di Teresa Scherillo (makia)
postato alle 13:43 del 20 maggio 2008 in InterniTorna alla home

Tutto pronto per il Consiglio dei ministri. Nessuna zona rossa e manifestazioni a go-go. Savignano Irpino e Chiaiano in rampa di lancio tra le discariche. Ma soprattutto: una cordata di imprenditori pronta per il business dei rifiuti.

Nessuna zona rossa per il primo Consiglio dei Ministri che si terrà a Napoli. Una decisione inaspettata, ma che vuole togliere a tutti i costi la sensazione di straordinarietà di quello che sembra diventato l’ evento clou molto più atteso pure del Maggio dei Monumenti napoletano. A parte le indiscrezioni sui ministri che arriveranno sì scortati, ma su un torpedone si sa già che la riunione sarà tenuta in Prefettura e solo la conferenza stampa finale sarà fatta nel salone d’ Ercole di Palazzo Reale. La macchina della sicurezza è già in preallarme e di sicuro tra carabinieri e agenti in campo i tetti della piazza saranno disseminati di cecchini. Via libera quindi al passaggio dei cittadini e dei turisti, ma stop a tutti i cortei che sono previsti sfilare lungo le strade adiacenti Palazzo Reale.

DI TUTTO DI PIU’ IN PIAZZA - Ben nove fronti di mobilitazione per la giornata napoletana di Silvio Berlusconi. Cominciamo con i giovani dei centri sociali e della sinistra ormai extra-parlamentare, Francesco Caruso in testa, il cui unico sbocco per far sentire la propria voce lo ha individuato nella protesta di piazza. Poi l’ associazione “ 3 Febbraio” composta da immigrati senegalesi e sempre tra gli extracomunitari ci saranno anche i rom di Ponticelli. Gli operatori socio sanitari precari, e per concludere i soliti disoccupati organizzati e i sindaci anti-discarica con la protesta dei Comitati di Chiaiano in prima fila.

OCCHI PUNTATI SU PALAZZO REALE - Sì perché le novità che usciranno da questa prima riunione saranno l’ abbattimento dell’ Ici sulla prima casa e le anticipazioni sul decreto Maroni per la sicurezza. Sul fronte rifiuti non ci potrà essere niente di nuovo rispetto al piano Bertolaso che è stato successivamente riveduto e corretto da Gianni de Gennaro. Si balla ancora sul numero di discariche dopo le proteste di Vallata che era stata individuata come zona utile al grande buco da quattro milioni di tonnellate di rifiuti. Ora si parla di almeno dieci siti, rigorosamente da tenere segreti, ma insomma tra l’ individuazione, i lavori per la messa in sicurezza e le proteste inevitabili che rallenteranno i lavori, non sembra questa, nell’ immediato la soluzione migliore. La discarica di Savignano Irpino è ormai quasi pronta. Dovrà ospitare anche quota parte dei rifiuti napoletani, ma ad una condizione, che Napoli individui al più presto la propria discarica. Il che vuol dire solo una cosa. Che la discarica a Chiaiano si dovrà fare.

LE CARTE IN MANO A SILVIO - L’ emergenza sanitaria è una delle leve cui potrà fare appello dopo i roghi degli ultimi giorni e gli ammassi sparsi di rifiuti indifferenziati, bruciati e decomposti dalle temperature quasi estive. Addirittura un cordone sanitario dopo gli appelli del presidente dell’ Ordine dei medici di Napoli, Scalera. E poi una soluzione tout court se dovesse precipitare la situazione a Chiaiano dove ieri, i cittadini che presidiano da giorni le cave, hanno affermato di non aver paura dell’ Esercito. L’ asso nella manica potrebbe rivelarsi l’ ipotesi di requisire proprio due grandi aree dell’ Esercito Italiano, due aree non sottoposte ai vincoli di sindaci e magistratura come l’ area militare di Persano, in provincia di Salerno e un’ altra nei pressi di Frosinone.

UNA CORDATA DI IMPRENDITORI PER I RIFIUTI - Agli atti riportiamo la proposta di una cordata di imprenditori guidata dall’ ex senatore forzista Salvatore Lauro, che prevede il progetto di mille piattaforme mobili in mare per esempio al largo delle coste campane, stiamo parlando di Capri , Ischia e costiera sorrentina. Tali impianti dovrebbero essere capaci di ricevere, ma anche di smaltire da 20 a 50 tonnellate di rifiuti. Chiaro che si tratterebbe di impianti meccanico-biologici come già esistono negli Stati Uniti e che alcuni dei sindaci delle isole del golfo vorrebbero prendere in considerazione visto l’ attuale dissennato piano che fa trasportare i rifiuti isolani su una terraferma che è già paralizzata perché non riesce a smaltire i suoi. Non ci resta che attendere per capire se Napoli continuerà ad avere i suoi giorni di ordinaria follia o se quel cambiamento tanto auspicato dalla città, sarà davvero iniziato.

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