Il governo dei tagli fa assumere migliaia di consiglieri ai Comuni
14/06/2010 - Un comma della manovra finanziaria prevede l’istituzione dei Consigli tributari. Un aggravio di spesa per gli Enti locali stimato in almeno 100mila euro l’anno. Si tratta d’istituti inutili e lottizzate dalla politica che finora hanno causato grossi guai all’Amministrazione finanziaria
Un comma della manovra finanziaria prevede l’istituzione dei Consigli tributari. Un aggravio di spesa per gli Enti locali stimato in almeno 100mila euro l’anno. Si tratta d’istituti inutili e lottizzate dalla politica che finora hanno causato grossi guai all’Amministrazione finanziaria centrale.
“Ai Comuni sarà riconosciuta una quota pari al 33% delle maggiori somme relative ai tributi statali riscosse a titolo definitivo“, parole e musica del ministro dell’Economia Giulio Tremonti contenuti nella sua nuova hit: la manovra correttiva da 24mld di euro, ora al vaglio del Senato. Un refrain triste, magari buono per Sanremo, ripetuto fino alla noia dai telegiornali, manco fosse davvero una canzone. Peccato che a spulciare per bene nel centinaio di cartelle che compongono la manovra da 54 articoli si scopre, invece, che i comuni dovranno accollarsi un’ulteriore spesa. L’assunzione tra 100 e 150mila consiglieri tributari “entro il termine di 90 giorni dall’entrata in vigore della presente disposizione”. Costo previsto, calcolando per difetto, circa 100 milioni di euro.
PROCEDIAMO CON ORDINE - Secondo il testo varato già da qualche settimana dal governo, agli Enti locali (Regioni, Province e Comuni) è stato presentato un conto salatissimo. Più di 13 miliardi nel prossimo biennio. Alle Regioni è stato chiesto un intervento di circa 5 miliardi di euro per anno. I tagli a Comuni e Province, invece, dovrebbe essere di circa 1 miliardo nel 2011 e di oltre 2mld nel 2012. Comuni, peraltro, che già hanno dovuto fare i conti con il taglio dell’Ici “erga omnes”, cosi come voluto dal quel provvedimento “spot” che ha drasticamente ridotto i ricavi delle Amministrazioni locali. Infatti, lo stesso governo ha cercato di correre ai ripari prevededendo un fondo di (appena) 200 milioni di euro per coprire almeno una parte delle mancate compensazioni al gettito dell’Ici venuto meno. Poi, come detto, siccome questo governo almeno a chiacchiere si riempie sempre la bocca di “federalismo”, è stata introdotta la suddetta norma. Le amministrazioni comunali, secondo la vulgata “tremontiana”, infatti, sono gli organi che più facilmente possono individuare, fra i loro residenti, situazioni e comportamenti poco coerenti con le loro dichiarazioni dei redditi. A questa convinzione il governo ha dedicato un intero articolo, il numer18. Alla lettera “a” del secondo comma, infatti si legge: “I Comuni con popolazione superiore ai cinquemila abitanti sono tenuti ad istituire, laddove non vi abbiano già provveduto, il Consiglio tributario. A tale fine, il regolamento per l’istituzione del Consiglio tributario è adottato dal Consiglio Comunale entro il termine di 90 giorni dall’entrata in vigore della presente disposizione”. Peccato che – come rileva un’allarmata nota dell’istituto economico Nens - se questa norma fosse davvero attuata, con ogni probabilità, “sarà destinata a produrre problemi piuttosto consistenti, oltre ad un aggravio di spesa probabilmente superiore ai proventi tributari che i Comuni potrebbero procacciare”.
E’ LA SOLITA STORIA ALL’ITALIANA – “Per capire quale possa essere la ricaduta pratica di questa disposizione – spiegano al Nens – che, apparentemente, vorrebbe rendere più efficace l’azione fiscale dell’amministrazione comunale, è necessario valutare la realtà esistente”. I Consigli Tributari dei comuni, infatti, già esistono. Sono nati in attuazione di una norma del 1945 (decreto legislativo n.77) e riaffermati in un comma della riforma fiscale del 1973. Avevano carattere facoltativo e alcuni – pochi – Comuni li hanno effettivamente istituiti nominando, in tutto, una cinquantina di consiglieri. “L’esperienza – confermano gli esperti dell’istituto di analisi economica – è risultata fallimentare: la natura di questi organismi non è tecnica, bensì politica e i regolamenti che presiedono alla loro istituzione indicano esplicitamente l’esclusione di persone che svolgano attività tecnica in materia fiscale, definendone la composizione in proporzione alle formazioni politiche rappresentate in Consiglio Comunale”. Insomma, si tratta di un ente lottizzato, controllato come una “partecipata” dalla stessa maggioranza politica che amministra il Comune. E’ facile immaginare che diventeranno l’ennesimo quanto inutile carrozzone. Nomine partitiche affidate ai “soliti noti”, magari politici “trombati” o ai famigerati “amici degli amici”. Non solo. Laddove questi istituti di “controllo” sono stati creati, spesso hanno determinato conflitti con l’Amministrazione finanziaria centrale (l’Agenzia delle Entrate in primis), poiché hanno finito col pestarsi i piedi a vicenda.
QUESTA È UNA SPESA INUTILE – In Italia, i Comuni con più di 5.000 abitanti sono circa 4.000 (quasi il 50%). I Consigli tributari esistenti, in base alla normativa vigente, sono composti mediamente da una cinquantina di persone nominati, come ricordato, dalla stessa “politica”. Quella stessa politica che – permetteteci il francesismo, peraltro già “sdoganato” da altri – gioca a fare il “Gay con il culo degli altri”. Basta vedere che fine hanno fatto tutti quei tagli “solennemente promessi” da Governo e Parlamento e poi rapidamente accantonati. In alcuni Comuni, dove i Consigli tributari già esistono, i membri di questi istituti percepiscono pure un gettone di presenza per ogni riunione di circa 35 euro e non è chiaro se, in base alla nuova normativa, tali compensi potranno essere conservati o estesi a tutti i nuovi consiglieri che dovranno essere nominati. Facendo qualche calcolo, stimato per difetto, al Nens hanno calcolato che sarà necessaria “la nomina di qualcosa come 100-150.000 consiglieri la cui attività dovrebbe implicare l’esistenza di sedi, la disponibilità di servizi di segreteria, l’uso di computer e telefoni, nonché, forse, il riconoscimento di un gettone di presenza per ogni riunione. Ipotizzare per tutto questo una spesa valutabile, a spanne, attorno ai 100 milioni di euro non sembra dunque esagerato”. Un provvedimento assurdo, specie quando si chiede al resto della collettività di fare “sacrifici”. Intanto, nessuno ne parla e il governo a cominciare dallo stesso ministro dell’Economia, già annunciano una possibile blindatura della manovra, onde evitare pericolose – resta da capire per chi? – modifiche nel solitamente travagliato passaggio parlamentare. Qualcuno – opposizione, qualche rediviva coscienza critica della maggioranza, ammesso che davvero esista, e la stessa opinione pubblica, peraltro assai assopita – fermerà questo ennesimo scempio?













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Si tratta del solito provvedimento bandiera, di fatto inutile. A parte il solito ingolfamento burocratico che gli enti locali dovranno dipanare con un regolamento copia incolla uguale per tutti i comuni, e il conseguenziale aumento esponenziale dei costi, non sono affatto convinta che il livello locale sia il più adatto per contrastare l’evasione fiscale. Del resto ha già dimostrato di non essere efficace nella lotta all’abusivismo edilizio. Non serve essere un genio per sapere che si vota ogni 5 anni e che i sindaci, assessori e consiglieri comunali si vogliono tenere ben stretto il loro elettorato (e nei comuni con 6000/7000 abitanti il rapporto è quesi deiretto).
PS: tra le spese previste da questa manovra, l’art. 50 indice anche il 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni nonche’ il 9° censimento generale dell’industria e dei servizi ed il censimento delle istituzioni nonprofit. A tal fine e’ autorizzata la spesa di 200 milioni di euro per l’anno 2011, di 277 milioni per l’anno 2012 e di 150 milioni per l’anno 2013.
Un po’ alla volta Giornalettismo sta spulciando tutti i vari commi di questi 54 articoli (e chissà quanto diventeranno dopo i passaggi nelle Aule parlamentari) che compongono la manovra correttiva. Oggi ci siamo occupati di tutti gli articoli dedicati alla “lotta all’evasione”. Lo so, fa un po’ ridere se pensiamo che questo è lo stesso governo che ha varato lo scudo fiscale e si apprestava a condonare, per decreto legge, gli abusi edilizi in Campania. http://ping.fm/eLjlU
P.