Il Pd è “un italian dream da costruire con pazienza e soprattutto da condividere con milioni di italiani”, Berlusconi un “leader più uso alla gaffe o all’aggressione verbale che al ragionare politico”. Con l’ex segretario del Partito Democratico parliamo di questione morale, intercettazioni, legge elettorale, nuovi scenari possibili nell’agone politico
Parliamo di “questione morale”. Le ultime vicende di cronaca dimostrano come quello della corruzione sia purtroppo un problema più che mai vivo. E spesso si fa confusione tra battaglia per la legalità e giustizialismo. Quali regole interne o precauzioni dovrebbero darsi i partiti per garantire ai cittadini che i loro rappresentanti non siano cattivi esempi? Cosa dovrebbero fare all’emergere degli scandali?
La ‘questione morale’ non è un problema da affrontare a giorni alterni, quando c’è
uno scandalo o un arresto o una inchiesta giudiziaria. Questione morale significa, in primo luogo, confidare nella Politica quale strumento di convivenza civile, di governo della res publica, di sviluppo della società. Se la politica è questo, e non un ‘risiko’ per adulti, allora la ‘questione morale’ non esisterà più come problema, perché il senso comune ci farà avvertire la politica come un servizio per gli altri e non un privilegio per se stessi. In quanto alle regole, il PD ha delle ottime regole interne, di massima trasparenza e chiarezza, e mi pare che nei pochissimi casi in cui esponenti del nostro partito si sono trovati sotto inchiesta, i comportamenti siano stati molto rigidi e corretti, arrivando alle dimissioni dai pubblici incarichi. Attenzione, però, perché si possono riempire i partiti di regole, ma esse non serviranno a nulla se l’habitus è quello del potere predatorio, del prevalere dell’egoismo e dell’interesse individuale sull’interesse comune. Le regole sono importanti per garantire l’integrità della politica, ma fondamentale è che l’intera società condivida una comune tensione nel rigettare, come negativi corpi estranei, coloro che si arrogano il diritto di servirsi dei luoghi e di piegare gli strumenti della politica a fini d’arricchimento personale.
Il testo sulle intercettazioni approvato al Senato ripropone la questione della libertà di informazione perché scarica sui giornalisti molte, troppe responsabilità di una eventuale fuga di notizie dalle stanze dei tribunali. Sono previste sanzioni fino a 450.000 euro per gli editori. Lei, da giornalista e politico, quale crede sia la soluzione migliore per impedire (se ce n’è bisogno) che, ad esempio, indagati vengano anzitempo avvisati di un provvedimento a loro carico attraverso la stampa?


ma ancora apre bocca sto fallito? dopo che è riuscito a perdere tutto quello che si poteva perdere ha il coraggio di venire pure a blaterare? finchè gli oppositori di berlusconi saranno di persone del genere il nano pelato può dormire sonni tranquilli che questo paese resterà tutto suo.
fallito w dalema e w la torre
Pingback: Tweets that mention “Ragionare solo di alleanze utili” – Intervista a Walter Veltroni -- Topsy.com