e oggi per quello che i miei mezzi e quelli che questo quotidiano digitale possono, decido di informare la gente e dire no a questo imbavagliante sciopero contro il bavaglio. Io, da semplice operatore dell’informazione, farò quello che posso: il bavaglio me lo toglierò sempre e comunque, da qualunque parte esso mi venga “imposto”.













Bravo,
quoto in pieno.
E per quanto possa contare, saremo sempre almeno in due. Nonostante l’apatia del popolo italico e le dita incartapecorite di un giornalismo scolpito del secolo scorso e interessato solo alla propria sediolina.
Oggi in edicola solo il Giornale, Libero, il Riformista, il Foglio e la Padania.
Mi sto immaginando Berlusconi che cammina per Roma saltellando e cantando “Freedom” di Aretha Franklin…
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Concordo. Anche se forse non per l’ultima parte, perchè ritengo che sia valida anche la scelta di chi ha deciso di auto”imbavagliarsi”
Quoto, anche secondo me il non uscire è un messaggio forte per i giornali. Per la rete forse è meglio lo spiegare in massa il problema.