Con l’approvazione al Senato della legge che limita fortemente le intercettazioni e la pubblicazione sui giornali, si approssima l’affermazione in Italia di un principio assoluto: la privacy è più importante di tutto. E vale per tutti. Per i politici corrotti, per i truffatori incalliti e pure per i mafiosi, come ebbe a dire l’On. Santanché in parlamento, compiangendo il povero boss che viene intercettato pure quando parla con la mamma. È la Privacy, baby, la parola magica che dovrebbe seppellire tutto e tutti.
Benissimo, allora, se privacy deve essere, che privacy sia. Dopo questa legge, per parità di trattamento, i ragazzini dovrebbero richiedere l’abolizione dei compiti in classe e delle interrogazioni, rei di infrangere il loro diritto a essere intimamente ignoranti. I lavoratori dovrebbero smettere di andare al lavoro perché l’azienda o lo stato li costringono a mostrarsi in luogo pubblico e a orari precisi, altra orrenda violazione della privacy. E che dire poi delle persone che vanno in chiesa o allo stadio e rivelano inconsapevolmente la loro confessione religiosa o sportiva?
Tutto vietato, a meno che ciascuno di essi non firmi ogni volta una bella liberatoria. Per non parlare dei programmi che vediamo in televisione, in cui tutti si raccontano i fattacci delle persone. Vietiamoli una volta per tutte. E magari vietiamo pure i programmi populisti (quelli tipo ‘e io pago’) che sguazzano nelle piccole corruzioni, nelle creste sulla spesa, in quelle le piccole grandi disfunzioni del Paese, senza mai sfiorare la prima e più grande disfunzione: chi lo governa e i suoi amici. Perché mettere soltanto i poveri cristi alla berlina? Liberiamo tutti e liberiamoci anche della spazzatura che invade i media giocando sul voyeurismo e sulla sete di rabbia dell’italiano medio.
L’occasione è buona, anche per presentare il conto al signore che di tutto questo universo di schifezza mediatica è il garante e l’arbitro indiscusso. Forse allora sentirà il peso insostenibile che comporta essere insieme il padrone della tv e del Parlamento. Diamo insomma un senso a questa oscena legge, che altrimenti farà soltanto danni irreparabili.




senza prendere casi estremi: togliamo le telecamere di sorveglianza dalle strade e dai semafori
c’è poco da fare ironia…
pensa ai 6 mesi di galera a 3 dirigenti Google, questa perfida azienda che viola la privacy permettendo a chiunque di caricare video senza il consenso di chi viene ripreso, orrore!!!
Non generalizziamo troppo: dovremmo vietare solo i classici “temi” da scuola elementare, del tipo “Come hai trascorso la domenica” o “Parla della tua famiglia”; il che, personalmente, mi starebbe anche bene. Eliminiamo, come suggerito nell’articolo, i programmi largamente basati sul gossip tipo “Verissimo”, nonché le analoghe riviste. E se non sbaglio, la legge prevede in generale il divieto di riprese e registrazioni effettuate di nascosto ai soggetti delle medesime, quindi mi domando che fine farà un programma come “Le Iene”…
@Alessandro: hai sollevato un punto importante, che la Gabanelli ha (quasi) spiegato per bene, secondo me. Poiché il divieto di fare registrazioni fraudolente è solo per chi non è giornalista professionista, è probabile che le Iene non scompariranno, ma che youtube e tutte le altre piattaforme che ospitano il cityzen journalism (e sono tante e fanno anche bene quello che fanno) diventeranno molto meno “potenzialmente” interessanti e utili alla collettività. Problemi anche per lo stesso Report, i cui “inviati”, spesso, sono pubblicisti
io ho il sospetto che a berlusconi ed ai suoi sodali del bavaglio alla stampa non gliene freghi assolutamente nulla (tanto mills è stato assolto). mi sembra solo fumo negli occhi per occultare la parte del ddl veramente importante: i limiti alle intercettazioni.
alla fine la parte sulla stampa è stata modificata (e probabilmente lo sarà ancora) così da accontentare gli oppositori, invece quella sulle modifiche al codice di procedura penale è rimasta sostanzialmente invariata.
non so se ve ne rendete conto ma così com’è significa il quasi azzeramento della capacità di indagine della polizia a fronte di una criminalità sempre più portata all’uso di strumneti tecnologici. non solo ma la norma transitoria, per cui la legge si applica tout court anche ai processi già in corso, significherà ad esempio la morte dei futuri processi sulla cricca perchè tutte le intercettazioni che sforano i 75 giorni non saranno più utilizzabili.
lo so che ai giornalisti gliene ne frega assai poco purchè abbiano la loro manciata di notizie da sbattere in prima pagina, ma passato lo scoop poi restano i processi ed alla fine è lì che si vede chi ha torto e chi ragione.