Il cammino di Olmert e del suo popolo è a un bivio. Hezbollah, la Palestina e la politica interna i nodi da sciogliere. Con un occhio al futuro e al rinnovamento.
Dove va Israele? Ascoltando il presidente Bush che ribadisce alla Knesset la necessità di avere la pace, nasce il dubbio sul cammino che Olmert e il suo popolo stanno percorrendo in questo momento. Proprio ora, proprio nell’anno del 60esimo della nascita dello Stato d’Israele. Certo, il nodo cardine resta quello del processo di pace. Ma non è l’unico problema che il debole, per quanto ben intenzionato, premier israeliano deve affrontare. Da un lato Israele si è tenuta sapientemente in disparte per quanto riguarda la crisi libanese del fine settimana passato. In questo modo ha lievemente ridotto il volume delle voci che circolavano su un eventuale attacco contro Hezbollah. Con questo non significa che le Israeli Defence Forces (Idf) abbiano abbandonato le più che esplicite intenzioni di intervenire contro il “Partito di Dio”, per disarmarne le milizie, assestargli un colpo politico ed eventualmente pareggiare i conti rimasti aperti dalla guerra del 2006. Tuttavia questa passività ha il sapore dell’inoperosa attesa che il cadavere di Hezbollah passi davanti a Israele. Olmert può aver sperato che i colpi, che reciprocamente si sono inferte le varie milizie nelle strade di Beirut, potessero indebolire Nasrallah e soci, in modo da permettere alle Idf un intervento successivo più agevole. Così non è stato. Al momento però. Perché il dossier Libano certo non si è chiuso con quella che, in fondo in fondo, si è ridotta a una scaramuccia. E infine non va dimenticato che la morte di Mughniyeh a metà febbraio è già un bel successo per chi lo brancava e un duro colpo per Hezbollah. Insomma, Israele ha capito che non conviene usare la forza ora, così non si è mosso. Lo farà in seguito? Questo è il dubbio e insieme il timore di molti. Anche tra gli israeliani stessi.
PALESTINA MON AMOUR - Le probabilità in questo senso sono più concrete se ci si rivolge verso Gaza.
Lì la crisi resta aperta. Sderot e Ashkelon continuano a essere oggetto dei lanci dei razzi, da parte delle milizie palestinesi. Nel frattempo la popolazione della Striscia – già stremata da un inverno freddissimo – continua a soffrire le pene dell’assedio. E per quanto Olmert e Abu Mazen siano convinti che a un compromesso si possa pure arrivare, il problema è chi potrebbe dirlo ad Hamas. Perché non bastano le pressioni per la liberazione dei tre soldati israeliani rapiti nel 2006. D’accordo, anche loro hanno un valore nelle trattative. La stessa comunità ebraica di Roma, affiggendo le foto dei tre ragazzi sui cancelli del Tempio, sta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana. Ma i negoziati vertono su questioni ben più strutturali, per esempio la sospensione del contrabbando di armi nel Sinai. E mentre questa settimana si apre con Barak che incontrerà Mubarak al Cairo, dove contemporaneamente arriverà anche una rappresentanza di Hamas – proprio per fissare le condizioni di una tregua – molti ministri israeliani hanno raccomandato di colpire duramente quest’ultima, con un’operazione militare in grande stile nella Striscia. Una richiesta che imbarazza il loro Primo ministro, il quale si sta spendendo per la risoluzione pacifica di tutti i problemi.
E DENTRO? - Infine la politica interna. Settore in cui il premier sembra perdere ancora più punti che in quello diplomatico. Non gli giova infatti l’essere sotto inchiesta per presunte tangenti e finanziamenti illegali. Faccenda, questa, che si somma ad altre precedenti e che indebolisce ulteriormente il consenso nazionale. Stretto tra i fuochi del dialogo piuttosto che le armi – sia in Libano sia a Gaza – e del rischio di andare alle elezioni anticipate, che molto probabilmente perderebbe, Olmert ha lasciato tutti di sale quando ha promesso di costruire circa 600 nuovi appartamenti nella colonia cisgiordana di Betar Illit, vicino a Gerusalemme. Il progetto va contro l’annosa questione degli insediamenti israeliani nei territori chiesti in restituzione dall’Anp e che Washington ha detto di risolvere una volta per tutte. Ma come dar torto al povero Olmert, quando tutti aspettano la sua definitiva caduta? In primis Netaniyahu, il quale sa di aver in pugno una buona parte dell’opinione pubblica. Senza dimenticare poi Barak, che non nasconde le ambizioni di riassumere la leadership. Oppure di Avi Dichter, il ministro per la Sicurezza pubblica che si è detto disponibile ad assumere la guida di Kadima nel caso Olmert dovesse crollare. Un volto nuovo, quest’ultimo, che fa il paio con Tzipi Livni, l’energica Ministro degli Esteri che tanto ricorda la carismatica Golda Meir. Interessante è notare che sia Dichter sia la Livni hanno due buone carte da giocarsi. Il fatto di essere volti relativamente nuovi, o comunque che non hanno una precedente esperienza di Primo ministro, vedi Netaniyahu e Barak. Ma soprattutto di essere – com’è invece Olmert – seriamente intenzionati a portare avanti il processo di pace. In entrambi i casi sarebbe più chiara la rotta che Israele vuole prendere.


























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
…
Dove sta andando Israele?…
Il cammino di Olmert e del suo popolo è a un bivio. Hezbollah, la Palestina e la politica interna i nodi da sciogliere. Con un occhio al futuro e al rinnovamento….
E questo è un gran bel pezzo, uno di quelli che ti fa pensare di aver fatto una cosa giusta a metterci impegno e lavoro per Giornalettismo. Thanks
Dove sta andando Israele?…
Il cammino di Olmert e del suo popolo è a un bivio. Hezbollah, la Palestina e la politica interna i nodi da sciogliere. Con un occhio al futuro e al rinnovamento….
dove va israele non lo so…ma se il presidente della comunita ebraica di roma riccardo pacifici dichiarasse al fisco un reddito diverso da “0″
forse…qualcuno lo ascolterebbe con maggiore attenzione
Molto bello, complimenti…
La Palestina? Perchè esiste la Palestina? Non mi risulta.
Assedio a Gaza? Ma avete scordato che da un paio di anni gli israeliani non sono più a Gaza? Perchè non specificate che ci entrano SOLO quando vengono attaccati?
Giornalettismo? Ma vergognatevi, questa è cacca di parte.
SENSO CRITICO is amused
(@marcone ovviamente)
“La Palestina? Perchè esiste la Palestina? Non mi risulta”…
Non ho capito chi è di parte. Rileggi quello che scrivi (?)
Faccio i miei complimenti per il pezzo.
Alessandro, non è vero? Esiste uno stato che si chiama Palestina?
Solo un certo giornalismo di sinistra si ostina a CREDERLO, e di conseguenza chi lo segue. Sei stato contagiato?
questo è un articolo di parte….mi fa schifo vedere sempre articoli che sono anti-israeliani ….perchè non dite che tutti i paesi arabi vogliono cancellare israele dalla cartina geografica…
gentile alessandro bonazzi,
l’autore dell’articolo è, invece, uno con le bandiere di Israele in casa. la prossima volta le conviene leggere più lentamente quanto scritto.
“perchè non dite che tutti i paesi arabi vogliono cancellare israele dalla cartina geografica…”
mi sa dire in che punto preciso dell’articolo lo dobbiamo aggiungere?
@gregorj: a me non risponde?
visto che conosce bene la situazione, mi spiega:
“Nel frattempo la popolazione della Striscia continua a soffrire le pene dell’assedio”
Quale assedio? Le risulta che Israele assedia la Striscia di Gaza? Oppure che per rappresaglia, SOLAMENTE QUANDO VENGONO SPARATI MISSILI (e mi sembra il minimo), entra nella Striscia?
Ce le leggiamo due righe di storia o siamo capaci solo a fare copia e incolla? Se vuole le mostro qualche cartina per spiegarle qual’è la vera situazione (ne trova una sul sito dell’aviazione israeliana che non nasconde nulla).
marcone, lei ha ricevuto una risposta già sopra, e mi sembra che non si meritasse nemmeno quella. Però, visto che son generoso di mio, le copincollo anche la frase precedente a quella che sta citando: “Le probabilità in questo senso sono più concrete se ci si rivolge verso Gaza. Lì la crisi resta aperta. Sderot e Ashkelon continuano a essere oggetto dei lanci dei razzi, da parte delle milizie palestinesi”. Purtroppo, lei parte dal presupposto che questo sia un articolo antisemita. Capirà che se queste sono le basi della discussione, a me non va molto di parteciparvi.
lei dimentica un altro nodo da sciogliere ed è quello del perche gli ebrei occidentali non vadano a vivere in israele-forse perche in israele sarebbero costretti a pagare le tasse?era una battuta rispetto agli insegnamenti che gli ebrei occidentali vorrebbero dare….su israele democrazia laicita etc… dovrebbe essere sufficente il fatto che siano propio gli ebrei occidentali a non andare a vivere in israele a dimostrare che se israele esiste…la esistenza di israele è inutile. cio che israele è e rappresenta ,al di la della propaganda politica è dimostrato propio dal fatto che gli ebrei della diaspora non ci pensano propio ad andare a vivere in israele… questo dovrebbe rendere evidente e ancora piu raccapricciante ed inutile la sofferenza del popolo palestinese ,per uno stato che sono per primi gli ebrei a non volere… lei sembra intendersene in materia…perche non domanda agli ebrei occidentali quale è il motivo per cui dopo millenni di diaspora non vanno a vivere il loro sogno divenuto gia da 60 anni realtà?
Signor sella, lei sa quanti abitanti conti attualmente Israele e a quanto ammonti la sua estensione territoriale? No, come ignora molte altre cose. Ma le spiego la più semplice: laggiù ci sono 340 abitanti per km quadrato (in Italia sono 197, in Germania 231, in Francia 114 e così via). Già questo dovrebbe dirle qualcosa. Le aggiungo che, tendenzialmente, sono andati in Israele partendo dall’Europa orientale poichè da quelle parti la fine della seconda guerra mondiale non aveva avuto la logica conseguenza di porre fine alle deportazioni e alle note pulizie di pasqua. Del resto, le comunità ebraiche occidentali, in quegli anni, risultarono fortemente logore nei numeri per via di alcuni equivoci sorti tra l’amministrazione statale tedesca e parte della cittadinanza europea finita, nel frattempo, sotto l’amorevole giurisdizione del Reich millenario. Di solito, sella, emigrano i vivi.
sig mthndir
roma ha una popolazione di 2109 abitanti per km quadro…
lei è divertente….
sella, h5n1, a parte che mi stupisco che lei sia ancora a piede libero, pensa che se le lasciamo l’ultima battuta se la smette di scrivere le sue stronzate antisemite?
per curiosita e compassione mi spiega perche si stupirebbe di tale ingiustizia?
non vorrebbe fare uno scoop giornalettistico…??
mi scusi sa…ma un giornalista come lei non puo farsi scappare una occasione del genere…ci sono fiori di giornalisti che mi rincorrono per una intervista
Che ci sia gente che la rincorre è indubbio.
la curiosita dovrebbe essere il suo mestiere…devo insegnarle io come farlo?
tsk…
sono cattolico, ma ebreo e non posso non ricordare ciò che è avvenuto in passato contro la mia gente
non posso non soffrire per il perdurare dello stato di guerra
non posso non rendermi conto che solo uomini onesti dotati di reciproco rispetto possono cambiare la siituazione
ed ogni pietra lanciata, ogni missile, o colpo di mitra o anche “semplicemente” ogni dichiarazione scritta ed infamante sugli uni o sugli altri è un ulteriore scavo del fossato che separa le parti
dovrebbero essere tutti come quelli di giornalettismo, allora ci sarebbe la speranza