Economia

Pomigliano, così perdono tutti. E il piano segreto della Fiat riuscirà

23 giugno 2010

Chiuse le urne al Giambattista Vico: sì del 65% degli operai all’accordo separato non firmato dalla Fiom. Percentuali che scontentano tutti gli attori in campo: e il futuro dello stabilimento è sempre più precario.

Si è votato, a Pomigliano d’Arco, in un clima da caserma: durante tutti i turni di ieri la Fiat ha proiettato nei maxischermi aziendali dei filmati motivazionali con l’intento di convincere gli operai a dare il proprio si al piano Marchionne. Dvd con il videomessaggio inviato a tutti i lavoratori, sms in tarda notte su tutti i cellulari degli operai, capi reparto minacciosi che lasciano intendere che un voto negativo (che qui, voleva dire non abbastanza positivo), avrebbe comportato un esito funesto per il loro posto di lavoro. Il si, alla fine, è arrivato: ma non come lo si cercava. “Solo” il 65% dei si, e fa rumore il corrispondente 35% di no, secchi e duri, all’ipotesi Marchionne. E la Fiat ha già fatto sapere che, a questo punto, quasi quasi non vale la pena di trasferire la produzione della Panda a Pomigliano d’arco.

PERDE LA FIAT - Numeri che non soddisfano nessuno, che fanno perdere tutti. In termini d’immagine, in termini concreti, in termini economici. Prima fra tutti la stessa Fiat: innanzitutto in termini di vil denaro, con la Borsa che, stamattina, non riesce a dare fiducia al Lingotto. Mentre scriviamo la quotazione del titolo è in prudente depressione, cedendo quasi un punto percentuale, in attesa di ulteriori comunicazioni. Ed è legittimo pensare a questo punto che la Fiat, come tempo fa aveva ipotizzato anche Guglielmo Epifani, abbia semplicemente “fatto la mossa” per Pomigliano, senza reali intenzioni dietro. Lo testimoniano ulteriormente le prime reazioni degli interlocutori della Fiat, da Sacconi, Ministro del Welfare, che urla: “vengano rispettati gli accordi”; gli fa eco Bonanni, Segretario Cisl, che rivendica il risultato chiaro del voto e pretende i soldi per Pomigliano. Un clima di tensione, da excusatio non petita, dunque, da chi sa che l’ok di Marchionne al rispetto dei patti non era scontato prima, figuriamoci adesso. E quindi, o la Fiat ha fin dall’inizio avuto in mente questa boutade, oppure in questo momento Marchionne è in seria difficoltà: non si promettono 700 miliardi di investimenti se non si ha bisogno di farlo. Evidentemente, lo scambio fra Pomigliano e la fabbrica polacca di Vichy in una logica aziendale reggeva: Pomigliano è più adatto della fabbrica polacca per la produzione della Panda, auto molto più “di massa” rispetto al mercato della Lancia Y, che, nei piani, era destinata alla Polonia.

PERDONO GLI OPERAI – L’interesse della Fiat per Pomigliano è ulteriormente testimoniato dai prossimi passi che saranno effettuati dalla fabbrica torinese. Dal Lingotto fanno sapere che l’operazione oramai è in dubbio, ma chissà, magari la faccia è dura per nascondere un destino diverso dalla chiusura. E’ il famoso piano C ipotizzato da Marchionne negli ultimi giorni: lo scorporo dalla Fiat di una new company che compri e gestisca Pomigliano. Dunque, dopo aver chiuso la fabbrica, formalmente, e aver in questo modo licenziato tutti gli addetti attualmente in organico, la newco riassumerebbe solo gli operai disposti ai ritmi di produzione codificati nell’accordo oggi (quasi) rigettato. E tanti saluti alla tutela dei diritti, alle proteste operaie, alle perplessità sindacali. Davvero, a questo punto, un “prendere o lasciare”: vuoi lavorare? Sono io che ti devo riassumere: queste sono le condizioni, non solo devi accettarle, ma anche dimostrarmi che le rispetterai. E anche qui, una scommessa rischiosa: se la newco non riuscisse a rinvenire una quantità sufficiente di assunti per la nuova fabbrica, che fine farebbe, a quel punto, il lavoro a Pomigliano? Magari, anche questa ipotesi è messa in conto: in questo caso, Marchionne avrebbe davvero la coscienza pulita. Lui ci ha provato, sarebbero questi meridionali che proprio non avrebbero voluto lavorare.

29 commenti a Pomigliano, così perdono tutti. E il piano segreto della Fiat riuscirà

  1. E’ un pezzo praticamente perfetto, che spinge a numerose riflessioni. Bravo Tommaso.

    Siamo di fronte ad un tempo in cui tutto può essere rimesso in discussione, anche “diritti acquisiti” da anni. E’ il prezzo della crisi mondiale accoppiato alla globalizzazione. In parte è comprensibile.

    Mi chiedo però una cosa: se si “gioca al ribasso” dappertutto, se cioè Pomigliano diventa un modello (al di là del fatto se si è a favore e contro “questo” accordo) generalizzato su scala italiana ed europea, se insomma tutto il processo dei singoli attori che su scala globale si riduce all’adeguamento degli standard di vita e di diritti delle società “ricche” su livelli che si avvicinano a quelli “cinesi”, chi comprerà le Panda? E i tv color, e tutti i beni di massa che costituiscono la base stessa del capitalismo così come lo conosciamo dal dopoguerra?

    E’ un tema su cui in molti riflettono in questi mesi, e che sembra del tutto assente dalle menti dei nostri politci, dei nostri manager, dei nostri sindacalisti (sia quelli appiattiti su Confindustria sia quelli malati di massimalismo): il tema di una contraddizione difficilmente sanabile – almeno nel breve-medio periodo – tra la “competitività” basata sulla riduzione del potere contrattuale delle classi medie e medio basse e i livelli di domanda necessari a far ripartire il sistema economico mondiale.

    Un caro saluto

    C.

  2. Bertrando il Plastico

    Comix, mi hai rubato il commento! :)
    E’ una cosa che in effetti penso da anni; la società dei consumi, dopo il fallimento del modello socialista, è basata su produzione-reddito-consumo che si richiude su produzione. Se uno di questi assiomi salta (reddito), salta anche tutto il sistema (capitalista) che è la linea sociale che ci siamo dati. Per cui, semplicemente, verso quale alternativa sociale stiamo andando, visto che dopo il comunismo sta crollando anche il capitalismo???

  3. paolo santoni

    L’Italia è un paese strano. Questo deve aver pensato l’italo-svizzero-canadese Sergio Marchionne quando ha saputo l’esito del referendum sul contratto di lavoro della fabbrica di Pomigliano. La sua proposta ha vinto, e bene. Il 62% dei lavoratori ha accolto favorevolmente le nuove condizioni da lui poste per il trasferimento della produzione della Panda dalla Polonia all’Italia. Nella sostanza, però, Marchionne ha perso su tutta la linea. In primo luogo perché non è riuscito nell’intento di coalizzare i lavoratori intorno al suo progetto di rilancio della fabbrica del sud. Il 62% dei sì (sul 95% degli operai che hanno votato) può sembrare una percentuale elevata, ma non in una fabbrica come Pomigliano. Il 38% di lavoratori contrari è una percentuale troppo alta e inaspettata anche per lui, che tutto vede e prevede. Ciò significa un futuro di contestazioni, scioperi frequenti e ad alta partecipazione, piccoli e grandi sabotaggi. Marchionne voleva una fabbrica allineata e silente, una struttura di tipo militare simile alla fabbrica di Tychy in Polonia, che, numeri alla mano, sforna automobili a ritmi quasi inumani. Oggi invece Sergio Marchionne sa di avere in mano una bestia indocilita dalle minacce, ma sempre pronta a imbizzarrirsi. Il risultato atteso era almeno l’80% dei consensi. A Torino gira già voce che il piano salterà e che la Panda resterà in Polonia. E qui sta la seconda, clamorosa sconfitta di Marchionne, che ha voluto fortemente questo piano e ha imposto il referendum agli operai. Adesso che ha ottenuto il sì, quell’accordo è tenuto a rispettarlo. Gliel’hanno già ricordato la Cisl e il governo (to’ chi si rivede). Chiudere Pomigliano adesso significa sbattere la porta in faccia a quasi tutti i sindacati, alla Confindustria, ai politici, oltre che dire addio a una buona fetta del mercato in Italia. Non c’è dubbio che, dopo lo smantellamento di Termini Imerese, una nuova chiusura al Sud sarebbe fatale, oltre che per l’economia della regione, anche per l’immagine del gruppo.
    A Marchionne, che si dice sia un buon giocatore di briscola, resta una sola soluzione ragionevole: tornare al tavolo delle trattative, ridare le carte e smettere i toni del piccolo Henry Ford.
    In gioco c’è la sopravvivenza di migliaia di operai, ma anche della stessa Fiat.

  4. marco

    logica bizzarra. la fiom ha vinto perchè ha avuto più voti degli iscritti. allora il pd dovrebbe governare perchè ha avuto più voti dei tesserati. per non parlare del paventato rischio di non trovare operai per la newco. in campania? faranno la fila per entrare!
    Non entro nel merito dell’accordo, sottolineo che la faccenda era ed è win win per marchionne. ha vinto il si con una percentuale notevole, applicando l’accordo non si può scioperare contro di esso, basta “armare” qualcuno con un ricorsino che sicuramente boccerà l’accordo, e ciao ciao pomigliano,trasferimento in polonia e faccia salva. Piano A (altrimenti non si spiega l’introduzione di una clausola così palesemente anticostituzionale).

  5. Io voglio ricordare che da queste parti qualcosa di analogo è già successa. Mi riferisco all’Ilva di Bagnoli, la famosa acciaieria “pubblica” celebrata nella bella canzone di Bennato.

    La storia è sempre la stessa, si tratti di acciaio o di autovetture. In Italia si producono ad un costo non competitivo rispetto altrove (vedi i paesi emergenti) anche – non solo ovviamente – per l’elevato costo del lavoro. Se allora fu lo Stato, lo stato (con la s minuscola) democristiano, assistenzialista e clientelare a chiudere dopo anni ed anni di sterili pippe mentali, non si capisce perché la Fiat (cioè un privato) abbia un dovere “morale” in più? Lo so, è un discorso cinico ma è anche il solo praticabile quando si a che fare con i meri, freddi numeri dell’economia.

    Adesso, proprio pochi minuti fa “Melchiorre”, come lo ha chiamato quel genio del presidente del Pdl della Provincia di Napoli, ha ribadito che vuole andare avanti con i sindacati che l’accordo l’hanno firmato. Staremo a vedere. A mio avviso tra i perdenti metto innanzitutto la Fiom (e nemmeno la Cgil). Un sindacato esiste per chiudere gli “accordi” con la controparte, attraverso proprio la contrattazione. Se invece si attarda su tare ideologiche oppure dispensa lezioncine di diritto costituzionale proprio laddove la Costituzione non si applica – un accordo o un contratto non è una legge dello Stato, provate a ricorre alla Consulta per chiederne la bocciatura, se ne siete capaci – è un sindacato che ha smesso di fare la sua funzione. Ogni vertenza, anche la più dura, è finalizzata a “chiudere” un accordo con la controparte, provando a fare gli interessi dei propri iscritti, che spesso non coincidono nemmeno con quello di tutti i lavoratori, come i sindacati ben sanno e fanno… provate a chiedere ai lavoratori non sindacalizzati come i precari.

    La Fiom ha provato a tutelare il suo “potere” sindacale e il suo peso specifico rispetto agli altri sindacati. Non ha fatto invece l’interesse dei lavoratori di Pomigliano che, piaccia o meno, in questa fase coincide con la difesa del loro posto di lavoro. Punto. Tutto il resto – compreso la Costituzione – viene dopo. Forse, da tutto questo macello, qualcosa di buono verrà. La fine del sindacato “ideologico”, quello che non fa gli interessi dei suoi iscritti. Epifani l’aveva capito per tempo e, tra mille riserve, voleva che l’accordo si chiudesse. La Fiom, invece, non l’ha capito. Se non si dice questo, si è capito poco di quello che è successo e sta ancora succedendo a Pomigliano. Che poi il governo, la Fiom, la Fiat ecc. canti vittoria su questa vicenda, fa parte del gioco delle parti. Ma questa è appunto ideologia.

    • Tetsuo

      “Tutto il resto – compreso la Costituzione – viene dopo. ”

      Ecco… sta frase… mi mette i brividi… soprattutto se detta da uno che si chiama LEFT… uno che ha scritto qui cose interessanti… a commentato cose interessanti… ed ora mi dice “la costituzione viene dopo”.
      Per legge transitiva, anche tutte le tutele del lavoro vengono dopo… quindi noi (Italia) per sopravviere economicamente in questo modno globalizzato, dobbiamo diventare come Polonia, Cina e paesi emergenti (un modo carino per parlare dei paesi dove lavori 12 ore di fila se ti dice bene, dove se sei malato non ti pagano, dove se vai in ferie non ti pagano, dove se scioperi…ti cacciano o ti menano).

      Ma sei sicuro che sia questa la strada da seguire?
      Cioè diventiamo tutti precari (perchè spariscono ora le tutele e poi si va a farsi fottere il contratto a tempo indeterminato), senza uno sputo di tutela sul lavoro????

      Il tuo commento è esplicativo dell’idea che si deve chiudere per forza una trattativa, anche se c’è scritto che non puoi scioperare (qui entra la costituzione, con il diritto di sciopero, visto che non capivi cosa c’entrasse), che se l’azienda ritiene anomala la tua malattia non te la paga, che le tue pause vengono ridotte di un terzo arrivando a 30 minuti su 8 ore di catena di montaggio (non seduti ad una scrivania e neanche a fare il manovale… ma peggio).

      Questo sono per te le tutele dei lavoratori? Solo ideologia?
      La Fiom ha detto chiaramente “voi rispettate la costituzione ed il contratto nazionale e noi siamo disposti a firmare anche l’allargamento dei turni, le minori pause e via dicendo”, invece qui si vuole imporre un modello SOTTOTUTELATO da “paese emergente” come risposta alla crisi economica (ormai strutturale visto che dura da 20 anni!!!!).

      Ti chiedi perchè FIAT che è privato si deve porre probllematiche sociali?
      Perchè FIAT ha preso un fracco di soldi dallo stato e quindi deve ricambiare il favore come minimo, visto che i soldi lo stato li tira fuori non perchè quelli della Fiat diventino ricchi, ma perchè la gente lavori!

      Ci vuole un attimo a togliere una tutela e via l’altra… l’appetito vien mangiando e se passa la TUA linea, qui tra poco dovremo combattere di nuovo e fanculo lo statuto dei lavoratori e le lotte di piazza (non di classe sia chiaro!!!!) per cui NOI adesso se stiamo male non ci vengono gli incubi su come mangiare, se andiamo in ferie non ci vengono gli incubi su come mangiare, se scioperiamo non ci vengono gli incubi su come mangiare!

      Sia chiaro che non appoggio ciecamente ne CGIL, ne FIOM, ma quando sento che è “necessario” rinunciare ad alcuni diritti per poter lavorare, mi viene il dubbio di cosa ci chiederanno la prossima volta!

    • Tetsuo

      “Tutto il resto – compreso la Costituzione – viene dopo.”

      Mi sono scordato un pezzo… mi spieghi perchè per un accordo la costituzione può essere messa da parte, mentre per governare e mandare avanti il paese in una crisi nera come questa, Berlusconi dovrebbe rispettarla?
      O la costituzione vale sempre od è sempre leggittimo aggirarla!
      Per me vale sempre, ma tu non puoi dire adesso vale adesso non vale, questa è ipocrisia!

      • Tetsuo, a parte che come ci sono costituzionalisti che vedono vizi, ce ne sono anche altri che non ne vedono, il discorso è un altro. Nessuno ha proposto che sia la Corte costituzionale a dirimere la querelle (nemmeno la Fiom) per il semplice fatto che un accordo tra le parti non è una Legge dello Stato. Al più si applica la disciplina del diritto civile e quello privato (che certo hanno come riferimento la Costituzione). Inoltre, il fatto stesso che esistano categorie diverse di lavoratori: subordinati, parasubordinati ed atipici, ad esempio, Costituzione alla mano, presuppone una violazione visto che queste categorie non sono tutelate dagli stessi diritti. Perciò invocare la Costituzione a proprio uso e consumo è scorretto.

        Qui c’è da scegliere una semplice cosa. Quella fabbrica deve esistere o no? La Fiat è un privato, piaccia o meno fa impresa. Pone delle condizioni. Condizioni capestro? Probabile, ma su quelle tratti e cerchi di migliorarle, non ti alzi dalla seggiola ed invochi la Costituzione violata.

  6. Hellequin

    A me sembra che se un perdente c’è stato, quello è la FIOM (e di conseguenza i sindacati tutti). La FIAT non chiedeva la Luna, chiedeva di adeguarsi a una crisi che tocca tutti. Con solo il 62% di sì, fossi Marchionne, direi ai cari terroni di Pomigliano di cominciare a cercarsi un altro lavoro…la camorra è sempre alla ricerca di braccia…e visto che in campania si rispetta solo la camorra, che vadano pure.

    Il sindacato dovrebbe esistere per tutelare il lavoratore e la prima tutela sarebbe quella di non fargli perdere il posto di lavoro. In tutto il mondo i sindacati, pur di mantenere i posti di lavoro, sono venuti a patti con le aziende. Guardare la Germania (la Germania…non la Cina!!!), il cui sindacato è riuscito a salvare i posti della VW scendendo a patti che magari non sono vantaggiosi ma che permettono comunque di portare a casa la pagnotta a fine mese all’operaio tedesco.
    O la Polonia, i cui operai sono disposti ad andare a lavorare anche il sabato se è necessario.

    Il problema è che in Italia si pensa che i padroni esistono per dare lavoro a operai/impiegati per diritto divino. e così licenziare un fannullone è una prassi difficilissima (parlo per esperienza personale), perchè la CGIL di turno, con la sua forza, ha imposto un sistema di lavoro in Italia che è insostenibile per le grandi aziende. Quelle piccole se la cavano perchè instaurano un rapporto diretto con il lavoratore che prescinde dai sindacati; un rapporto fatto di piaceri reciproci che fa della piccola azienda una grande famiglia.

    E’ il problema di aver avuto il partico comunista più forte di tutti gli sati occidentali. Il motivo per cui l’unico comunista buono è quello che sta all’obitorio…possibilmente in orizzontale e con un cartellino all’alluce.

    • Tetsuo

      “direi ai cari terroni di Pomigliano di cominciare a cercarsi un altro lavoro”

      “l’unico comunista buono è quello che sta all’obitorio…possibilmente in orizzontale e con un cartellino all’alluce.”

      Ma vai a fare in culo tu e tre quarti della palazzina tua!

      hanno ragione, sei solo un troll che vuole provocare ed offendere, sto settentrionale del cazzo, che a ben vedere sei pure di origine calabrese e fai il figo del nord.
      Vacci a lavorare tu in Polonia o meglio vai in Cina e poi quando ti hanno rotto il culo torna qui e raccontaci com’è bello lavorare per due lire e senza un minimo di tutela!

      • Hellequin

        io mi chiedo se tu (e i tre quarti di quelli che commentano e scrivono qui) hai mai lavorato davvero in vita tua…perchè mi sembra che vivi su di un altro pianeta.

        La crisi c’è, è sotto gli occhi di tutti! se per sopravvivere si deve rinunciare a qualche diritto, beh lo si fa. meglio avere qualche diritto in meno che non avere di che vivere.
        quello che vi sfugge è che la festa è finita…ed è ora di raccogliere i coriandoli e prendere in mano la ramazza.
        il tempo dei mille diritti e dei pochi doveri ha i giorni contati e prima lo capite, meglio sarà per l’italia e per tutti noi.

        è giusto che un operaio stia 6 mesi in (falsa) malattia? ho le prove che mentre era in malattia se la spassava al bar con gli amici…lo faccio notare alla CGIL e questi a momenti mi denunciano? a me, francemente, sembra una cosa da matti.
        x te è un diritto? è un diritto poter scioperare ad minchiam?
        nella vita i diritti contano ma dovrebbero essere compensati dai doveri!

        sveglia ragazzo! l’Unione Sovietica era la patria dei diritti del lavoratore…se vede che fine ha fatto!

        P.S. abito in una casa di proprietà con giardino…sono borghese fino al midollo, io!

        • Tetsuo

          “io mi chiedo se tu (e i tre quarti di quelli che commentano e scrivono qui) hai mai lavorato davvero in vita tua…perchè mi sembra che vivi su di un altro pianeta.”

          Caschi male, io a 16 anni studiavo la mattina e lavoravo di pomeriggio e di domenica, non sono borghese io!

          “meglio avere qualche diritto in meno che non avere di che vivere.”
          a questo punto siamo arrivati?
          Pensavo che noi stessimo meglio di Germania e Francia, non che stessimo peggio del Congo (con tutto il rispetto per il congo).

          Non credo che l’Italia sia ancora al punto da dover ricorrere a certe misure per far lavorare la gente!

          “è giusto che un operaio stia 6 mesi in (falsa) malattia? ho le prove che mentre era in malattia se la spassava al bar con gli amici…lo faccio notare alla CGIL e questi a momenti mi denunciano? a me, francemente, sembra una cosa da matti.”

          anche a me sembra da matti, potevi andare all’ispettorato del lavoro, oppure dal datore di lavoro del tizio… io non difendo i furbi, ma non si butta l’acqua sporca con il bambino dentro per fare prima.
          Si trovano i furbi e gli si rompe il culo è semplice… ma è decisamente più semplice radere al suolo l’intero sistema per punire poche persone.

          “è un diritto poter scioperare ad minchiam?”

          scioperare ad minchiam no, ma scioperare per i propri diritti o perchè una categoria lo ritiene giusto si.

          “nella vita i diritti contano ma dovrebbero essere compensati dai doveri!”

          concordo ampiamente

          “sveglia ragazzo! l’Unione Sovietica era la patria dei diritti del lavoratore…se vede che fine ha fatto!”

          L’unione sovietica era una dittatura e lavorativamente parlando faceva schifo!
          Bello io sono di sinistra, ma non dei primi del 900!
          Io non rinnego l’occidente, la meritocrazia (non siamo tutti uguali) ed i cosidetti valori capitalistico-occidentali, ma neanche penso che la gente sia carne da macello per gli imprenditori o per i datori di lavoro.
          Io lavoro e loro mi pagano, io ho dei diritti e dei doveri, questo è equo e nessuno vuole niente di più!

          “P.S. abito in una casa di proprietà con giardino…sono borghese fino al midollo, io!”

          E sti cazzi? :D

  7. Taliesin

    @Hellequin Oramai quando vedo un tuo commento già so che troverò un bel flame inutile, forse i tuoi dovrebbero limitarti l’accesso ad internet, l’onanismo sfrenato ti ha causato gravi scompensi mentali, cerca di contenere i tuoi commenti diarreosi e smettila di sparare cazzate cosi tanto per, è evidente che più che borghese (te piacerebbe vè?) sei solo un ragazzino viziato e un po’ ignorantello o comunque è questa l’idea che dai. Ti rendi solo ridicolo con i tuoi commenti che vogliono essere illuminanti e al vetriolo, lascia parlare i grandi e vatti a fare un’altra pugnetta và.

    • Hellequin

      Ahahahah!!!
      è curioso come quando non si sa cosa replicare, si va di insulti!
      di un certo spessore, devi aver sudato sette camicie per trovare quei paroloni!

      Può essere che i miei commenti siano un pò sopra le righe ma almeno argomento senza ricorrere all’insulto preventivo.

      • lelith

        ma gli insulti tu te li cerchi poi non puoi lamentarti, hai fatto dei commenti palesemente provocatori ed offensivi quando c’era una discussione civile dove ognuno rappresentava le proprie idee senza insultare. avresti potuto benissimo limitarti all’insieme di luoghi comuni e affermazioni superficiali e rezziste contenuti nel tuo primo commento senza necessità alcuna di augurare la morte a chicchessia. evita di ricorrere all’ “insulto preventivo” e vedrai che le persone piuttosto che sputarti addosso (in senso metaforico) ti risponderanno in maniera più che civile. tra l’altro è ovvio che insultando quello che scrivi magari di sensato (in senso molto relativo) perde di interesse perchè l’attenzione si focalizza sull’offesa.

        PS io non ti insulto come meriteresti solo perchè mi piace fare finta di essere anticonformista

  8. Taliesin

    @Hellequin Non avevo intenzione di entrare nel merito della questione, non è la prima volta che leggo le tue risposte e devo dire che non ti smentisci mai; diciamo che oggi ho deciso di non seguire la politica del “non dar da mangiare ai troll” e ho deciso, cosi a tempo perso, di restituirti un po’ della tua stessa merda, ti piace? Ti posso assicurare che per insultare qualcuno ci vuole davvero poco, non ho neanche dovuto sforzarmi, mi sono chiesto come risponderebbe un 15enne? Et voilà! Non confido neanche in un tuo cambiamento perchè un troll è per sempre troll; magari quando superi la pubertà, chissà, la vedo dura comunque, ma alla fin fine cazzi tuoi.
    Torno alla mia lettura silente degli articoli, di solito commento solo quando ho qualcosa di sensato da aggiungere alla discussione e generalmente solo se sono competente sull’argomento.
    Mi permetto un consiglio a tutti, non date da mangiare ai troll essi sono esseri venuti su questo pianeta per rendere sterile ogni discussione sul web, ignorateli!
    Grazie e ciao

  9. Tetsuo

    Leftorium, tu non hai letto cosa ho scritto, visto che parli solo di costituzione (che è una minima parte del mio discorso).

    Io parlo del modello pomigliano, che vogliono far passare, cioè di un modello che dice “vuoi lavorare? rinuncia ai tuoi diritti di lavoratore”, quindi siamo al livello della cina.

    Dove non puoi ammalarti, non puoi scioperare e non puoi fare pause… questo era il succo del discorso, ma forse non ti è chiaro se leggi solo le prime 5 righe :D

    Nel merito della costituzione, mi sembra che il diritto allo sciopero si costituzionale o sbaglio? (sai può essere pure che mi sbaglio :D )
    Quindi se in un accordo scrivi “è vietato scioperare” come la mettiamo?

    In ultimo ti ho chiesto, perchè in questo caso (parole tue) la costituzione si può mettere da parte, mentre se lo dice Berlusconi fai fuoco e fiamme?
    O sempre o mai, non quando ti/ci conviene ;)

    The last but non the least: sto modo di fare politica di sinistra non mi piace, la sinistra non deve inseguire e copiare la destra per aumentare i consensi, altrimenti non avrebbe senso.
    Qui invece si vuol far passare il concetto che una sinistra moderna deve liberarsi di alcune ideologie passate… perchè tu consideri i diritti del lavoratore una ideologia passata… ma allora che cambia con la destra che voleva abolire, ad esempio, l’art.18?

    • calvin

      Dove non puoi ammalarti, non puoi scioperare e non puoi fare pause… questo era il succo del discorso, ma forse non ti è chiaro se leggi solo le prime 5 righe

      Ma chi te l’ha detto? Ma piantala con la propaganda e pensa a lavorare.

      • Tetsuo

        Ma vatti a leggere il piano!
        C’è scritto che non si può scioperare contro le norme contenute nel piano presentato, che in caso di malattie anomale a discrezione dell’azienda (quindi senza giudici o ispettori) si può interrompere il pagamento della malattia, le pause sono 3 da 10 minuti in 8 ore!

        Bello io mi spacco il culo da quando ho 16 anni ed ora ne ho 37!
        Non ho mai avuto mamma e papa a pagarmi un cazzo!

        Pensa a lavorare lo dici a tua sorella!

        • Calvin

          Dove non puoi ammalarti, non puoi scioperare e non puoi fare pause…

          magicamente diventa

          C’è scritto che non si può scioperare contro le norme contenute nel piano presentato, che in caso di malattie anomale a discrezione dell’azienda (quindi senza giudici o ispettori*) si può interrompere il pagamento della malattia

          a me pare diverso, il primo caso a casa mia si chiama propaganda. se poi per te uno e’ uguale a due, ti consiglio di reiscriverti a scuola perche’ hai enormi problemi con la logica.

  10. Non vorrei essere troppo polemico, ma credo che se l’Italia è un paese in declino, magari la colpa è pure del modo di pensare sottostante a questo articolo.

    L’articolo sembra celebrare le cause del declino di questo paese, che è incapace di rapportarsi alla realtà, ma pronto a reiterare slogan che erano sbagliati negli anni ’60 come lo sono ora, ma almeno all’epoca potevamo permetterceli. Non è questo ciò di cui il paese ha bisogno.

    Ecco la storia d’Italia:

    Prima si rende il sistema economico non competitivo con leggi, regolamenti, tasse, burocrazia, tribunali inefficienti, banche oligopolistiche, sindacati fortissimi, e strutture finanziarie primitive.

    Il risultato è che nessuna persona ragionevole investirebbe in un paese come il nostro: come è evidente dato il fatto che gli investitori stranieri stanno alla larga da questo inferno di mancanza di competitività.

    Allora arriva lo stato imprenditore: copre le perdite con i soldi del contribuente, paga investimenti che non rendono nulla e anzi distruggono ricchezza, cede facilmente ai ricatti di sindacalisti che non si curano della competitività del paese né dell’esercito di disoccupati che creano con le loro politiche, cede a pressioni politiche per comprare voti in certe regioni in cambio di lavoro presso aziende “protette” (e quindi inefficienti) e una pubblica amministrazione costosissima.

    Il risultato è che, finché si può, si fa finta che il problema non c’é, che si possono buttare via i soldi investendo in imprese non redditizie in cui le perdite sono pagate da Pantalone, che si possono tartassare le piccole e medie aziende con tasse elevatissime per finanziare una rete di protezione che alla fine protegge solo i lavoratori delle grandi imprese ammanicate con lo stato. Ai sindacati non è mai fregato nulla dei milioni di disoccupati che creavano, né delle decine di milioni di lavoratori di piccole e medie imprese che rappresentano la base dell’economia italiana e sono torturate a morte dallo stato italiano.

    Poi arriva un debito pubblico mostruoso e si scopre che non si può andare avanti così, che occorre cambiare, che bisogna fare le riforme. A parole, però: io non ne ho viste. Nè la sinistra né la destra hanno il coraggio di affrontare i problemi strutturali del paese: è una grande notizia che la FIAT ora non sia aiutata dallo stato – sia dato onore al governo per questa scelta importante (evidentemente aveva altri da aiutare… gli amici vengono prima dell’interesse comune, sempre). E quindi siamo un paese senza speranza.

    Insomma, è questo il sistema che si vuole difendere? Quello che ha trasformato il paese del miracolo economico in un paese in declino?

    Invece di fare le riforme, si continua a dar retta a sindacalisti, a fare retorica sui diritti del lavoro (come se distruggere ricchezza facesse l’interesse dei lavoratori, e come se il 25% di disoccupazione del Sud sia una grande conquista sociale), si continuano a buttare via risparmi.

    La FIOM è l’ancient regime, co-responsabile di tutti i nostri problemi (insieme alle politiche degli anni ’60-’80, che solo in parte sono state corrette successivamente). Non propone nessuna soluzione, si nutre di slogan, e non tocca minimiamente i veri problemi.

    Senza competitività non c’è crescita e senza crescita i salari stagnano. I diritti del lavoro sono parole vuote se dietro non ci sono gli investimenti necessari a finanziarli, e sono quindi controproducenti se fanno scappare questi investimenti.

    La domanda vera è: PERCHE’ NESSUNO SANO DI MENTE INVESTE IN ITALIA? Sarà che hanno paura della FIOM? Sarà che lo Statuto dei Lavoratori è rigido? Sarà che una causa dura 10 anni? Sarà che le banche sono inefficienti? Sarà che la burocrazia è lenta e costosa? Sarà che le tasse sono esose? Sarà che le risorse sono state sprecate per decenni per motivi non economici, cioè non per produrre ricchezza ma per conservare o finanziare posti di lavoro inutili? Sono queste le domande che servono al paese.

    Il declino lo desideriamo ardentemente, e stiamo ottenendo ciò che vogliamo.

    • Tetsuo

      “La domanda vera è: PERCHE’ NESSUNO SANO DI MENTE INVESTE IN ITALIA? Sarà che hanno paura della FIOM? Sarà che lo Statuto dei Lavoratori è rigido? Sarà che una causa dura 10 anni? Sarà che le banche sono inefficienti? Sarà che la burocrazia è lenta e costosa? Sarà che le tasse sono esose? Sarà che le risorse sono state sprecate per decenni per motivi non economici, cioè non per produrre ricchezza ma per conservare o finanziare posti di lavoro inutili? Sono queste le domande che servono al paese.”

      Di tutti i “sarà” che hai messo, solo due riguardano i sindacati ed i lavoratori e sono anche opinabili, visto che sono tue opinioni personali, mentre gli altri sono strutturali e legati alle nostre leggi ed istituzioni… quindi perchè dare la colpa a sindacati e lavoratori se l’italia è in declino?

      Sarà che abbiamo una classe dirigente ed imprenditoriale (che spesso coincide) che fà ridere?
      Gente che non investe un euro se non li finanzia lo stato?
      Gente che non sa neanche cosa sia la ricerca?

      Mi sembra pretesuoso e pure scorretto, dare la colpa dei problemi economici dell’Italia ai lavoratori.
      Che i sindacati non siano il massimo della vita concordo, non amo molto ne sindacati, ne sindacalisti, ma ridurre il tutto a sindacati cattivi, lavoratori troppo tutelati e ad imprenditori “vittime” del sistema, mi sembra un pò semplicistico e pure fasullo tie!

      Ammetto che non so che tutele abbiano in Francia, Germania ed Inghilterra, ma non credo che stiano ai livelli di Polonia e Cina… eppure ci fanno un mazzo tanto o sbaglio?

  11. Hellequin

    @Tetsuo: il caso che ho esposto dell’operaio in finta malattia, è un caso che ho vissuto in prima persona. E non c’è stato provveditore al lavoro che mi abbia dato ragione. “ma c’è lo statuto del lavoratore”….ecco cosa rispondeva, oppure “non si può mettere in dubbio una malattia che viene firmata da un medico”. e a chi dovrei dare la colpa di questo? (sei mesi in malattia sono tanti se hai 7 operai)…ai sindacati e a una certa schiatta di politici che hanno dato ragione ai poveri operai per 30 anni. Politici che io inquadro nella sinistra (con complicità compiacente di tutto l’arco politico).

    @lelith: io mi cerco gli insulti? può essere! forse espongo le mie idee in modo inopportuno ma non mi sono mai permesso di insultare apertamente nessuno in questo sito e nei miei commenti. Insulto una categoria di persone (sinistri, gay, sindacalisti, negri, arabi e tutti quelli che volete)….se ve la prendete, è perchè vi sentite chiamati in causa e fondamentalmente pensate di rientrare in quella categoria.
    Io penso di essere nazistoide, settentrionale convinto ed estremamente xenofobo. Potete scrivere quello che volete su questi temi e non me la prendo, perchè a me di quello che pensate delle mie idee, ME NE FREGO! (come vi da fastidio quando uso questa frase, nè?)

    @Taliesin: forse è meglio che torni alla lettura silente degli articoli, così non spammi con commenti inutili.
    Se proprio mi vuoi catalogare in una categoria, mettimi nel cittadino medio (facciamo il 60% di tutti noi?) che quello che pensa dice (e qui scendiamo al 3% di tutti noi), che quello che legge sui giornali lo interpreta secondo la propria visione e non secondo quella che gli danno in pasto tizi a caso che parlano in TV. che si sentevagamente libero di avere le proprie idee su tutto lo scibile umano senza dover avere una laurea per parlarne.

    Tante care cose a tutti.

  12. Taliesin

    @Hellequin [..LOL..]

  13. mamoru

    A me pare che molti commentatori non abbiano mai messo piede in una fabbrica e non sappiano nulla di come funzionano le cose nel manifatturiero.
    La turnazione viene fatta cercando di saturare gli impianti e pianificando i fermi macchina per manutenzione affinche’ non si blocchi la linea produttiva etc. Se un reparto e’ per 3/4 in malattia occorre trovare una soluzione (interinali o spostamento di personale da altri reparti), mica si puo’ fermare lo stabilimento ed andare al mare.

    Altrimenti niente produzione > niente consegne > niente pagamenti dai clienti > niente soldi che entrano in azienda

    Lettura consigliata

    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/La_Cina_ci_%C3%A8_vicina._Secondo_la_FIOM_%C3%A8_a_Pomigliano_d%27Arco#body

    In cui troviamo la seguente citazione:

    Leggiamo dal documento Fiat: “occorre definire le modalità per contrastare forme anomale di assenteismo, non riconducibili a forme epidemiologiche”; più avanti: “ad esempio 471 certificati medici presentati per il 16.11.2007 in concomitanza con lo sciopero nazionale …”; oppure i casi di assenza per “permessi elettorali”, come ad esempio i “1.578 permessi dell’aprile 2008 su un organico di 4.544 lavoratori…”

    Ditemi come si manda avanti una fabbrica cosi’…il problema e’ l’assenteismo e la scarsa produttivita’ e non mi pare che si parli di pagare di meno. Anzi si mettono soldi sul tavolo (qui il sindacato potrebbe chiederne di piu’ e anche quello il suo lavoro).

    Negli anni 70 i miei genitori si rimboccavano le maniche e facevano una barca di straordinari per metter su casa e famiglia, si chiamano sacrifici….lavoro di piu’ per guadagnare di piu’.

    Sul discorso diritto di sciopero, qui e’ il sindacato che deve mettere dei paletti con FIAT fermo restando che la paraculata di scioperare contro un accordo sottoscritto e’ una pratica scorretta.

  14. buon viaggio

    Ma chi è Helloquin, un pirla di buona famiglia, o semplicemente un sofisticato sofisticatore della realtà.
    Lavorare produrre per la padria e il nostro duce, fra poco arriviamo a questo.
    Diritti io me ne frego, quando sono degli altri, vero hello.

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