Ma è l’inno di Mameli il vero problema?

15 giugno 2010

Grandi polemiche su Luca Zaia, neogovernatore leghista del Veneto, colpevole di aver “sostituito” l’Inno di Mameli con il “Va pensiero” di Giuseppe Verdi, in occasione dell’inaugurazione di una scuola nel trevigiano. Si sono arrabbiati la direttrice dell’ufficio scolastico regionale, l’opposizione, diversi esponenti del PdL e soprattutto il ministro Ignazio La Russa. Zaia si è difeso invocando il suo amore per il tricolore, simbolo del “made in Italy”, poi il suo portavoce si è preso tutte le colpe dell’incidente, confermando implicitamente l’accaduto.

Ma il vero problema, diciamocelo, è l’inno nazionale? A parte che la polemica sull’aria verdiana è vecchia di qualche lustro, la sensazione è ben diversa. Quella di una Lega nord diventata definitivamente partito “di governo”, lasciando la sua anima “di lotta” a queste guittate da quattro soldi che non fanno male a nessuno, se non all’intelligenza e al buon senso. Oppure è un partito che abbaia alla luna, che rassicura il suo elettorato più “duro” con proclami e proposte strampalate – lezioni di dialetto, esami di cultura locale, inni mancanti e tricolori derisi – perché vuol far dimenticare la sua partecipazione al governo più centralista che si ricordi.

Non si ricorda, infatti, una manovra finanziaria che scarica il peso dei tagli di spesa pressoché completamente sul livello regionale e locale, quando il grosso della spesa sta ancora nelle mani dei ministri di “Roma ladrona”. Manovra non a caso aspramente criticata da Formigoni, che ha detto testualmente che questa manovra “seppellisce il federalismo”, nell’assordante silenzio di Cota e dello stesso Zaia, troppo occupati a fare proposte sempre più strampalate o a dire boutade sempre più stanche e vuote.

I media e le opposizioni – lasciamo stare il PdL, che in questo gioco del poliziotto buono poliziotto cattivo sull’inno o il tricolore probabilmente ci sguazza – devono smettere di guardare all’apparenza dei titoloni ad effetto. Comincino a mettere a nudo la sostanza: centinaia di atti contro il federalismo – da ultimo questa manovra da “governo prefettizio” che di fatto “commissaria” tutte le amministrazioni locali – approvati dal governo che la Lega nord sostiene e difende a spada tratta. E quando Zaia o chi per lui fa il guitto da baraccone, ci ridano su. E lo sbugiardino, davanti ai suoi elettori “celoduristi”. Magari intonando una bella aria verdiana. Meglio l’opera, di questa operetta da 4 soldi.

Un commento a Ma è l’inno di Mameli il vero problema?

  1. Ottodixit

    Non a caso Calderoli è noto come il ministro al Diversivo.
    Certo, la Lega come partito politico non va da nessuna parte e tra non molto il bluff del federalismo alla Bossi si sgonfierà come a suo tempo la devoluscion, già finita nella pattumiera non della storia ma della cronaca di provincia. (Chiedere ad un leghista cosa è stata la devoluscion … non lo saprà più nemmeno lui)
    Purtroppo ho l’impressione che rimarrà a lungo il leghismo, quell’intruglio di degenerazione in cui si mescolano chiusura mentale, avidità, livore sociale, aggressività che Bossi e compagni hanno reso socialmente accettabile. Oggi è di moda il burino lombardoveneto di successo, quello portato sullo schermo anni or sono da Jerry Calà e che trova in Maroni, o nell’hidalgo Zaia, una sua credibile rappresentazione. Occorrerà tempo prima che gli subentri un’altra maschera.

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