Tangenti in Nigeria: l’Eni paga una maximulta agli Usa

07/07/2010 - Una storia oscura: mazzette agli ufficiali nigeriani per strappare i contratti petroliferi; una joint venture guidata dal cane a sei zampe beccata dalla polizia internazionale; una transazione ciclopica per chiudere tutto. L’Eni dovrà pagare una transazione mostruosa al governo americano,

     
 

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Una storia oscura: mazzette agli ufficiali nigeriani per strappare i contratti petroliferi; una joint venture guidata dal cane a sei zampe beccata dalla polizia internazionale; una transazione ciclopica per chiudere tutto.

L’Eni dovrà pagare una transazione mostruosa al governo americano, che in questo modo rinuncerà a far procedere l’azione penale per corruzione internazionale ai suoi danni, riguardo al petrolio della Nigeria. E’ quanto si apprende direttamente dal sito del Dipartimento della Giustizia americano, che ci racconta una storia torbida che si tuffa nel petrolio del centro Africa, fra gas tossici cancerogeni e mazzette che girano e arrivano nelle tasche di ufficiali governativi nigeriani, che chiudono uno, o forse due occhi.

CONSORZI INTERNAZIONALI – Che cosa succede? L’Eni, attraverso la sua controllata SnamProgetti Olanda S.p.A., una società petrolifera con sede legale ad Amsterdam ma integralmente controllata dalla Saipem di Milano, la branca societaria che fornisce servizi per le attività petrolifere, parte integrante del Cane a sei zampe, partecipa a un consorzio al 25% con altre tre società: la KBR, controllata dalla Halliburton statunitense; la Technip francese; la Jgc giapponese. Questo consorzio fra il 1995 e il 2004 conclude ben quattro contratti petroliferi con la NLNG, la concessionaria unica del petrolio dello stato Nigeriano. Ora, secondo gli inquirenti dell’inchiesta internazionale che è partita dalla Francia, ha oltrepassato prima la manica arrivando in Gran Bretagna, e poi l’Oceano approdando negli Stati Uniti, questi contratti sono stati comprati.

TANGENTI - “Secondo gli atti”, scrive il Dipartimento di Giustizia, “la Snamprogetti avrebbe autorizzato il consorzio ad arruolare due agenti, Jeffrey Tesler e una società di trading giapponese, per pagare tangenti a tutta una serie di ufficiali governativi nigeriani, inclusi dirigenti d’area top level, perchè assistessero la Snamprogetti e le aziende del consorzio e gli facessero ottenere i contratti da loro desiderati”. Di più: le aziende avrebbero cercato la via della comodità, chiedendo direttamente al governo nigeriano di indicare un soggetto a cui pagare le tangenti; e per realizzare la corruzione “il consorzio avrebbe versato approssimativamente 132 milioni di dollari a una società di Gibilterra controllata dalla Tesler e più di 50 milioni di dollari alla società di trading giapponese. Secondo gli atti, Snamprogetti avrebbe inteso questi soldi come fondi in parte usabili per pagare le tangenti agli ufficiali nigeriani”.

CHIUDIAMOLA QUI - Petrolio facile per l’Eni in Nigeria, dunque: la baia di Bonny Island, sul delta del Niger, evidentemente non ha prezzo. Troppo facile, tanto che le forze di polizia internazionali, alla fine li hanno bloccati: e il Cane a sei zampe ha rinunciato a presentarsi in giudizio, ancora una volta preferendo le vie brevi, pagando al dipartimento di Giustizia americano una transazione di proporzioni ciclopiche per chiudere il caso qui: 365 milioni di dollari. Lo afferma, ufficialmente, una nota della stessa Eni, riportata dalla Radiocor: “il gruppo pagherà una sanzione pecuniaria di 240 milioni di dollari per la violazione di alcune norme previste dalla legislazione Usa sulla corruzione. Eni e Snamprogetti Netherlands, in base ad ulteriore accordo raggiunto con la Sec, dovranno inoltre versare alla Sec stessa 125 milioni di dollari in relazione al profitto percepito, per un totale di 365 milioni di dollari”. Pagata la transazione, il governo Usa rinuncerà a proseguire l’azione penale già depositata.

NON CI FACCIAMO IMPRESSIONARE – La potenza del capitale si ferma davanti alle leggi, soprattutto nella liberale e fondata-sul- denaro, demo-masso-pluto America, evidentemente. “La decisione odierna è solo un altro esempio della precisa volontà dell’Fbi di investigare aggressivamente sugli individui e sulle compagnie che pérpetrano condotte corruttive in tutto il mondo“, dichiara Kevin Penkins, vicedirettore della divisione investigativa della Polizia Federale americana. “Chiunque scelga di espandere o proteggere i propri interessi affaristici attraverso il pagamento di tangenti illegali a ufficiali pubblici stranieri dovrebbe ricordare che tali avvenimenti non sono oltre la portata dell’Fbi. Insieme ai nostri partner internazionali lavoreremo ogni giorno per identificarli e processarli“.

DISASTRI AMBIENTALI – Una brutta storia davvero, quella del petrolio nigeriano. Una storia di illeciti, come abbiamo visto, ma anche di disastri ambientali. La Nigeria è il primo produttore di petrolio africano, il 40% del quale finisce dritto negli oleodotti americani. Per quanto riguarda le tubazioni nigeriane, invece, secondo le Ong, sono “vecchie e inadeguate”, tanto che negli ultimi 50 anni è stato sversato praticamente il contenuto di una petroliera all’anno nelle acque dell’Oceano. A questo, si deve aggiungere la pratica - illegale – del “gas flaring”, l’ignizione dei gas che naturalmente fuoriescono dai pozzi petroliferi: ma “parte di questi gas, non bruciano e vengono respirati dalla popolazione nigeriana, causando cancro, malattie cutanee e asma”. Secondo il Manifesto, l’Eni avrebbe delle responsabilità anche in questo campo: il governo Nigeriano consente infatti delle esenzioni al regime di illegalità del gas flaring; la società petrolifera italiana farebbe largo uso di tali esenzioni, salvo poi farsi approvare un piano di aiuti pubblici per ridurre una pratica così dannosa per l’ambiente e la salute.

     
 

2 Commenti

  1. rebyjaco scrive:

    Niente di nuovo sotto il “”Cielo”" della corruzione INTERNAZIONALE. Tempo fa, leggevo le MILIONATE o MILIARDATE che sta pagando la GENERAL ELETTRIC (credo che sia), sia in Argentina che negli USA e altri paesi per le tangenti pagate per ottenere appalti e/o trattamenti di favore. E’ PRATICA ABITUALE, TUTTI LO FANNO, e chi si lamenta, non sono quelli che pagano le tangenti, ma quelli che le ricevono perchè ne vogliono di più. D’altronde, se sei un Manager che deve trattare con CORROTTI (sono corrotti tutti), ma in particolare con corrotti di quei “”PAESI”" o in ITALIA, o paghi, o non lavori. Provate ad avvicinarvi ad un lavoro pubblico in ITALIA, fatevi raccontare dagli imprenditori (ne ho conosciuto alcuni), per carità, anch’io, pagherei tranquillamente, se dopo, come succede in ITALIA, mi si consentisse di STRAGUADAGNARE e addirittura truffare sul materiale moltiplicare i costi ecc. (scuola dei marescialli di Firenze per es.), o il Cementificio, ormai famoso anche in “burundi” che ha prodotto e produce materiale fatto con la sabbia e la fotografia del cemento.

  2. Pingback: Eni firma il risarcimento agli Stati Uniti per i crimini commessi in Nigeria: 365 milioni di dollari « green makers group

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