postato alle 09:21 del 13 ottobre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Il fallimento del disgraziatamente due volte presidente Bush non poteva essere più totale. Impantanato nella “vittoria irachena”, che dura ormai più della guerra in Vietnam. Impantanato in Afganistan nella “Crociata infinita”, nome infelice cambiato in fretta per le proteste del mondo islamico. E ora affacciato sull’orlo del burrone finanziario che può diventare anche un pauroso burrone economico… Con gente che forse protesterà in piazza, e magari di peggio: anche negli Usa infatti esistono le masse di poveracci, non tutti i 300 milioni sono cicale pur se il modello di vita che comunque hanno davanti è sempre l’iper-consumista, a sbafo altrui, “american way life” dei miei stivali. O meglio, degli stivaletti da cow boy di Bush. Insomma, è vero che gli Usa producono moltissimo, ma hanno sbattuto la faccia contro il fatto che “magnano“, cioè consumano, troppo di più di quanto producono. E poi anche in quanto a produzione di beni vari ormai la concorrenza asiatica batte gli Usa su molti fronti. Uno per tutti, che è anche emblematico: Bollywood ha superato Hollywood, cioè la cinematografia dell’India, realizzata in quella che una volta era Bombay, produce più di quella degli Stati Uniti. Bombay batte Hollywood. Con tipi di film che mostrano stili di vita, modi di vedere il mondo e sentimenti ormai molto apprezzati anche in Africa, in Asia, in parti dello stesso Sud America… Sappiamo bene quale capacità di penetrazione e influenza culturale hanno i film: quelli di Hollywood hanno colonizzato o almeno molto influenzato per un bel pezzo anche il pubblico europeo, compreso quello italiano, e relativa cultura moderna.

Il terribile fallimento di Bush figlio, cadavere che ormai puzza perfino per i repubblicani che lo hanno stolidamente eletto e rieletto, chiama direttamente in causa papa Ratzinger. Ne mostra infatti tutto il vuoto di certe sue clamorose affermazioni recenti: “Il danaro è nulla, Dio è l’unica cosa solida, l’unica ricchezza”. Giusto! Ma allora come si spiega questo doppio fallimento bestiale di Bush, visto che lui pochi mesi fa ci ha tenuto a dire al mondo intero: “Piango spesso sulla spalla di Dio”? Come si spiega il fallimento dei suoi mascalzoneschi consiglieri “teocon“, un po’ alla volta spostati tutti altrove man mano che erano sempre più evidenti i fallimenti della politica da loro suggerita? I pii e timorati “consigliori” teocon non si vantavano di riunirsi almeno una volta alla Casa Bianca per leggere e commentare assieme la bibbia? Infine, lo zoccolo duro che ha reso possibile la rielezione di una nullità come Bush è rappresentato dai milioni e milioni di cristiani più o meno evangelici, gente che con Dio ha la linea diretta: non solo ci piangono sulla spalla, come il loro degno presidente, ma ci ridono e ballano assieme pure tutti i santi giorni nelle loro belle chiese. Come si spiega, alla luce delle “sante parole del Santo Padre”, il loro avere scelto un presidente che ha fatto di questi epocali cilecca? Lo stramba convinzione che “Dio è con noi!”, politicamente e militarmente, è una iattura sia se lo dicono in tedesco i nazisti del tristemente famoso “Gott mit uns!” e sia se lo dicono in arabo o in afgano i fanatici islamisti, ma anche se lo dicono in inglese gli americani della Casa Bianca o in israeliano alla Knesset.

Ora da Washington a Roma hanno scoperto di colpo il “socialismo dei ricchi”: i banchieri e i finanzieri hanno speculato e sbagliato alla cazzo di cane, si sono cioè arricchiti a dismisura a sbafo altrui, e ora lo Stato interviene a ripianare i loro buchi. A pagare cioè i loro debiti. Più as usal che mai, le perdite vengono “socializzate“, vale a dire fatte pagare all’intera società, mentre i profitti e il bottino sono sempre stati e privati e tali restano. Il lucro piratesco, scaricato sulle spalle di tutti noi, delle sanguisughe che si sono vendute il futuro di una o due generazioni non deve essere poca cosa se in poche sedute di Wall Street la Borsa americana ha bruciato l’equivalente del prodotto interno lordo (il famoso Pil) dello zio Sam di un intero anno. Adesso tocca alle banche europee, quindi anche alle italiane. Anche qui qualcuno ha partecipato alla vendita o meglio al furto del futuro dei nostri figli. Con i nostri soldi lo Stato riuscirà a salvare le banche. Ciò però significa che ci saranno ancor meno soldi per gli investimenti, la scuola, ecc., anzi poiché di soldi ce n’erano già pochi, vedi i tagli selvaggi ovunque un po’, d’ora in poi NON ce ne saranno affatto. Il che significa una cosa ben precisa, temo: lo Stato riuscirà a salvare con i nostri soldi le banche, ma non riuscirà a salvare l’occupazione, cioè i nostri posti di lavoro. E ancor meno quelli dei nostri giovani.
Come direbbe Mike Bongiorno, “Allegria!”

(Vignette di Artefatti - Fond. Daje)

COMMENTI (1)STAMPA - FALLO LEGGERE