Apologia di nazismo su Internet, prima storica condanna in Spagna

Un ventitreenne, Aitor R. E. di Barcellona, si è preso due anni di carcere per aver diffuso via Web contenuti...

Un ventitreenne, Aitor R. E. di Barcellona, si è preso due anni di carcere per aver diffuso via Web contenuti di stampo nazista e links a siti di contenuto xenofobo. L’accusa aveva richiesto il doppio della pena.

Il Tribunale Penale numero 23 di Barcellona ha emesso una storica condanna contro l’apologia di reato al nazismo via Internet, la prima di questo genere in Spagna, condannando un giovane barcellonese, Aitor R. E , alla pena di due anni di reclusione per aver diffuso, tramite un sito Web, materiale inneggiante al nazismo e ai due massimi esponenti del nazionalsocialismo, Adolf Hitler e Joseph Goebbels. Inoltre, sempre tramite il suo sito, era possibile accedere a links di chiaro stampo xenofobo inneggianti all’odio razziale.  Il Pubblico Ministero aveva richiesto una condanna decisamente più pesante; quattro anni e otto mesi, ma gli avvocati di Aitor R. E., incensurato, hanno raggiunto un accordo che permetterà al giovane di non finire in carcere.

SPAGNA ALL’AVANGUARDIA – Una sentenza storica che potrebbe fare da apripista europeo verso la persecuzione di questo tipo di reato, in rapida diffusione, ma sin’oggi mai punito severamente, se non con chiusure di siti o pagine web dei vari social network. Sono infatti rare le prese di posizioni dei vari governi europei verso l’attuazione della legge di apologia (fascismo, nazismo, etc) e una sentenza di questo genere potrebbe sbloccare una situazione che si sta facendo sempre più insostenibile. La crescita smisurata della piattaforma Internet e l’incontrollabilità dei contenuti porta sempre più spesso ad una censura senza logica, che colpisce a caso. La semplice applicazione di una legge già esistente, tra l’altro, come ha fatto la Spagna in questo caso, ridurrebbe senza dubbio e in maniera significativa questi fenomeni di apologia.

DERIVA ESTREMISTA – È del Marzo scorso la notizia riguardante la candidata alle presidenziali austriache, Barbara Rosenkranz, che nel proprio programma elettorale aveva inserito la proposta di cancellazione del reato di apologia l’apologia di reato e del divieto di ricostituzione del Partito Nazionalsocialista. La sua campagna elettorale ebbe come cassa di risonanza pincipale la Rete, appunto, che fu ben presto (e fortunatamente per poco tempo) inondata di messaggi di stima e di condivisione per le sue proposte elettorali. Il caso Rosenkranz richiama alla mente il nostrano Movimento Fascismo e Libertà, partito di chiara ispirazione, che seppur fondato nel 1991, ha passato indenne vari processi riguardanti l’istigazione al reato di ricostituzione del partito fascista e in questi ultimi anni, grazie anche al web, sta riscuotendo molto successo, soprattutto nei più giovani.

LIBRERIA EUROPA – Tornando alla cronaca, ad inguaiare ancor di più il giovane Aitor R. E. è stato il materiale trovato nella sua abitazione, bandiere e manifesti con epigrafi naziste, e due manuali, il “Testo obbligatorio per aspiranti e futuri membri del FNS-18” (dove al numero 18 corrispondono le iniziali dell’alfabeto di Adolf Hitler) e “Consigli per la creazioni di cellule” derivanti dallo “Statuto Ufficiale del Fronte Nazional-Socialista Adolf Hitler”. Il materiale parrebbe provenire dalla libreria Europa di Barcellona, il cui proprietario Pedro Varela, è stato condannato lo scorso marzo a due anni e nove mesi per “diffusione di idee genocide” e “attentato contro i diritti fondamentali e le libertà garantite dalla Costituzione”. Insomma, in Spagna su certe cose non si scherza.