Altra difesa d’ufficio dopo l’intervista di Sansa: Roberto Faenza, regista e professore universitario, ci spiega che internet è piena di cattivoni e Shakespeare pure nel suo piccolo scopiazza.
Il pluralismo è rispettato: dopo aver ospitato ieri un’intervista lacunosa a Daniele Luttazzi, oggi il Fatto (che per il secondo giorno consecutivo non ricorda di avere un – legittimo – interesse nella vicenda, distribuendo un Dvd del comico) ospita un’opinione lacunosa di Roberto Faenza a favore di Daniele Luttazzi.
LUTTAZZI, PORA STELLA – La pietra dello scandalo è sempre la stessa: il dibattito intorno a Luttazzi che copia, o meglio: al video “Il meglio [non è] di Daniele Luttazzi” che lo accusa di aver preso a piene mani dal repertorio di grandi comici americani senza citare le proprie fonti, e poi di aver motivato il tutto in modo poco credibile con una Caccia al Tesoro tra i suoi fans oppure come metodo per evitare le querele, sulla falsariga (ovvero…copiando) una decisione presa a suo tempo anche da George Carlin. Faenza, regista censurato negli anni ’70, autore di un film in America, insegnante universitario a Pisa e al Federal City College di Washington, e poi ancora regista di Jona che visse nella Balena, La Scorta, L’amante perduto, Sostiene Pereira e Marianna Ucria, rispettivamente tratti dai romanzi di Yeoshua, Tabucchi, Maraini, sostiene la tesi “tutta l’arte è una citazione”, già riportata da Aldo Grasso ieri sul Corriere della Sera, anche se il critico di via Solferino l’aveva tirata fuori accompagnandola con una robusta critica del comportamento di Luttazzi per spiegare la sua posizione, paragonato a quello di Scajola per la casa al Colosseo. Il punto, Faenza, nell’articolo del Fatto, non lo tocca neppure.




Hai voglia a rivoltare la frittata, ma copiare a scopo di lucro non è mai onesto.
Come onesto non è annunciare di vendere un libro con le battute del suo blog.
Scritte dagli altri.
Una volta che hai aperto la porta al sospetto…
Tanto per fare l’avvocato del diavolo:
Luttazzi che se ne fa della marea (nera) di battute della palestra che non pubblica?
Torno in argomento con l’articolo, segnalo una definizione di Livefast presa dai commenti di http://sviluppina.co.uk/lo-stratagemma-di-bruce/ :
“le persone molto intelligenti sono abbastanza intelligenti da rendersi conto che fare gli stronzi non è una cosa da persone molto intelligenti. sono le persone mediamente intelligenti che vorrebbero darsi arie da persone molto intelligenti che, per confondere le acque, fanno le stronze pensando che la gente poco intelligente scambierà la stronzaggine per intelligenza. e questo è tutto quello che avevo da dire di daniele luttazzi.”
Mi scuso in caso fosse già stata segnalata, è comunque mio dovere citare la fonte
Scusa alessandro, ma
Scusa alessandro, ma
O tempora, o mores!
“Scrivere una tesi sembra un po’ come scrivere un articolo di wikipedia, la mandi in correzione al prof. e ti ritorna piena di [inserire citazione]” Era così anche *prima* che esistesse wikipedia. Anzi, semmai scrivere un articolo di wikipedia è come scrivere la tesi. E poi si lamentano dei giovani d’oggi.
Beh, le cose però dovrebbero essere un po’ diverse, spero ne converrai… un conto è la voce di un’enciclopedia, che per sua stessa natura DEVE contenere dati certi, un altro è una TESI, che in quanto tale dovrebbe proporre nuovi approcci od osservazioni in merito a un particolare oggetto, e in quanto tali non documentabili direttamente con rimandi testuali a tizio o a caio che sostengano la stessa cosa.
Non per niente si distingue fra tesi compilativa e di ricerca, ma alla fine, in entrambi i casi, capita che se ti azzardi a trarre una conclusione che non piaccia molto al relatore, arriva la richiesta di qualche fonte a sostegno…
> Più pericoloso dei quartieri violenti del Bronx o della odierna abbandonata Detroit. Lì ti accoltellano e se proprio ti va male ci lasci la pelle. Amen. Qui, in internet, se vieni beccato o diffamato te lo porti dietro tutta la vita, perché quando una notizia è in rete non la toglie più nessuno, neppure i cosiddetti spazzini del web. Ecco perché da quando esiste il web nessuno è sicuro
…ma LOL!!1!!11
qua stiamo smarrendo il senso del ridicolo, totalmente;
se Luttazzi non prende pubblicamente le distanze da questo tipo di difesa lo passo seduta stante e totalmente dalla parte dei cattivi. [e lo cancello dal feed reader, tié, tipica punizione del Bronx Digitale]
Scusa alessandro, ma
Intendevi forse “dopo”? Da quel che ho letto sul famoso http://ntvox.blogspot.com, la copiatura delle battute inizia prima della storia della caccia al fagiano.
Comunque l’esempio delle tesi è DAVVERO insopportabile, specie se arriva da un prof… Le citazioni di altri accademici SONO UN OBBLIGO in una tesi… molti prof sono talmente illuminati e aperti alle tesi innovative da giudicare il valore di una tesi dalle dimensioni della bibiliografia (“eh, quello ce l’ha più lunga! 110 e lode!”) e dal numero di riferimenti ‘dotti’. Scrivere una tesi sembra un po’ come scrivere un articolo di wikipedia, la mandi in correzione al prof. e ti ritorna piena di [inserire citazione], il che equivale a dire che le idee del laureando sono merda, se non supportate da altri ‘dotti pareri’. E’ il sistema stesso che promuove sia chiusura che nozionismo. E ripeto, Faenza con quell’esempio è patetico.
ottimo articolo.
Pericolosi sono questi professori che non hanno capito una mazza del web: praticamente ci sta dicendo che non e’ giusto mettere alla gogna una persona perche’ e’ un amico.
Il peggio del corporativismo: io spero che l’amante della moglie di Faenza metta sul web le suo foto porno: tanto in fondo sono di tutti.
Beh, comunque, oltre a Faenza, anche Paolo Virzì, nei commenti su un pezzo pubblicato ne Il Post di Luca Sofri mostra di pensarla allo stesso modo (citazione di Shakespeare compresa).
Chiedo scusa a Mirko perché il suo commento (causa codice) è finito nell’antispam.
Nel merito: sì, dovevo scrivere “dopo”, correggo
Scusa tu se ho intasato, pensavo fosse un problema di connettività da parte mia… anzi, mi cancelleresti quei doppioni, please?
Che è stato, il (blockquote) a fare casino?
Faenza?
Il regista Faenza?
Un altro bbono.
Comunista a chiacchiere. Ci ho lavorato,in un suo film ,e l’ho sentito dire cose che neanche Gasparri,Maurizio Gasparri! , riuscirebbe a dire,con tutta la sua intelligenza.
Un rispetto per i lavoratori pari a zero 0.
Un testa di maleducato cazzetto di quelli rari.
E adesso questa sua difesa a Luttazzi viene a confermare quello che ho sempre pensato.. Quando nasci e diventi un pezzo di cacca simile ti viene naturale difendere i tuoi simili.
Anche Luttazzi ho conosciuto,per lavoro.
E’ gia’ vent’anni fa’ era un bel testone di cazzo,che c’era solo lui e solo lui era intelligente.
Complimenti, Alessandro Gregorj D’Amato, sempre ottimi articoli.
non so se sono originale… ma “lo strafatto quotidiano” suona parecchio bene!
chissà cose ne pensa travagio (oddio! la sindrome del guru mi ha colpito!)
la cosa buona di questa storia è che questi vecchi scorreggioni/residuati bellici con idee anziane (sia faenza che luttazzi) escono allo scoperto a dire la loro e così facendo rendono palese la loro inutilità, privi come sono di una qualsiasi idea attinente col tempo in cui vivono (sono intrappolati in un’idea di Kultura che non va oltre gli anni 70, roba da far arrossire il prof. guidobaldo maria riccardelli, perdio!). in questo modo li si può agevolmente scartare a priori, non è che ognuno sia tenuto a dare ascolto all’opinione di cretini conclamati: le vaccate sono potenzialmente infinite, mentre le idee buone e il tempo per distinguerle dalla merda NO.
e comunque luttazzi che cerca di passare per “persona di cultura” perché sa usare quelle 40-50 buzzwords a cazzo buone per confondere i gatti, quando poi non sa nemmeno usare il proprio blog nel fottuto 2010, è di una tristezza abbagliante. quest’idea che la cultura sia un qualcosa di monolitico e slegato dal tempo in cui si vive è quanto di più “sinistra anni 70″ che esista al mondo, per intenderci: quella stessa sinistra che sottovalutò la tv come medium e se la fece scippare da un noto palazzinaro brianzolo negli anni 80. ah, la lungimiranza.
Per rispondere a Faenza basta quello che scriveva ieri Wu Ming 1:
Luttazzi non è un paladino della cultura libera
Ragazzi, non c’è storia, davvero. Tutti i vari discorsi contro il copyright, a favore del copyleft, tutti copiano, la cultura è libera etc. in questa vicenda sono *aggravanti* per quel che ha fatto Luttazzi, non attenuanti.
Luttazzi si è comportato di merda: ha preso dei testi pre-esistenti (quasi sempre limitandosi a tradurli e riproporli verbatim), ci ha messo sopra (abuso su abuso!) un *suo* copyright e li ha *chiusi*, ha detto che erano di sua proprietà e dato a intendere per anni che erano frutto del suo genio individuale, addirittura lamentandosi se qualcuno li riutilizzava, facendo anche cause, censurando etc. Non ha mai segnalato il 99% di queste riappropriazioni. Non solo non è minimamente un critico della proprietà intellettuale e delle leggi che la regolano, ma ha utilizzato quelle leggi nel modo peggiore, nella logica delle peggiori corporations, della Disney e di tutti gli altri. Davvero, guardatevi il video “Il meglio [non è] di Luttazzi”, guardate tutti i raffronti, guardate tutta la tirata su Bonolis che gli aveva “rubato” una battuta, e andate sul blog dei nitpickers, leggete la sequela di patetiche, assurde, sempre diverse giustificazioni, il suo ciurlare nel manico da politicante, e i tentativi maldestri di nascondere la polvere sotto il tappeto (ancora una volta impugnando il copyright per far rimuovere il video dell’inchiesta). Ogni difesa di Luttazzi su questo terreno è priva di gambe per camminare.
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=748&cpage=1#comment-681
anche se prendesse spunto, l’interpretazione è ciò che conta, il modo, l’enfasi. Si può copiare chichessia ma occorre recitarlo a dovere e luttazzi lo sa fare. daniele-http://albairatepostlandia.blogspot.com/
il solito luttazziano virtuoso del free climbing sugli specchi…
ma al Fatto cosa si sono messi in testa, seguire Luttazzi sulla strada dell’autosputtanamento? bleah!
Che Luttazzi abbia copiato o meno, o che si stia dalla sua parte o meno, questo articolo è scritto con i piedi, e non mi pare che l’autore sia nemmeno degno di essere chiamato giornalista. Se mai è una persona che odia profondamente luttazzi, il fatto e questo prof. Faenza, e che si diverte ad inveire su di loro, ma questo non è un articolo critico: è un testo che mira a sputare su persone che non sono di gradimento a chi scrive. Non un articolo. Ovviamente non mi aspetto quella “oggettività” che dovrebbe esserci secondo quello che ti insegnano a scuola – ma nemmeno questo sparare a zero con tanta rabbia repressa e con un linguaggio così poco professionale (“o come cazzo si scrive”???).
Nel miglior stile di Libero o di qualsiasi uscita berlusconiana. Ho fatto una fatica non indifferente a leggerlo.
Per inciso (perché se qualcuno mi risponde, difficilmente tornerò qui a leggerlo), io sono abbonata al fatto e ritengo che molte volte anche loro scadano un po’ nello stile, nelle accuse e nei nomignoli vari – ma non a questo livello.
Gentile Veronica,
1. Sulle intenzioni: riservo il mio odio per obiettivi più alti di quelli da lei citati.
2. Sul linguaggio: copio dal Fatto quotidiano di oggi (pagina IV del Misfatto, ‘intervista’ a Luttazzi): “Filosofia satirica? Sì, i corifei del ditirambo, le falloforie, la teoria dei pentacosiomedimni. Scusi la franchezza, ma non si capisce un cazzo. Lei ha copiato da comici americani che hanno scritto quello che ha portato in scena lei molto prima di lei. Punto. E’una teoria aprioristica. Dopo la mia invenzione del pane…”
ma il misfatto è un inserto satirico!
e quindi?