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La Lega e la bufala del 75 per cento delle tasse al Nord

Roberto Maroni ha lanciato ufficialmente la sua campagna elettorale per la conquista di Palazzo Lombardia. Per acchiappare l’ambito scranno che fu del “Celeste” Formigoni il leader dei “barbari sognanti” si è dimostrato pronto a tutto, anche a siglare un patto elettorale con il Pdl.

LA NECESSITA’ DI VOTI SICURI – Ricordate le ramazze di qualche mese fa? La Lega 2.0, la rottura dei legami con il Pdl, la defenestrazione del “cerchio magico” e la nuova vita di Renzo Bossi tra pollai e porcilaie? Bene, dimenticate tutto. La ragion di stato ha prevalso sull’ideologia. Non solo, dalle parti di via Bellerio si sono resi conto che per ambire alla poltrona della Regione un accordo con il Pdl era quantomeno necessario perché se è vero che tra Insubria, bergamasca, bresciana e Provincia di Sondrio, i voti potrebbero anche esserci, non è altrettanto scontato che ciò avvenga anche a Sondrio, Milano e nel sud della Regione, luoghi tradizionalmente ostili al Carroccio.

PRIMA NEMICI DI SILVIO, POI… – Anche questa decisione si è dimostrata però parecchio dolorosa. Facciamo un secondo esercizio di memoria. Nei giorni scorsi Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda e maroniano d.o.c., mostrò il telefonino a Bianca Berlinguer nel corso della trasmissione “Linea Notte” per rendere pubblico il contenuto di un sms proveniente dal segretario in cui veniva annunciato il nulla di fatto nella trattativa Lega – Pdl. Questa mattina sempre Salvini, questa volta davanti alle telecamere di La 7, ha ribattuto che l’accordo c’è stato “alle condizioni della Lega”, ovvero dietro un impegno del Pdl nelle elezioni lombarde e l’obbligo di non schierare come candidato alla Presidenza del Consiglio Silvio Berlusconi.

I MILITANTI NON CI STANNO – E cosa ti risponde il Cavaliere? Che se ne parlerà dopo le urne. Tanto il Porcellum vuole la coalizione, mica il candidato. E se i numeri a fine febbraio dovessero inaspettatamente sorridere all’azzurro la Lega non avrebbe alcuna voce in capitolo, a meno dell’esistenza di un accordo scritto. Intanto dalle parti di Via Bellerio la preoccupazione è un’altra. Ovvero far digerire l’accordo ai militanti. Qualcuno dall’ex cerchio magico fa sentire la propria voce come ad esempio Marco Reguzzoni il quale ha chiesto a Maroni un po’ di coerenza. Sintetizzando: prima le mazze ed ora gli accordicchi?

ULTIMA SPIAGGIA PER LA LEGA – E non solo. Su Facebook e sulla pagina di Radio Padania sono molti, anzi moltissimi, che voltano le spalle all’ex leader più amato. Tra quelli che hanno già buttato la tessera ed altri ormai liberi di non votare sono pochi quelli che reclamano la calma in nome di una superiore “ragion di Stato”. Circostanza spiegata anche da Maroni, per il quale il voto in Lombardia rappresenta l’ultima spiaggia per il partito “cosa facciamo dopo?” ha chiesto alla platea ieri mentre paventava lo spettro, poco probabile per lui, della sconfitta.

TRATTENIAMO IL 75 PER CENTO DELLE TASSE – Ma visto che in periodo elettorale tutto è permesso, il Nostro si è lanciato in una serie di promesse per cercare di scaldare il cuore del popolo verde. Tra queste la più ad effetto risulta essere quella relativa alla trattenuta del 75 per cento delle tasse pagate dai lombardi in Regione. Si, la campagna elettorale di Roberto Maroni verterà proprio su questo aspetto. Basta sostenere il Sud, prima il Nord, libertà per le piccole e medie imprese schiacciate dal peso dell’assistenzialismo meridionalista. Se togliessimo Maroni e mettessimo al suo posto un Bossi non ancora piegato dalla malattia potremmo dire di essere tornati come per incanto al 1994.

POTREMMO PAGARCI DI TUTTO – Per il candidato del centrodestra con la trattenuta del 75 per cento delle tasse in Lombardia si potranno eliminare il bollo auto, il ticket sanitario, l’accisa sulla benzina e si potranno dare gratis i libri per le scuole elementari e medie. Il 75 per cento delle tasse significa un aumento della disponibilità in più tra i 20 ed i 25 miliardi di euro l’anno. Con questi soldi si possono coprire i 985 milioni di euro annuali del bollo e regalare i libri scolastici -altri 64 milioni di euro-. Ha spiegato Maroni: “I cittadini lombardi hanno i soldi per fare tutto questo. Hanno sempre dato con generosità agli altri ma hanno anche il diritto di decidere cosa fare con i loro soldi”.

LA LEGA E’ GENEROSA, DOPOTUTTO – A oggi la Lombardia trattiene poco meno del 35 per cento delle risorse. Maroni vuole raddoppiarle. Ma non vi preoccupate, ce n’è anche per gli altri. Secondo il segretario della Lega il 25 per cento rimanente verrà destinato ad un fondo perequativo. In fondo è sempre meglio della Sicilia -continua a far notare Maroni- dove a causa dello Statuto Speciale possono trattenere anche il 100 per cento delle tasse. E ancora, secondo Bobo bisogna arrivare al momento in cui le Regioni potranno pagarsi la propria sanità. “Il principio che le tasse dei cittadini restino lì dove sono pagate è un principio di equità”. In fondo i leghisti -ha concluso Maroni- non sono egoisti.

QUEL FASTIDIO DELLA MODIFICA COSTITUZIONALE – A questo punto si rendono necessarie due riflessioni: la prima è relativa al merito. Ovvero, è possibile per la Lega prendere e decidere di trattenere il 75 per cento del gettito fiscale? La seconda invece riguarda il paragone siciliano e con le Regioni a Statuto Speciale. Come si sta da quelle parti? Partiamo dalla promessa elettorale. Quello che la macchina maroniana non dice è che per arrivare all’obiettivo agognato bisogna intraprendere un cammino lungo e tortuoso che porta alla modifica dell’articolo V della Costituzione. E se non è stato fatto negli ultimi 20 anni cosa può assicurare che accadrà ora, quando il centro-destra, se mai vincerà le elezioni, godrà di un risicatissimo vantaggio?

LA LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE – E non è tutto. La sezione della Lega Nord di Codroipo, in provincia di Udine, lo scorso tre dicembre ha pubblicato sulla sua pagina Facebook quella che sarà un’iniziativa una legge d’iniziativa popolare finalizzata a “trattenere il 75 per cento del gettito fiscale prodotto nella Regione”. Per arrivare all’obiettivo è necessario modificare gli articoli 116, 117 e 119 della Costituzione. E non solo. Ogni Regione, secondo la proposta, dovrebbe prima confederarsi con un’altra creando così una Comunità Autonoma, il tutto senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.

NASCITA E CRESCITA DELLA COMUNITA’ AUTONOMA – Una volta costituita tale comunità è necessario individuare gli organi comuni, la definizione dell’ordinamento e l’individuazione delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Ed infine la legge regionale che forma la Comunità Autonoma deve passare al vaglio degli elettori e potrà essere promulgata solo previa vittoria a maggioranza dei voti validi espressi in ogni regione interessata. ‘individuazione dei relativi organi comuni, la definizione del loro ordinamento e l’individuazione delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia che intendano assumere ai sensi dell’articolo 116. La legge regionale di cui al presente comma è sempre sottoposta a referendum popolare e non è promulgata se non viene approvata dalla maggioranza dei voti validi espressi nella consultazione referendaria. Ed i soldi?

SOLDI E COMPETENZE – “Entro sei mesi dall’approvazione della legge -prosegue il testo- lo Stato individua le funzioni amministrative che rimangono attribuite allo Stato nelle materie di cui all’articolo 117, secondo comma, della Costituzione, e attribuisce le restanti funzioni a Comuni, Province e Regioni insieme alle relative risorse strumentali, umane e finanziarie, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Decorso inutilmente tale termine, le funzioni e le relative risorse strumentali, umane e finanziarie sono comunque attribuite con D.P.C.M. ai Comuni”. Le materie relative ai commi terzo e quarto vengono attribuite dopo sei mesi alle Regioni.

LA PROPOSTA CHE HA ATTRAVERSATO IL NORD – E questa è una proposta presentata a Codroipo. Singola decisione di un comitato locale? No. Perché casualmente dall’altra parte del Nord, e più precisamente in provincia di Cuneo, a Verzuolo, paese di nascita di Flavio Briatore, è stata proposta la stessa legge vidimata dal piccolo comune, come dimostra il documento collegato. Allora vuol dire che la storia del 75 per cento delle tasse in Lombardia è legata ad un disegno più ampio che vede necessario il coinvolgimento di Roma, visto che si tratta di una modifica costituzionale e che richiede quindi una procedura particolare, conosciuta come “aggravata”.

LA PROCEDURA PER CAMBIARE LA COSTITUZIONE – Secondo l’articolo 138 della Costituzione per l’adozione delle leggi di revisione della Costituzione e per le altre leggi costituzionali sono necessarie due deliberazioni di entrambe le camere ad un intervallo non minore di tre mesi ed a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna di queste nella seconda votazione. Nel caso in cui la legge costituzionale sia stata approvata con una maggioranza inferiore dei due terzi dei componenti in una o in entrambe le camere, se entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali la legge è sottoposta a referendum e non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

COM’E’ POSSIBILE? – Quindi nelle intenzioni di Maroni prima dovrebbe vincere in Lombardia. Una volta ottenuta la poltrona dovrebbe essere approvata a maggioranza assoluta da Camera e Senato la riforma degli articoli 116, 117 e 119. Se ciò non avvenisse ci vorrebbe un referendum che sarebbe richiesto da cinque regioni, 500 mila cittadini o un quinto dei membri della Camera. Basta questo per definire quella del 75 per cento una bufala, per non dire di peggio. Anche perché come si sposerebbe quest’intenzione con le volontà e le esigenze di deputati e senatori meridionali? Costoro approverebbero a cuor leggero una norma che creerebbe scompiglio nel loro territorio? Difficile.

PRIMO POSTO PER LA LOMBARDIA – Anche perché la Lombardia è la regione che fornisce più soldi allo Stato, circa il 21 per cento del gettito fiscale nazionale. Ma è anche quella che ospita la città con il reddito pro-capite più alto del Paese, Milano, e quella dove vi è un maggiore uso della Cassa Integrazione. La Cgia di Mestre poi nel 2010 analizzò i dati relativi al gettito fiscale del 2007 dove emerse che in Lombardia ogni residente della Regione versa all’anno all’Erario ed ai vari governi locali 12,456 euro.

POCA RICCHEZZA GENERATA A SUD – A seguire Valle d’Aosta con 11.708 euro ed Emilia Romagna con 10.716 euro. Agli ultimi tre posti Puglia -5,206 euro-, Basilicata – 5.182 euro- e Calabria -4,953 euro- A livello areale la media del Nord è di 10,790 euro, quella del Centro è 9,454 e quella del Sud 5,470 euro. Meridionali affamatori del nord? No. Giuseppe Bortolussi ha spiegato che tali dati sono in linea con il livello di reddito. La ricchezza italiana dipende per il 54 per cento dal settentrione e solo per il 23,8 per cento dal meridione. E non solo. Al sud vengono versati più soldi allo Stato (83,2 per cento del totale) rispetto agli enti locali.

IL SOGNO DI ESSERE A STATUTO SPECIALE – “A livello di macro aree – conclude Bortolussi – questa media nazionale si modifica facendo emergere un dato significativo: i cittadini del Sud, rispetto a tutti gli altri, versano di piu’ allo Stato centrale, oltre l’83,2% del totale, e meno a Regioni ed enti locali: solo 16,8%”. Al Nord si dà l’80,2 per cento. Quindi, numeri alla mano, ognuno paga in proporzione a quello che produce. Ma per la Lega non va bene. Anzi, la cosa migliore sarebbe un realtà simile a quella delle cinque regioni a Statuto Speciale, ovvero quelle aree che godono di una particolare forma di autonomia. 

LE SPESE FOLLI DELLA VAL D’AOSTA – Ma non è tutto oro quel che luccica. Polisblog ci descrive quella che è la situazione delle cinque regioni “libere” di gestire i fondi a proprio piacimento. Partiamo dalla più piccola e meno popolata Regione d’Italia. La Valle d’Aosta. Nonostante il suo nanismo riesce ad essere la Regione più dispendiosa d’Italia con 11.983 euro pro-capite, più del triplo della spesa media italiana, 3820 euro. Il tutto è possibile grazie alla trattenuta del 90 per cento del gettito delle tasse riscosse. Ma spende il 36 per cento in più contro una media italiana del 16 per cento. Ad Aosta c’è un consigliere regionale ogni 3.511 abitanti, contro una media italiana di 51728 ed i loro stipendi rappresentano una spesa del 30,24 per cento contro una media italiana di 2,26.

LA RICCHEZZA DI DURNWALDER – Rimaniamo al nord: Il Trentino Alto Adige trattiene il 90% delle tasse riscosse ma spende il 18% in più di quanto riceve. Il sindaco di Bolzano è il più ricco d’Italia con i suoi oltre 12 mila euro al mese mentre Luis Durnwalder, presidente della Provincia, prende 25.600 euro. Si. 25.600 euro al mese. Andiamo in Sicilia, regione che come ha ricordato Maroni trattiene il 100 per cento del gettito fiscale. Lì esiste uno stato nello stato, ovvero l’Ars. Gli eletti si chiamano onorevoli ed ogni legge relativa alla Pubblica Amministrazione deve passare dall’assemblea regionale. E poi si assiste ad un paradosso: per scrivere un discorso dell’ex presidente Lombardo sono stati necessari 18 stenografi, pagati da 2.500 a 6000 euro al mese. La Sardegna ha la terza spesa pro-capite d’Italia.

L’ELEFANTIASI DEL TRENTINO – ALTO ADIGE – Unica a salvarsi il Friuli-Venezia Giulia, dove gli stipendi sono più bassi rispetto alle regioni a statuto ordinario ma la Lega, in caso di vittoria alle elezioni dalle parti di Trieste, vorrebbe coinvolgerla nella “comunità autonoma”. Detto questo, chi paga? Libero ha la risposta. Noi, inteso come Stato. Trasformare le regioni ordinarie in finte “a statuto speciale” comporterebbe oneri insostenibili. Prendiamo l’esempio del Trentino – Alto Adige. Qui i dipendenti pubblici sono il 32 per cento in più della media nazionale e viene speso il 60 per cento di quanto effettivamente ricevuto. Insomma, il sistema regge finché dalla Capitale partono i soldi.

PROMESSE, CLIENTELISMO O VANEGGIAMENTI? – E con questi numeri a Roma cosa resta? La donazione delle Regioni senza lavoro e che da sole generano poco più del 20 per cento della ricchezza nazionale? Per questo motivo la promessa elettorale della Lega è carta straccia. I privilegi delle cinque regioni a statuto speciale non sono sostenibili e l’idea di portare tali benefici in alcune delle regioni più produttive del Paese porterebbe allo sfascio del sistema fiscale, oltre alla nascita di una serie di clientele tali da far impallidire quanto successo in questi ultimi anni all’aeroporto di Malpensa. Ma in fondo siamo in campagna elettorale, e ci sta far credere agli elettori che gli asini possono volare se hanno addosso un giacchino con su il sole delle Alpi. (Photocredit Lapresse / Lombardiaintesta / Facebook)