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Chi sono le vittime dell’inflazione?

L’inflazione frena in Italia, rimane stabile nell’eurozona ma cresce leggermente nell’area più ricca dell’unione monetaria. L’aumento dei prezzi colpisce in maniera diversa la nostra società, tra debitori che ne beneficiano e risparmiatori che ne  vengono colpiti. Per quanto un significativo incremento dei prezzi sembra  ancora improbabile vista la debolezza congiunturale, le politiche monetarie non convenzionali continuano a inquietare chi ha paura dell’inflazione.

DISCESA ITALIANA – Frena ancora l’inflazione a dicembre nel nostro paese. L’indice dei prezzi al consumo calcolato dall’Istat ha segnato un aumento dello 0,2% su base mensile, per un tendenziale in crescita del 2,3%. Il dato definitivo annuo, rivisto dal provvisorio +2,4%, e’ in calo rispetto al +2,5% di novembre ed e’ il più basso da gennaio 2011. Il rallentamento del tasso di inflazione, il terzo consecutivo, e’ dovuto principalmente all’ulteriore frenata dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati, che registrano un calo congiunturale dello 0,7% e una crescita tendenziale del 7,7%, dall’11,6% di novembre. L’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale all’1,6% (era +1,5% nel mese precedente). Al netto dei soli beni energetici, la crescita tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo sale all’1,7% dall’1,6% di novembre.  Il tasso di crescita medio annuo relativo al 2012 e’ pari al 3,3%, in accelerazione dal 2,9% del 2011. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su base mensile e del 2,4% su base annua.

DIFFERENZE EUROPEE – Nell’Unione Europea  l’inflazione è rimasta stabile nel mese di dicembre, al 2,2%, con una discesa leggera del tasso annuale, diminuito al 2,3% dal 2,4% del mese precedente, mentre a dicembre 2011 era al 3,0%. In Italia l’inflazione è stata del 2,6%, invariata rispetto a novembre, mentre un anno prima era al 3,7%. I prezzi sono aumentati in maniera più significativa nell’area dell’Est Europa,  in Ungheria (5,1%), Romania (4,6%) e Estonia (3,6%). La crescita minore è invece stata rilevata nella parte dell’eurozona in maggiori difficoltà economiche, comein Grecia (0,3%), Francia e Cipro (1,5%), con la significativa eccezione della solida Svezia. Nell’area core della zona euro si è invece registrata una timida ripresa dei prezzi. A dicembre in Germania l’inflazione è stata del 2,0%, in lieve aumento rispetto all’1,9% di novembre, in Olanda del 3,4% (dal 3,2% del mese precedente e  in Finlandia del 3,5% (contro il 3,2%). A pesare di più alcol e tabacco (3,6%), il settore abitativo (3,4%), l’alimentare e l’educazione (3,0%). A pesare di meno, invece, i prezzi di telecomunicazioni (-3,8%), elettrodomestici (1,0%) e tempo libero e cultura (1,2%).

CHI NE BENEFICIA –Frankfurter Allgemeine Zeitung compone una sintetica spiegazione sui differenti effetti provocati dall’inflazione. La leggera divergenza della dinamica dei prezzi registrata nell’eurozona sarebbe in realtà positiva, visto che un rincaro nella parte più ricca potrebbe favorire la ripresa della periferia più colpita dalla crisi. L’inflazione ha effetti molto diversi sulla società, perché una parte ne viene beneficiata mentre un’altra danneggiata, in estrema sintesi. Chi ne tra i maggiori vantaggi sono di solito i debitori: l’aumento dei prezzi nominali riduce il costo reale del debito stipulato in precedenza. Anche chi  ha investito i propri risparmi nelle azioni tende a guadagnare dall’inflazione. Le aziende tendono a scaricare gli aumenti dei prezzi sui loro clienti, così che in una fase di crescita le imprese riescono a trarne un vantaggio. Una valutazione che però deve tenere in conto di un altro fattore: un’impennata dei prezzi eccessiva pone problemi per la crescita futura. Ecco perché l’investimento azionario, tendenzialmente beneficiario dell’inflazione, potrebbe anche risultare negativo in caso di eccessivi sbalzi economici, tra fasi di forte crescita e poi repentina contrazione.

I DANNEGGIATI – Le persone più danneggiate dall’inflazione sono i locatari e i piccoli risparmiatori, che mantengono i loro soldi nei depositi bancari. Chi ha un affitto subisce infatti un immediato rincaro, che di norma non viene ricompensato da un aumento salariale nel breve termine. La crescita della locazione tende però ad essere repentina, al di là dei vincoli contrattuali, solo in caso di forte inflazione. Anche un moderato aumento dei prezzi danneggia però chi ha depositato i propri risparmi sui conti corrente. Di norma quando sale l’inflazione le banche centrali reagiscono con un aumento dei tassi di interesse, al fine di temperare la sua crescita. Questo però non si verificherà nel breve o medio periodo all’interno dell’eurozona, perché la Banca centrale europea ha annunciato una politica monetaria caratterizzata dai bassi tassi di interesse. Una scelta, rimarca il quotidiano tedesco Faz, che danneggia i risparmiatori al fine di favorire gli stati maggiormente indebitati.