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Lega ladrona: tutta la storia dell’inchiesta sulle quote latte

La Guardia di Finanza ha perquisito fino alla tarda notte di ieri le sedi della Lega Nord di Milano e Torino nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla procura di Milano. Le perquisizioni rientrano nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta e corruzione circa presunte irregolarità sulle quote latte. L’ordine di perquisizione e’ partito dal pm Maurizio Ascione. Perquisite le sedi di Milano e Torino. L’inchiesta della Procura è legata al fallimento della società cooperativa ‘La Lombarda’ per 80 milioni di euro. Un risvolto a una vicenda costruita attorno a un emendamento che secondo i pm profuma di “ad personam” e la cui vicenda risale al 2010. E ha continuato a turbare i pensieri dei Senatur e dei fedeli fino ad oggi.  Roberto Maroni smentisce in rete la liason tra partito e azienda, ma sopratutto l’opzione di tutela immunità negli uffici di alcuni parlamentari, avanzata da alcune agenzie.

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CHI – Umberto Bossi, Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Roberto Cota erano presenti alle perquisizioni. Non si sa se il nome dei parlamentari presenti alle perquisizioni siano finiti anche nel registro degli indagati. Sono state sentite come testimoni Daniela Cantamessa, segretaria di Bossi e Loredana Zola, segretaria amministrativa a Torino. Secondo stime attendibili, nella frode delle quote latte mancherebbero all’appello 4 miliardi di euro, che l’Italia avrebbe dovuto versare all’Unione europea. Maroni ribadisce che durante le perquisizioni nessuno ha usato l’opzione di immunità negli uffici: “La notizia riportata oggi da alcune agenzie di stampa e da alcuni siti web, ovvero che io e Bossi avremmo chiesto l’immunità per contrastare l’azione investigativa della Guardia Di Finanza avvenuta ieri presso la sede della Lega di via Bellerio, è totalmente falsa e priva di ogni fondamento. La Lega non c’entra nulla con questa indagine che riguarda una società cooperativa privata che non ha alcun rapporto con il movimento. La Guardia di Finanza voleva solo acquisire documenti che riguardano un dipendente della Lega e si è recata quindi sul luogo di lavoro del suddetto dipendente, cioè la sede di via Bellerio. Invito pertanto i tutti mezzi di informazione di dare conto di questa mia categorica smentita. Ho inoltre dato mandato al mio avvocato di perseguire legalmente chi ha diffuso questa notizia falsa e tutti coloro che non dovessero dare conto della falsità della notizia stessa”.

LA NORMA – Il sistema delle quote latte venne introdotto nel 1984, dall’allora Comunità economica europea, allo scopo di limitare le eccedenze nella produzione. In pratica il regime delle quote fissava dei tetti massimi alla produzione annuale dei singoli paesi, il cui superamento comportava una penale, a carico dei soggetti che avessero commercializzato un quantitativo di latte eccedente la propria quantità di riferimento (prelievo supplementare o superprelievo). Gli allevatori producono più latte. Non versano. L’Ue sanziona gli italiani. Nel 1996 l’arrivo delle prime multe scatena infatti le proteste degli allevatori e i tetti continuano ad essere superati. Nel 2011 la Lega interviene per “salvarli”, ma precisiamo ne salva “pochi”. L’emendamento sulle quote latte è stato fortemente voluto dalla Lega Nord e approvato al Senato nel 2010. In realtà non sfiora nemmeno la stragrande maggioranza degli interessati. Un tentativo di regolarizzare ci fu nel 2003, grazie alle decisione della Commissione europea numero 530 che ha consentito di rateizzare in 14 anni senza interessi le multe maturate per eccesso di produzione. Fuori da quei sei anni fa, restano soltanto 1.500 produttori, che devono allo Stato 470 milioni di euro di multe, soldi già anticipati dal Governo alla Ue. Di questi 1.500 alcuni avrebbero provveduto a mettersi in regola, altri invece, grazie alla legge 33, emanata in Italia in accordo con Bruxelles, ha spalmato le multe in 30 anni con rate semestrali da versare ad un apposito ente deputato al recupero delle somme, l’Agea. Lo hanno fatto, entro la scadenza del termine previsto, circa 90. Sospetti, pressing politici che spingono la magistatura milanese ad indagare. L’ipotesi rivelata negli anni sui media e sondo alcune ipotesi d’indagine è che dietro il mancato pagamento delle multe per il latte prodotto in eccedenza dagli allevatori lombardi ci siano soldi finiti alla Lega o a suoi esponenti. Il 14 maggio 2012 fu ascoltato in Procura come teste il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, in qualità di ex ministro dell’Agricoltura e come persona informata sui fatti. In pratica i 350 milioni di euro non versati dagli allevatori tra Milano e Torino per le multe possono esser finiti a esponenti della Lega (o di altri partiti) per aver sostenuto le posizione degli allevatori. L’ultimo status sulle quote latte è infatti la proroga avviata il 25 febbraio del 2011 grazie al governo Berlusconi. La stessa, per cui la Commissione europea ha aperto a febbraio una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Una costo di 2 miliardi versato all’erario europeo e classificando il decreto Milleprorghe come un vero e proprio aiuto di Stato a favore degli allevatori.

UN BLUFF – Un sistema sbagliato. A parlare è anche Giuseppe Ambrosio, ex capo di gabinetto dei ministri alle politiche agricole, dopo Luca Zaia e prima di Giancarlo Galan. Le dichiarazioni di Ambrosio sono finite in una annotazione di polizia giudiziaria, scritta dal tenente colonello Marco Paolo Mantile, (n 169/75-3-2009, datata 20 luglio 2010) e depositata agli atti di un processo al tribunale di Roma sulle quote latte. E’ una registrazione, di cui Italia Oggi è entrata in possesso, dove Ambrosio parla “a nome” del ministro Galan. E parla di un sitema bluff, usato per fini politici e per mantenere i fondi da Bruxelles:

Non basta. Secondo l’ex capo di gabinetto, i Carabinieri dovevano rifiutarsi di fare la relazione di approfondimento chiesta loro da Zaia: «c’è un vulnus a monte. Voi al ministro Zaia vi dovevate rifiutare (_). Su quel vulnus c’erano state 4 tesi diverse all’interno della commissione». Per Ambrosio, Zaia avrebbe chiesto ai carabinieri di indagare su una sola delle quattro tesi emerse in commissione sui guai del sistema quote latte. Così da amplificarne politicamente le conclusioni, evitando al contempo di approfondire altre tesi. Sul punto Ambrosio rivela a Mantile un particolare: «Zaia, questo lei non lo sa, lo so io, (la relazione) l’ha presa e l’ha ammollata ai Cobas. Questo è il punto, capito?». A quel punto, Mantile chiede esplicitamente ad Ambrosio: “è convinto o non è convinto che qualcosa di anomalo ci sia?». E Ambrosio risponde: «qualcosa di anomalo c’è, ed ha ragione lei (_). Allora qui lo dico e qui lo nego, voi avete ragione sulla questione, ma lì non dovevate essere messi in condizione di scrivere, perché il mio amico Luca Zaia_».

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LA VICENDA – L’allora ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan, del Pdl, effettuò per la legge da infilare in finanziaria una vera e propria staffetta con Luca Zaia, prima responsabile del dicastero e poi Governatore del Veneto al posto di Galan. Zaia, massimo esponente a livello nazionale della Lega Nord, era schierato su posizioni rigidissime: stop all’emendamento infilato in finanziaria che garantisce la proroga dei termini per il pagamento delle multe europee a quegli allevatori, base forte del Nord leghista, colpevoli di aver prodotto un quantitativo eccessivo di latte rispetto a quello indicato dall’Unione Europea. All’epoca il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, questa battaglia non avrebbe, a quanto pare, mai avuto intenzione di combatterla. “Mi sarei probabilmente dimesso” affermò alla stampa infatti Galan, “se, giovedì sera a casa di Berlusconi, prima del Consiglio dei ministri, lui mi avesse detto: ‘Giancarlo lascia perdere, sai gli accordi, gli equilibri, chiudi un occhio, cosa cosa vuoi che sia una multa in più o una in meno, o ancora, non dire niente, trova una scusa per non andare. Se Berlusconi avesse detto così, probabilmente a quest’ora, non sarei a Bruxelles, sarei a casa”. In una intervista a Class tv di aprile 2012 Galan parla del “grande inganno”:

“L’Italia ha sfondato le quote latte al di la’ di ogni ragionevole dubbio”, prosegue Galan, “e questo e’ avvenuto con un inganno perpetrato per anni ai danni degli allevatori cui e’ stato detto ‘sfondate pure, state tranquilli’ e lo hanno fatto. Tant’e’ che questo ci è già costato piu’ di 2 miliardi di euro dall’Europa. Zaia, in un primo momento, fece anche una cosa giusta; nomino’ una commissione di indagine, composta da una molteplicita’ di soggetti. Ma la conclusione di quella commissione, che duro’ diversi mesi, non andavano ‘politicamente’ bene. Questo è agghiacciante da parte della parte politica che voleva tutelare una minoranza, quei pochi, pochissimi truffatori, perchè questo sono, che non hanno pagato, diversamente dalla maggioranza degli allevatori che ha pagato le quote latte. Parliamo di pochissime centinaia contro migliaia di allevatori onesti”.

L’AZIENDA -La Lombarda, azienda di cui Maroni ha smentito una correlazione con vertici del partito, figura in una sentenza del tribunale di Milano numero 10659111 del 29 settembre 11. Secondo i pm:

Gli enti pubblici preposti alla gestione e controllo del regime delle “quote latte”, procuravano a sé, alle citate “LA LOMBARDA s.c.a.r.l.” e “LA LATIERIA DI MILANO’ S.c.a.r.l. (già s.r.l.)”, nonché al produttori che a queste risultano aver conferito latte, un  ingiusto profitto costituito dagli importi del prelievi supplementari non versati con correlativo danno patrimoniale nel confronti di AGEA quantificato complessivamente In Euro 100.530.680,10. Il reato è stato commesso secondo la setenza “A Milano e altrove” “dall’aprile 2003 al febbraio 2009”

IL FILO – Si parte da un piccolo punto per sbobinare una matassa lunga anni. La liason con i leghisti? Sembrerebbero gli istituti di credito. Come sollevato all’epoca da Enrico Morando del Pd: “Cosa induce un partito serio come la Lega a sputtanarsi in questo modo per poche persone? Dietro ci deve essere qualcosa di enorme. Qualcuno la sta ricattando, altrimenti non si spiega. E quel qualcuno ha a che fare con CrediEuroNord”. Il polo bancario della Lega che sarebbe stato eretto intorno a Gianpiero Fiorani e alla sua Popolare di Lodi, potrebbe esser stato usato dalle cooperative “verdi” del latte leghista per riciclare i soldi provenienti dall’eccessiva produzione lattifera, vietata dall’Europa. Come? Una via è papabile. Quella dei soldi in nero accumulati con intermediazioni, ritenute fittizie, tra gli allevatori-produttori e i distributori finali del latte. Del sistema ha parlato anche Il Coltivatore Piemontese, organo della locale Coldiretti, che raccontava qualche spiacevole episodio utilizzato dai padani per eludere le norme restringenti: e così “su un conto della banca, intestato all’ ex deputato leghista Giovanni Robusti sarebbero transitati i proventi di quantità di latte venduto «in nero»: i soldi, anziché essere versati alla Ue, tornavano ai produttori”.

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