Inghilterra: il Principe Carlo s’intromette negli appalti pubblici

18/06/2010 - Secondo alcune email emerse all’interno di un procedimento giudiziario, il Principe di Galles avrebbe fatto pressioni su un gruppo d’affari del Qatar perchè rinunciasse a costruire un’area residenziale. Non gli piaceva il progetto. E’ in corso a Londra la causa

     
 

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Secondo alcune email emerse all’interno di un procedimento giudiziario, il Principe di Galles avrebbe fatto pressioni su un gruppo d’affari del Qatar perchè rinunciasse a costruire un’area residenziale. Non gli piaceva il progetto.

E’ in corso a Londra la causa fra Qatari Diar e Christian Candy, un tempo partner d’affari per la costruzione del complesso residenziale di Chelsea Barracks, nel pieno centro della capitale inglese. Come suggerisce il nome, le Chelsea Barracks erano delle caserme, edifici militari poi riconvertiti ad uso civile che il governo della città stava cercando di vendere fin dal 2005. L’azienda di costruzioni araba Qatari Diar aveva presentato un’offerta per la realizzazione di appartamenti extra-lusso sul terreno, e nello stesso anno i fratelli Candy, architetti e progettisti, ne avevano presentata una analoga: le due aziende, in seguito, avevano raggiunto una partnership. Ma poi l’affare andò a monte, e i Candy portarono gli imprenditori arabi davanti al tribunale per il risarcimento dei danni: e ora si capisce perchè il progetto Chelsea Barracks saltò.

PRESSIONI REALI - Al Principe Carlo d’Inghilterra il progetto proprio non piaceva.  “Troppo moderno”, dunque ragioni di gusto estetico alla base delle pressioni, o chissà che altro: fatto sta che il Principe di Galles avrebbe acceso il computer e iniziato ad inviare una serie di email, che ora trapelano dalle aule giudiziarie. Primo destinatario il vicesindaco di Londra, Sir Simon Milton, per comunicargli la sua contrarietà all’assegnazione dell’appalto alla Qatari Diar. Carlo si sarebbe anche mosso contattando direttamente la famiglia reale del Qatar, che controlla l’azienda di costruzione attraverso un cugino del sovrano, a capo della società. E, in un offensiva a tutto campo, Carlo avrebbe assegnato al suo segretario particolare, Michael Peat, il compito di riferire al Direttore del settore investimenti di Qatari Diar, John Ward, che anche se il progetto fosse andato avanti, avrebbe potuto incontrare grossissime resistenze a Westminister, e che perciò era meglio lasciar perdere tutto. Mangiata la foglia, la Qatari Diar si sarebbe ritirata dalla partnership, venendo citata dal resto del consorzio per danni.

SMENTITE - Il principe avrebbe dunque “abusato della sua posizione costituzionale” per pilotare da posizioni di favore gli appalti della capitale del Regno. Smentisce tutto l’ex vicesindaco di londra, Simon Milton, che, per bocca di un portavoce ci tiene a sottolineare come “in nessun momento l’ufficio del Principe fece qualsiasi tentativo di influenzare la decisione del Sindaco su Chelsea Barracks. In quel periodo sir Milton stava ricevendo molte opinioni sia favorevoli che contrarie al progetto, che aveva semplicemente riferito agli ufficiali della stazione appaltante, come avrebbe d’altronde fatto per qualsiasi decisione che fosse stata meritevole di una qualche considerazione da parte del Sindaco”. Milton ammette però che l’erede al trono era “fortemente contrario” agli avvenieristici progetti in vetrocemento che gli arabi stavano mettendo a punto per i palazzi del centro di Londra.

     
 

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