Economia

Manovra economica e Regioni: bye bye, federalismo fiscale!

17 giugno 2010

I governatori, Formigoni in testa, sono sul piede di guerra contro Tremonti. Le misure adottate pesano quasi esclusivamente su di loro, sono a rischio costituzionalità e rappresentano un colpo mortale alla riforma che sta a cuore alla Lega

La manovra è irricevibile e le Regioni chiedono di cambiarla. Non solo le poche ancora governate dal centrosinistra, ma anche la Lombardia di Formigoni, l’Abruzzo di Chiodi. Restano defilati i neogovernatori del sud e si nota il silenzio assordante dei due leghisiti. Ma si tratta di fuffa, o i presidenti delle Regioni hanno ragione a reclamare? Vediamo.

FATTA LA LEGGE, TROVATO L’INGANNO – Sulla carta l’attuale maggioranza è federalista. Sia nella recente legge n.196/2009, che riforma la contabilità e finanza pubblica, sia nella Legge n.42/2009 (la legge di attuazione del federalismo fiscale) è previsto che le manovre di finanza pubblica vengano disegnate e realizzate in condivisione tra governo nazionale, regioni e autonomie locali. Solo che la manovra è stata costruita da Tremonti nelle segrete stanze del ministero dell’Economia, senza condivisione – pare – neppure con il presidente Berlusconi. Quindi, in spregio a norme di leggi approvate da questa maggioranza. E si che si tratta di una manovra pesantissima per la finanza regionale.

IL PESO SULLA FINANZA REGIONALE – I numeri sono impietosi, e non sono opinabili. Partiamo dai saldi: alle Regioni italiane è chiesto un risparmio nel 2011 di 4,5 miliardi di euro su un totale di riduzioni di spesa di 10 miliardi, ben oltre il 40%. Se ci aggiungiamo un altro mezzo miliardo di spesa sanitaria, siamo al 50%. Per il 2012 il contributo a cui sono chiamate le Regioni è di 6,2 miliardi di euro, circa il 40% delle riduzioni di spesa totali. La spesa delle Regioni a statuto ordinario al netto della sanità è pari complessivamente a circa 32 miliardi di euro. Un taglio di 4,5 miliardi significa il 14% di contrazione nella spesa. E il peso della spesa regionale sul totale della spesa pubblica è di circa il 20%, che si riduce al solo 7% se consideriamo la spesa regionale al netto della spesa sanitaria. Posto che gli sprechi sono dappertutto, si chiede quindi il sacrificio più grande ad enti che gestiscono quantità minori di spesa. Senza contare che un altro 10% di tagli sono i cosiddetti tagli lineari ai ministeri, all’interno dei quali è presumibile vengano colpiti meno le consulenze per i ministri e più i fondi nazionali (trasporti e non autosufficienza in testa) che sono di fatto altri trasferimenti alle regioni. Difficile non ritenere che questo significherà tagli ai servizi offerti.

3 commenti a Manovra economica e Regioni: bye bye, federalismo fiscale!

  1. Ottodixit

    Ma se così sarà un risultato positivo e di non poco conto lo si avrà: Bossi e camerati saranno ridotti sull’ultima spiaggia della secessione. E allora, finalmente, si metteranno le carte in tavola una volta per tutte.

    D’altra parte l’attuale braccio di ferro consente di mettere a fuoco l’emergere di una casta regionale: il decrentramento dei poteri da Roma alle regioni si traduce in un trasferimento della capacità corruttiva dagli uffici ministeriali a quelli regionali.

    Aumentano le occasioni di malversazioni, truffe, corruzione mentre si frammentano i già deboli, e sempre più indebolendi (vedi legge bavaglio) poteri di controllo. Federalismo all’italiana? No, grazie.

    • IO sono un federalista convinto, forse perchè sto in una Regione che fu, assieme a Toscana e Emila, la “culla” del regionalismo italiano.

      I rischi che tu paventi, intendiamoci, ci sono. Ma un aumento dell’accountability dei governi regionali e locali, attraverso la corrispondenza tra funzioni offerte (e relativa spesa pubblica necessaria) e prelievo fiscale per finanziarle sarebbe utile all’Italia.

      Purtroppo qui – è evidente – si va in direzione opposta.

      E il sospetto è che poi il risultato finale che si vuole è quello di limitarsi a smettere di trasferire i soldi nel mezzogiorno (dove, contrariamente alla vulgata popolare si spende meno che nel centro nord, ma si spende male) verso il nord. Con l’effetto più che probabile di creare sprechi nel nord e di rendere indispensabile un trasferimento di risorse dal “centro” verso un Sud che diventerebbe altrimenti “ingestibile”.

      Con buona pace del federalismo, e di risparmi di spesa.

      Ma a chi interessano questi argomenti?

      Un caro saluto

      C.

  2. Pingback: Tremonti e Bossi, due adorabili bugiardi

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