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Il paese dove chi festeggia il Natale rischia la morte

L’irruzione in una casa privata, alcuni arrestati rischiano la condanna a morte. La polizia religiosa della provincia settentrionale di al-Jouf ha sventato un “complotto per celebrare il Natale”, facendo irruzione nell’abitazione di un “diplomatico asiatico” e arrestando 41 persone, tra le quali tre musulmani, un egiziano e due sauditi.

LA RETATA – Gli arrestati, che non è chiaro se nel frattempo siano stati rilasciati, sono stati deferiti alle “rispettive autorità”, intendendo con l’espressione i diversi percorsi giuridico-burocratici che potranno imboccare a seconda della loro nazionalità e religione. Quelli che rischiano di più sono i due musulmani sauditi, che potrebbero addirittura essere accusati d’apostasia, anche se la conclusione più probabile passerà per una condanna attenuata da una dichiarazione di pentimento e nell’ammissione di un “errore” che sarà sì punito severamente, ma non con la morte.

IL DIVIETO – In Arabia Saudita i riti cristiani, e con essi ogni celebrazione del Natale, sono sevramente proibiti in pubblico, ma sulla questione se siano o meno ammessi nelle residenze private non è mai stata fatta chiarezza. Di sicuro c’è che per i sudditi sauditi presenziare a riti di altre religioni è sicura fonte di guai, fossero pure i matrimoni, che già in passato si sono rivelati fonti di dure condanne per qualche incauto.L’incertezza giuridica è un tratto distintivo dell’Arabia Saudita, dove le sentenze sono appese al filo della volontà dei religiosi e dei reali.

REPRESSIONE E ABUSI – Appena pochi giorni prima ad esempio i giudici di Jedda hanno accusato Raef Badawidi di apostasia. Attivista e difensore dei diritti umani, fondatore ed editore del Liberal Saudi Network, si era presentato il 22 dicembre alla prima udienza accusato di “insultare l’Islam atttraverso i canali elettronici” e di “venir meno ai doveri d’obbedienza”alla monarchia e ne è uscito con un’accusa ancora più grave, che potrebbe condurlo al patibolo. Nella settimana successiva a Natale invece è stato arrestato lo scrittore e analista politico Turki al-Hama, colpevole di aver criticato l’Islam e la famiglia reale, con grande probabilità seguirà il destino di Badawidi.

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