Spagna: fine di un sogno. Il primo sciopero dell’era Zapatero
08/06/2010 - Decine di migliaia di lavoratori del pubblico impiego hanno scioperato oggi per protestare contro le misure varate dal governo per ridurre il deficit pubblico. Si tratta della prima manifestazione di protesta del settore da quando il Premier e’ salito al potere.
Decine di migliaia di lavoratori del pubblico impiego hanno scioperato oggi per protestare contro le misure varate dal governo per ridurre il deficit pubblico. Si tratta della prima manifestazione di protesta del settore da quando il Premier e’ salito al potere.
Il primo sciopero settoriale dell’era Zapatero si è chiuso oggi con una guerra di cifre tra i sindacati, che assicurano di aver mobilitato il 75% dei circa 2,5 milioni di impiegati pubblici, ed il governo, che limita la protesta solo all’11,85% del personale dell’amministrazione centrale.
I lavoratori, che sono scesi in piazza contro il taglio medio del 5% dei loro stipendi dettato dal governo all’interno del piano di austerity, si sono sentiti dire che “lo sciopero ha avuto una portata limitata” dalla segretaria di stato per la Funzione Pubblica, Consuelo Rumì.
LA SOLITA GUERRA DI CIFRE - “Se il governo vuole confondere l’opinione pubblica affermando che ha scioperato solo l’11% dei funzionari faccia pure – è stata la risposta del segretario generale di Comisiones Obreras, Ignacio Toxo – ma noi prendiamo atto della risposta dei lavoratori, avvenuta in un ambiente ostile e in un clima di criminalizzazione del settore pubblico”, ha aggiunto. Le dure parole del leader sindacale, pronunciate dal palco della manifestazione centrale, convocata nel pomeriggio a Madrid (ve ne sono state 60 in tutto il paese), sono suonate a seria minaccia di sciopero generale, una possibilità già invocata più volte dai due sindacati maggioritari, Ugt e Comisiones. Anche se non sembrano essere riusciti a paralizzare il paese, i lavoratori pubblici hanno dato oggi un avviso – “una prima risposta“, ha detto Toxo – ai tagli che il premier socialista Josè Luis Zapatero si è visto obbligato a ordinare in un momento in cui la sua popolarità è ai minimi storici. E le sforbiciate agli statali – che dovrebbero far risparmiare 4,5 miliardi in due anni – sono solo l’inizio di un duro piano di austerità da 65 miliardi mirato a far rientrare il deficit del paese al 3% del Pil nel 2013 (ha chiuso il 2009 all’11,4%).
ZAPATERO NELLA MORSA - La prossima data cruciale sarà il 16 giugno. Il governo ha affermato che approverà allora per decreto la riforma del mercato del lavoro se le parti sociali non saranno arrivate prima ad un accordo. In questo caso però lo sciopero generale contro il governo è quasi assicurato, soprattutto dopo che il clima tra sindacati e governo si è rarefatto visibilmente oggi. Il premier socialista è però stretto in una morsa e deve portare avanti ad ogni costo proprio la riforma del mercato del lavoro e quella del sistema finanziario, se non vuole essere ripreso dalla Ue e far aumentare la speculazione dei mercati sul paese. In caso di brutte sorprese, i sindacati hanno però fatto oggi le prove generali.













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