E se invece di tagliare le spese aumentassimo le tasse?

21 giugno 2010

“Le manovre di aggiustamento dei conti pubblici non possono basarsi esclusivamente sui tagli di spesa. Può essere necessario anche aumentare le tasse”. Non l’ha detto un ultrà dell’estrema sinistra, ma Pier Carlo Padoan, vice segretario generale e capo economista dell’Ocse. Un’ovvietà che in un mondo dove occorre spesso puntualizzare l’ovvio sembra una battuta rivoluzionaria. Che non a caso è passata nel silenzio generale. Invece sarebbe il caso di rifletterci.

In molti paesi europei, anche se non è stato messo in rilievo, questi ritocchi ci sono già stati o sono in procinto di essere varati: in Gran Bretagna, dal conservatore Cameron. In Germania, dalla conservatrice Merkel. Si è aumentata o si sta per aumentare l’aliquota massima dell’imposta sul reddito. In Italia, dove è di moda la mistica del “non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini”, scriverlo pare una bestemmia. Da noi tra l’altro più che un aumento delle aliquote basterebbe recuperare un po’ della scandalosa evasione fiscale, almeno 120 miliardi di euro, 5 manovre finanziarie come quella attuale.

Intendiamoci, tagli alla spesa pubblica sono sempre possibili, le sacche di spreco non mancano e non solo in Italia. Ma se fossero eccessivi finirebbero per mettere eccome le mani nelle tasche dei cittadini: in quelli dal reddito medio basso, ed avrebbero così un effetto recessivo, molto di più di manovre sul versante delle entrate. Stavolta equità e crescita potrebbero andare a braccetto. Molti economisti hanno stigmatizzato il fatto che la bolla finanziaria all’origine di questa crisi fu creata – guarda caso – per sostenere la domanda del ceto medio americano in un paese dove decenni di politiche “neoliberiste” avevano aumentato le disuguaglianze. Le manovre depressive non servono: se i ceti medi soffrono, difficilmente le economie riprenderanno fiato, a parte fiammate di breve durata.

C’è poi un ragionamento per così dire ideologico, da sfatare una volta per tutte: privato non è sempre bello, pubblico non è sempre spreco. Lo dice il buon senso, oltre che uno come Padoan, che di certo non può essere iscritto a leader della sinistra mondiale. Quindi, affrontiamo il tema: per risollevare le economie europee e quella italiana in primis – impresa comunque piuttosto complicata – ci vogliono i tagli di spesa (dove servono e come servono) ma anche aumenti di entrata (dove servono e come servono). Chiunque affermi il contrario, Berlusconi in testa, ha torto.

20 commenti a E se invece di tagliare le spese aumentassimo le tasse?

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  2. nirnaeth

    Ancora!?
    Aumentare le tasse comprime i consumi, messere. Affamare il leviatano della spesa pubblica non necessaria, li farebbe alzare: meno spesa, meno tasse (al momento opportuno, una volta risistemati i conti), più denaro per noi poveri stronzi da spendere.

    • “Aumentare le tasse comprime i consumi, messere.”

      Invece tagliare gli stipendi di 3,6 milioni di pubblici dipendenti li fa aumentare?

      Tagliare 8 miliardi di euro alle regioni e 2 ai Comuni, che saranno costrette inevitabilmente ad aumentare tariffe e tasse locali o a tagliare servizi, scaricando il costo degli stessi sulle famiglie rilancia l’economia?
      O qualcuno pensa DAVVERO che verrano eliminati SOLO gli sprechi (che pure, in parte, ci sono, come è scritto)

      Ogni “restrizione” dei bilanci pubblici può avere effetti depressivi. Il punto è chiedersi qual’è la cosa che è più utile, più efficace e più equa.

      Il punto di vista dell’articolo (che non è isolatissimo, e non tra gli sicritti di rifondazione ma tra numerosi economisti, tra cui diversi di una certa fama ^_^) è che occorre un mix di molte cose, e che solo in un paese un po’ superficiale (o furbastro) si può pensare di prendere il toro da un corno solo e sperare di far meglio di chi lo prende da entrambi i corni.

      UN caro saluto

      C.

  3. Ma se poi pago tutto in nero, dal dentista fino al fornaio passando per l’imbianchino, non mi scassato con l’immoralità dei “redditi invisibili”.

    Viva i paradisi fiscali

  4. Per tornare poi con lo slogan: Da noi tra l’altro più che un aumento delle aliquote basterebbe recuperare un po’ della scandalosa evasione fiscale, almeno 120 miliardi di euro, 5 manovre finanziarie come quella attuale

    In pratica: vi puniamo perché pagate le tasse regolarmente e dei cattivi cattivoni non lo fanno e con altri aumenti lo faranno ancora di meno.

    • No, in italiano quello che c’è scritto significa un’altra cosa, esattamente opposta alla tua interpretazione:

      Da noi, GRAZIE (si fa per dire…) all’evasione fiscale non c’è neppure bisogno di aumentare le aliquote, perchè basterebbe far pagare le tasse ai delinquenti che non lo fanno.

      Un caro saluto.

      C.

      • Alessandro Abis

        Concordo, ma se non sbaglio anche voi di Giornalettismo avete più volte fatto notare che la lotta all’evasione fiscale ha esiti incerti e che quindi costituisce una furbata il quantificarla nelle manovre finanziarie… o ricordo male? Tradotto, per come la vedo io: l’evasione fiscale andrebbe combattuta sempre e comunque, non solo quando ci si trova con l’acqua alla gola al punto da dover realizzare manovre da 24 miliardi; il problema è come farlo (e in un vostro articolo voi avete criticato l’idea tremontiana di affidare la lotta all’evasione ai consiglieri tributari comunali: http://www.giornalettismo.com/archives/67514/governo-tagli-assumere-migliaia/).
        Il recuperare le tasse evase è qualcosa su cui sono d’accordo tutti ma che, per un motivo o per l’altro, non si vuole o non si riesce mai a realizzare (non in modo decisivo); cosicché andiamo avanti a condoni, scudi fiscali e porcate varie.

  5. Grey Area

    Basterebbe tassare il patrimonio immobiliare della Chiesa e ridurre le spese delle missioni di pace che combattiamo per gli altri.

  6. pietro

    C’è da dire una cosa, dal punto di vista aggregato ( anche dal punto di vista del totale dei consumi ) un recupero dell’evasione fiscale è esattamente la stessa cosa di un aumento delle tasse, dato che riduce il reddito disponibile per i consumi di una parte della popolazione ( gli evasori, che in Italia nonostante le idiozie dei paleocomunisti sono per la maggior parte tra i redditi medi e medio bassi ), e se questo aumento della tassazione deve servire per aumentare le dimensioni di uma macchina statale sostanzialmente improduttive che assorbe già il 54% del PIL è compito di chi lo sostiene dimostrarne l’utilità.
    Quindi non è questione di ideologia ma puro buon senso chiedere a chi vuole aumentare la spesa pubblica a scapito del reddito delle attività produttive di dimostrane la necessità.
    Molti non sanno che il PIL italiano che viene comunicato dall ISTAT comprende l’economia sommersa, e che quindi la pressione fiscale reale su chi paga le tasse è oltre il 50%, l’idea di aumentare le tasse può essere sensata negli stati come GB e Spagna che hanno una pressione fiscale reale più bassa del 40%, in Italia è idiozia pura,cosa pretendete di arrivare al 100%?
    La cosa sensata sarebbe utilizzare il 100% dell’evasione recuperata come deduzione fiscale, così automaticamente ne godrebbero i redditi bassi e si favorirebbero i consumi e le attività produttive.

    • A parte le affermazioni apodittiche (e tendenzialmente “ideologiche”) sulle quali mi astengo da sproloquiare – bastano ed avanzano gli altri – resta una questione, alla quale non trovo risposte.
      Tagliare le spese – riducendo il reddito disponibile di chi subisce il taglio, sia esso un dipendente pubblico “fannullone”, o un esponente della cricca o, molto ma molto più facilmente, un povero cristo dal reddito medio o medio basso – non deprime a sua volta i consumi?

      E non è più facile che i consumi si deprimano se ad essere diminuito è il reddito disponibile di ceti medi o medio bassi?

      C.

      • Calvin

        Tagliare le spese riduce i consumi tanto quanto la caccia all’evasione, si tratta sempre di provvedimenti restrittivi. E tanto quanto è immorale chi evade è immorale chi è assunto dallo Stato ma non produce nessun reale valore aggiunto per il cittadino. Peraltro le tasse verranno alzate (il gettito salirà) proprio come risultato della lotta all’evasione, quindi credo che ci sia l’uno e l’altro nella manovra. Quello che manca semmai sono i soliti interventi strutturali, ma quelli ormai ce li possiamo aspettare giusto se ci invade un altro paese.

        • Ecco un discorso di buonsenso. Resta sempre da stabilire quale sia il giusto mix, o in ogni caso il male minore.
          Permettimi di dubitare sull’effettiva presenza nella manovra italiana della lotta alla evasione (sarei ultralieto di essere smentito dai fatti).
          Sigh, anch’io temo che gli interventi strutturali non li vedremo mai. A meno che per essi qualcuno non intenda il cambio dell’inno nazionale.

          Grazie, un caro saluto

          C.

  7. Ottodixit

    La riduzione della spesa pubblica è richiesta dai mercati, che giudicano già troppo alto (freno per le aziende) il carico fiscale in Italia e troppo inefficiente e inaffidabile il sistema di riscossione delle tasse (il problema non sono gli evasori ma l’incapacità delle autorità di beccarli e recuperare l’evaso). Più tasse uguale più evasione.

    Qualcosa che va nella direzione indicata dall’ottimo Comicomix (con il quale sono sempre d’accordo ma non stavolta) l’ha fatto Merkel, ma in Germania vi erano ancora spazi di manovra (Iva al 16%) e comunque sono stati fatti anche tagli di spesa nel campo del welfare.

    Politicamente poi in Italia chi oggi propone aumenti delle tasse si scava una fossa. La sinistra non è più di moda anche perché con l’ingenuo Padoa-Schioppa si è cucita addosso la fama di “tassa e spendi”.

    E’ vero però che il peso della manovra grava troppo sugli enti locali. La Lega cercherà di scaricarlo in parte sul meridione mediante un meccanismo di premio per le “regioni più virtuose” (ossia, le più ricche), il PDL cercherà di parare il colpo per non perdere le clientele meridionali.

  8. Pingback: Lo scarabocchio di Comicomix

  9. Io aumenterei la tassa sui beni mobili. Sperando che ci sia in giro qualche personcina onesta coi soldoni che ne dichiari almeno uno.

  10. dinophis

    Ci sto! Almeno l’Italia lo vince, un mondiale: quello del prelievo fiscale.

  11. Demind

    Perchè quando si parla di tasse/evasione si fa sempre riferimento ai ceti sociali e non si fa riferimento alla tipologia di lavoratore che evade?
    Secondo me ogni discorso relativo all’evasione, aumento tasse ecc. non può prescindere da questo aspetto. Mi spiegate come fa un lavoratore dipendente (privato o pubblico non fa alcuna differenza) ad evadere le tasse?Mi spiegate poi come fa un lavoratore “indipendente” a non sentirsi quasi obbligato a non evadere le tasse in un contesto in cui se paghi ogni cent sei assolutamente fuori mercato e non concorrenziale?
    Non è questione di essere di destra o di sinistra, è questione secondo me di onestà intelletuale e buon senso, senza contare poi che trovo oltremodo ridicolo sventolare lo spauracchio della polizia fiscale come fa chi attualmente ci governa, da che mondo è mondo in uno stato civile se non rubi, nessuno avrà niente da scoprire anche controllando per 100 anni ogni tuo movimento…

    Trovo che tutti questi discorsi purtroppo siano spessissimo colmi di faziosità e partigianeria

  12. Demind

    Chiedo scusa, nella mia frase:

    Mi spiegate poi come fa un lavoratore “indipendente” a non sentirsi quasi obbligato a non evadere le tasse

    C’è una negazione di troppo, il secondo ‘NON’ va tolto!

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