Ondine
01/07/2010 - Dall’Irlanda arriva una storia dal sapore di fiaba: se un giorno pescaste una sirena come cambierebbe la vostra intera vita? La risposta la prova a dare Neil Jordan, che dirige questa storia da lui stesso scritta. Il nome di Jordan
Dall’Irlanda arriva una storia dal sapore di fiaba: se un giorno pescaste una sirena come cambierebbe la vostra intera vita?
La risposta la prova a dare Neil Jordan, che dirige questa storia da lui stesso scritta. Il nome di Jordan non suona nuovo né al grande pubblico, né alla critica più attenta. Il primo gli riconosce di avere diretto due delle icone culto degli anni ’90: in Intervista col vampiro, infatti, ha regalato le fattezze di Lestat de Lioncourt a Tom Cruise e di Lois de Pointe du Lac a Brad Pitt. La seconda invece è più interessata al Neil Jordan vincitore del Festival di Venezia nel 1996 con Michael Collins e nomiato qua e là in occasione di importanti eventi (Berlino, ma anche l’Oscar vinto per La moglie del soldato). Risulta quindi evidente come il film possa essere molto atteso da moleplici fronti. Sia sul versante dell’intrattenimento, che quello dello star system (c’è il bravo Colin Farrell che, se è stato scelto da Malick per The new world, tanto male non
dev’essere), che quello del mero versante dei contenuti.
SELKIE – La storia è quella di Syracuse, pescatore irlandese noto a tutti gli abitanti del villaggio in cui risiede col soprannome di Circus per via del suo passato da bevitore. Circus è divorziato da una femmina arpia e l’unico raggio di sole nella sua nuvolosa e piovosa Irlanda è rappresentato dalla figlia. Figlia vincolata a una sedia a rotelle e a una macchina per la dialisi, a causa dei suoi problemi di salute. Un giorno, però, Circus trova impigliata nella sua rete da pescatore non una grossa quantità di pesci ma una biondissima Alicja Bachleda. La ragazza, a un passo dalla morte, pare spaventata da qualsiasi contatto con gli esseri umani. Ma piano piano si farà amare da Circus grazie al suo intimo rapporto con l’acqua e una misteriosa canzone che canta e attira i pesci nelle reti del peschereccio. Queste qualità non possono passare di certo inosservate e alla fine il villaggio viene a conoscenza di questa misteriosa Ondine e comincia a scrutare il suo rapporto con Circus con curiosità.
DRAMA – Il film è, come detto in apertura, costruito sui canoni della favola. In questa favola, però, manca qualcosa. Ci sono gli elementi fantastici, ci sono i contatti tra un mondo banale e pieno di sofferenza e uno totalmente differente straordinario e in grado di far dimenticare tutti i problemi. Manca un cattivo, o un elemento che possa fare appassionare alla vicenda. Jordan cerca di tenere desta l’attenzione dello spettatore inserendo qualche difficoltà sul cammino di Circus e Ondine, ma si può dire che tutti questi elementi falliscano in pieno il loro obiettivo. Ondine riesce alla fine a decollare, con una salita vertiginosa negli ultimi quindici-venti minuti di pellicola, ma questo rischia di essere un po’ troppo tardi per lo spettatore medio. Il lato di intrattenimento di Ondine si può ritenere fallimentare e troppo ritagliato su piccole nicchie di pubblico che possono apprezzarne gli elementi. Ma, in fondo, per la prima ora di film Ondine non fa altro che entrare e uscire dall’acqua e girare davanti alla telecamera più o meno discinta. Un bel vedere, per carità, ma pare un po’ povero di idee. I pochi guizzi tecnici riguardano una o due riprese subacquee, ma senza particolari sconvolgimenti (anche perchè più dovuti alla bellissima colonna sonora made by Sigur Ros). Sul versante della regia Ondine appare come un film troppo vecchio.
HAPPINESS – Jordan riesce a concentrarsi meglio sulla parte dei contenuti del suo film. Il primo mattoncino che costruisce la casa della pellicola è il discorso che riguarda la felicità. Circus è evidentemente un uomo infelice. Senza una moglie, con una figlia costantemente collegata a una macchina. Quando il mare gli regala un dono così bello è spaventato. Ed è sospettoso, diffidente, si lascia cullare dal destino e commette un sacco di errori. Ma è proprio il suo approccio troppo naive alla vita a causargli i problemi. Non basta lasciare andare le cose come vanno e pretendere che tutto ciò che di bello capita duri per sempre. Come gli suggerisce il suo prete-amico-confessore (i duetti tra Farrell e Stephen Rea sono di fatto i momenti più frizzanti e divertenti del film) “sulla felicità bisogna lavorarci”. In questo Jordan vuole suggerirci che questo film è su tutto tranne che sulla fortuna. Ciò che è in grado di costruire un lieto fine non è un fortuito incontro dal carattere straordinario e, forse, sovrannaturale. Ma è il lavorare costantemente su questo incontro per farlo diventare quanto più reale possibile. In tale saggezza sta uno dei passi di sceneggiatura più banali dell’intera storia
della letteratura che Jordan avrebbe rischiato di scrivere, ma è riuscito ad evitare (non posso fare spoiler, sorry). Alla fine uno dei meriti del film sta più su qualcosa di NON fatto che in tutto ciò che è proposto allo spettatore.
VERITA’ – Probabilmente però il tema principale che Jordan ha voluto declinare nel suo film, il secondo mattoncino della sua casa, non riguarda la felicità, ma la verità. Trovarsi Alicja Bachleda nella rete è un evento piuttosto difficile da credere, di fatto assai improbabile (anche se cercherò di andare per mare in questi giorni, si sa mai…). Se si aggiunge il fatto che pare essere una creatura mitologica proveniente dal fondo dell’oceano la storia risulta semplicemente impossibile. Tutti i personaggi del film vengono messi alla prova di fronte a Ondine. La prova del credere o meno. E’ un film che alla fine diventa un grosso test per il rasoio di Occam: non tanto per i personaggi quanto per gli spettatori stessi. Abbiamo davvero la forza di credere alle sirene oppure non riusciamo a farci cullare dai nostri sogni? Siamo creduloni da farci abbindolare dal primo bel paio di gambe che vediamo o abbastanza coi piedi per terra da essere pronti a tutto? Nessuna delle due fazioni sembra partire avvantaggiata. Risulta evidente come quindi i mattoni della casa di Neil Jordan siano intriganti, solidi e in grado di dare spessore a tutta la struttura. Peccato che questa casa, per via dei difetti evidenziati precedentemente, non abbia le fondamenta. Se quindi all’alito di vento del giudizio critico questa casa spiccherà il volo o si sfalderà su se stessa dipenderà solo da voi stessi.













Pingback: FO5 Blog » Blog Archive » Ondine
Sn le 4,27 chissà perchè mi sn svegliato… Mi è ritornato alla mente questa fiaba che al contrario di com’è scritto in questa pessima critica mi ha affascinato dall’inizio alla fine..Ce ne fossero film così!! Sn rimasto a bocca aperta come nel favoloso mondo di amelie ed ho sognato.. Dio se mi piace sognare e ciò che mi rende questo mondo + facile da vivere.
Ma il critico guarda con occhi disincantati..