Uno spettro si aggira nel mondo dei media. Quello spettro, caro lettore, potresti essere proprio tu. Scopri come l’industria delle news sfrutta l’orda di dilettanti allo sbaraglio per rendere l’informazione più stupida e inutile, ma soprattutto redditizia. Molto.
“Ragazzi si vita”, ogni settimana, si occuperà di raccontare. Semplicemente. E, forse, anche far capire qualcosa di più di quelle situazioni che ogni giorno vediamo nel mondo che ci circonda. A cura di Noantri
Mi rizzo a sedere sul letto. Saranno le tre di qualche notte fa. “Current tv - dice la sovrimpressione di Sky - il primo canale di informazione in Italia in cui sei TU a fare la notizia“. Leggo e rileggo il terrificante distico: la saliva non scende e non sale, le narici si serrano come prima di uno starnuto. “Sei TU a fare la notizia! TU! TU! TU!“. Apro e chiudo gli occhi ma quel TU rimane, scintillante e pauroso come un dente di squalo: io?, mi domando da solo, come sarebbe a dire IO?

PERLE DAI PORCI? - Ma guarda un po’ che razza di pigroni senza ritegno che sono diventati questi guru dei nuovi media: loro ci mettono il capitale iniziale, tre assegni firmati, e poi pretendono di far fare a NOI il grosso del lavoro. Si trincerano dietro questi grandi nomi, Al Gore, Aaaaaal Gooooooreeeeeee, e lanciano esche spaventose in nome della libertà assoluta. Io la odio la libertà assoluta. Mi fa una paura questa libertà assoluta che mi viene da scansarmi come quando d’estate entra una vespa dalla finestra aperta. Current Tv, la televisione che fai tu; You Tube, la televisione che fai tu; i blog, l’informazione che fai tu. Facciamo tutto NOI, ormai. Il che andrebbe benissimo, se non fosse che la maggior parte di questo “noi” è costituita da altisonanti rincoglioniti a piede libero. Io, ogni volta che sento parlare di Libertà Totale, avverto come un cappio intorno al collo che si serra a poco a poco: mi metto lì a immaginare orde di neo giornalisti d’assalto che tra un lucchetto di ponte milvio e una rissa per futili motivi decidono anche di fornire notizie per il telegiornale. Di “fare opinione”. E’ proprio necessaria una piattaforma in cui il primo arrivato può dire il cazzo che gli pare? È libertà questa?
GUARDA MAMMA, SONO IN TV! - Sono ormai cinque giorni che guardo Current Tv e posso fatalmente dire che, FINORA, trattasi di cagata pazzesca. Il contenuto più nuovo gira sui canali satellitari e sulla rete da almeno 12/18 mesi e il resto è fuffa autoreferenziale, inseguimenti di macchine della polizia e gare di skateboard di diciassettenni coi jeans scesi dietro al sedere. Però va di moda. Non a caso la conferenza stampa di presentazione è stata tenuta nel teatro più gggiovane di Roma - l’Ambra Jovinelli, quello della Dandini e di Ascanio Celestini - al cospetto dei blogger più fighissimi della Rete i quali, nel più roseo dei casi, hanno pubblicato sui loro siti le foto degli stivali texani di Al Gore. E meno male che l’informazione la facciamo NOI.
Voi fareste guidare l’aeroplano su cui state viaggiando a un postino? Semmai estratto a sorte tra i passeggeri? Io manco per niente: piuttosto mi lancerei giù senza paracadute. Lo capisco che un aereo del genere sarebbe il massimo per i viaggiatori dai 18 ai 30 anni, o in gita scolastica, ma non sarebbe il massimo per me. Sembrerebbe democratico, invece è pericoloso. Siamo d’accordo: i biglietti per una cosa del genere andrebbero a ruba - poter pilotare un aereo! WOW! - ma quello che vi chiedo è: secondo voi un pilota vero, il migliore dei piloti di linea, accetterebbe mai, alla lunga, di lavorare per una Compagnia del genere? Una Compagnia che, spesso e volentieri, fa pilotare chiunque! Io dico di no: dico che un pilota vero, preferirebbe perfino l’Alitalia a un puttanaio del genere.
UNA MONTAGNA DI NOTIZIE… - Perciò quando Al Gore afferma che Current Tv sarà l’oasi dei giornalisti censurati, qualcuno in sala, invece che preoccuparsi dei suoi stivali di pitone, dovrebbe domandargli, ad Al Gore, quale giornalista serio al mondo, secondo lui, sceglierà mai di pubblicare la propria inchiesta “scomoda” sull’ennesima tv satellitare di Murdoch che alterna inseguimenti di macchine a interviste a puttane fatte da blogger: un’inchiesta scomoda pubblicata in un contenitore del genere non farebbe altro che legittimare la scelta perpetrata dai censori. La maggior parte di noi non può - non può - pilotare un aereo e non può - non può - fare televisione, informazione, editoria. Però la possibilità ci stuzzica, pagheremmo oro per mettere le mani su quella cloche e su tutti quei bottoni illuminati. Ci viene duro nelle mutande solo a pensarci e questo è sufficiente.
Accorriamo in massa, perché davanti all’ipotesi di filmare l’ennesimo pretestuoso episodio di bullismo e mandarlo in onda su Current Tv, semmai vedendoci riconosciuta una piccola percentuale di guadagno, ecco, davanti a tale goduria, saremmo disposti a vendere nostra madre, oppure, più verosimilmente, a produrre una falsa notizia.
…COMPLETAMENTE INUTILI - A quelli di Current Tv frega poco: loro su quel milione di notizie inutili che NOI produciamo ci incollano sopra banner e spot pubblicitari e per ogni 100 euro che ci elargiscono come “grazie e arrivederci” loro ne intascano 15 volte tanto. Se la notizia è falsa, mal costruita, di parte, copiata, se l’aereo viene guidato male, se precipita, se serve EstaThè scaduti, a loro, ai “capi con gli stivali”, non importa. Dicono che controlleranno ma, come sempre, non lo faranno: e infatti, ad oggi, Current Tv fa schifo. Un contenitore di spazzatura assolutamente non differenziata. Quello che vorrei io è un’informazione seria, arricchita da firme coi controcoglioni. Vorrei un giornalismo d’inchiesta, che si sporchi le mani e si impolveri, per dirla come Flannery O’ Connor, che si consumi gli avambracci a forza di tenerli appoggiati sulle scrivanie davanti alle tastiere. Vorrei servizi puntuali, punti di vista nuovi, interessanti, che riescano ad anticipare il pubblico e non si limitino soltanto a seguirlo. Non è vero che tutti NOI abbiamo qualcosa di interessante da dire: la maggior parte di NOI ha un bel niente da dire, però è sempre di più invitato a dirlo lo stesso.
ELOGIO DELLA MEDIOCRITÀ - Dire qualsiasi cosa sta cominciando a convenire molto più del silenzio e in tale scenario, è inutile illuderci, quei pochi che davvero hanno già, o avranno, la competenza per illuminarci, non si prenderanno mai la briga di farlo. Pilotare un aereo è molto difficile: servono anni di preparazione e decenni di pratica. Io voglio i PILOTI dietro la cloche, i PILOTI con le decorazioni sulle spalline. Bisogna proiettarsi a qualcosa di meglio. Per informare non serve Current Tv. Per scrivere non serve il self-pubblishing. (Il motto di www.ilmiolibro.it, nuova deriva del self-pubblishing del Gruppo Editoriale l’Espresso, è il seguente: “Se l’hai scritto, va stampato”, al che a me viene da grattarmi i coglioni.
Non credete anche voi che prima di vederlo stampato, un libro, dovrebbe intercorrere una serie di passaggi un po’ più completi e complicati del suadente “un click e via!”? Non vi sembra che siamo sempre lì? Allo stesso punto del discorso? A bordo di un aereo pilotato da un postino?) Per scrivere, diceva Bukowski, servono due cose: il talento e il talento.
L’obiettivo di un’informazione vera dovrebbe essere quello di non sentire mai più il bisogno di una televisione o di un’editoria dove il bello è rappresentato unicamente dall’illusione che possiamo essere NOI i protagonisti “al solo costo di” oppure “in pochissimi click”.
La libertà assoluta non deve essere un ostacolo alla verità.


























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
…
Clap clap, gran pezzo
Aggiungerei che con i blogs si era già tranquillamente raggiunto il compromesso accettabile tra massima libertà di (produrre e consumare) informazione e possibilità di selezionare la parte che riteniamo interessante e meritevole, dimenticandoci di tutto il resto della merda che viene pubblicata (ad esempio, la sola chiusura del portale Libero basterebbe ad innalzare la qualità media del panorama blogghistico italiano)
Sarei invece meno scettico sull’ìniziativa miolibro.it, per quanto io sia d’accordo sul fatto che se non hai mai pubblicato un libro c’è un motivo valido, tuttavia il fatto che tu spenda dei soldi per vendere libri ad amici e genitori (che non potranno rifiutarsi) rende la cosa fonte di gran LOL, tanto nessuna libreria toglierà le opere di Vespa per farti posto
mi spello le mani dagli applausi, bravi noantri!
Bel pezzo, ma non sono del tutto d’accordo. Mi sembra, magari ho capito male io, che si calchi un pò troppo la mano su questo fatto del: (cit. dall’articolo)
La maggior parte di noi non può - non può - pilotare un aereo e non può - non può - fare televisione, informazione, editoria.
Il paragone mi sembra un pò forzato. Posto che io considero il limite alla mia libertà la libertà degli altri (frase che non so chi abbia detto, ma su cui sono perfettamente d’accordo), non capisco perchè IO non potrei fare “editoria” (io generico, visto che un blog neanche ce l’ho).
Current TV fa schifo? ottimo, non la guarderà nessuno, o la guarderà qualcuno a cui piace quello schifo. Che male fa al resto del mondo?
E nota, parlo in generale. Se scendiamo nel dettaglio e tu mi rispondi che “uno si inventa le notizie” mi viene solo da pensare che questo già accade, anche da parte di persone che hanno il “patentino” per fare il giornalista.
Cioè (tentando di essere chiaro in poche righe): se il problema è la qualità di una notizia, non lo risolvi con i patentini. Lo risolvi con l’onestà intellettuale di una persona, o col suo buon gusto, o con la sua bravura e capacità nello scrivere. Ma questo non lo determini a patentini.
Posto che in giro per i blog ho trovato persone che scrivono benissimo (a mio giudizio) e non sono giornalisti e ho trovato persone che scrivono da schifo (sempre a mio giudizio), mi sembra che il problema non sia “è il mezzo che è sbagliato” ma sia “è l’uso che si fa del mezzo che potenzialmente può essere sbagliato e controproducente, ma al contempo può essere positivo e produttivo”. Ma questo mi è sempre sembrato un problema di non facile soluzione (forse anche perchè non ho esperienze in merito).
ciao ciao
Konx.
E’ la stessa cosa che mi preoccupa del grillismo. In presenza di migliaia di fonti e di nessun controllo sulle stesse l’informazione viene a coincidere con l’opinione.
Grazie per i contributi.
Il tono di “forzatura” che qualcuno di voi ha notato è naturalmente un meccanismo utile al ragionamento. Non tutto è fuffa: non tutti i blog sono il Male, non tutti i blogger sono Mantellini. Proprio come non tutti i preti sono pedofili, per fare un esempio: però, secondo me, siamo arrivati a un punto in cui diventa legittimo fare di tutta l’erba un fascio. Arrivati dove siamo devono essere i blog eccellenti, i blogger integerrimi, se ci sono, a fare un passo verso di me, che sono ormai obnubilato da tanta merda, e convincermi del contrario. Io non voglio più fare un passo. Resto fermo e aspetto: sono stufo e ho le suole delle scarpe consumate. Ovunque io mi volga vedo Schifo atto al gaudadagno di uno o di pochissimi, al comodissimo prezzo di un’informazione scellerata, vaga, deontologicamente aberrante.
Lo dico da blogger appassionato, questo, ma anche da giornalista (non ho volutamente mai preso il tesserino per scelta morale: non voglio appartenere a quest’ordine venduto, nonostante pratichi liberamente la professione da quasi dieci anni) da autore di reportages televisivi che spero siano utili e da amante della scrittura e dell’informazione e della comunicazione. Lo dico, perciò, col cuore in lacrime, ma lo dico. Così come siamo facciamo schifo: c’è richiesto uno sforzo maggiore.
Io non penso ci sia bisogno di patentini.
IL talento è come un bel pomodoro in un orto: qualcosa di facilissimamente riconoscibile. Basta avvicinarsi e coglierlo. Voglio - vorrei - redazioni, strutture, aziende, CAPI che si avvicinino e colgano. Senza pescare nel mucchio a CASO, nella migliore delle ipotesi, o scientificamente nella peggiore. (raccomandazioni e figli di papà)
[Ste]
Penso che l’evoluzione sarà simile a quanto sta facendo quel pappone di Gregorio su questo sito, cercando di convincere autori decenti a scrivere qui. Anche se so già che alla fine ci troveremo col G-Day e i dvd degli spettacoli
accattatevillo!
e però gregorio è anche una penna decente, mica solo marketing e oknotizie…
No,no e no: se non ti vanno le informazioni che ricevi, cambia il canale, vai in un’altra edicola , butta la radio, blacklista l’IP.
Ma non mettere in discussione la possibilita’ di chi informa di informare, per quanto inutile o mal presentata sia poi l’informazione.
Oooooh, finalmente un Giornalettista che non son costretto ad elogiare!
(p.s.: anche il mio commento e’ un po’ forzato)
l’informazione inutile è informazione, gateo?
Gran pezzo (come sempre), ma alla fine i giornalisti veri, quelli col bollino blu non dovrebbero pure loro fare il passo avanti? No, perché attualmente, avventurandosi al di fuori di questa indubbia cagata di Al Gore, è abbastanza difficile distinguere i piloti in mezzo a un mare di postini con le decorazioni sulle spalle. Anche per quanto riguarda il giornalismo si è obnubilati di merda…
Io penso che molti articoli che appaiono su Repubblica in cui emergono cose atroci appena si va un po’ più nel campo “tennico” conosciuto dal lettore potrebbe scriverli meglio anche un blogger di libero… Quindi operare distinguo in base alle decorazioni non so se sia un criterio tanto valido, finché quelle decorazioni vengono concesse un po’ (molto) a cazzo.
Anche per quanto riguarda i libri: ok, il tizio sfigato che scrive non viene pubblicato perché (probabilmente) fa cacare, ma come mai le librerie sono piene di Moccia e Gattuso? Mi viene da pensare che il criterio principale adottato per la selezione non sia quello della qualità (e che quindi chi viene scartato non è detto che non meriti).
La morale: alla fine le mani nella merda per cercare devi mettercele comunque, la selezione fatta a monte da qualche riccone/potente del cazzo è spesso truffaldina e aiuta poco (o quantomeno è sopravvalutata).
@Gregorj: Si’, e pure quella falsa, anche se sarebbe piu’ corretto definirla “Entertainment”, direi.
Io guardo con gioia Studio Aperto non per informarmi, ma perche’ amo il grottesco.
Non mi trovi assolutamente d’accordo… E proprio il paragone che hai usato “PILOTARE” è il nocciolo della questione.
L’informazione non si pilota, non è un aereo, l’informazione si da. Il pluralismo è anche consentire ai ragazzacci con gli skates di dire che ci sono: poi sarà chi guarda/legge/commenta deciderne il successo.
L’impianto di currenttv è proprio questo: mettete tutto dentro, poi commenti e voti faranno il resto (un pò come fai tu su OKnotizie o altri aggregatori).
Se una notizia è una ‘non notizia’ vorrà dire che interesserà a pochi, ma vuoi dare a quesi pochi la possibilità di apprenderla? E vuoi dare al resto delle persone la possibilità di ‘bocciare’ tale notizia?
Non lo so, ma il senso del tuo pezzo mi sembra che vada nella direzione del marchese del grillo “io so io e voi nun siete un c…o”.
Oggi ne abbiamo i mezzi per consentire a chiunque di gridare al mondo ciò che vuole, abbiamo il modo di fermare il “controllo” e la censura messi in atto dai “professionisti” dell’informazione che salgono alti sul trono sindacando cosa è ‘buono’ e cosa è ’spazzatura’: ma chi sono loro? Perchè loro e non io, tu, tutti?
Un saluto
“Gran pezzo (come sempre), ma alla fine i giornalisti veri, quelli col bollino blu non dovrebbero pure loro fare il passo avanti?”
eh, e scusa qui che stiamo a fare, a pettinare le bambole?
seriamente, io la polemica sul fatto che gli “articoli dei giornali on line sono pieni di errori” non l’ho mai capita appieno. Spesso i giornali on line sono copincolla di agenzie frettolosamente riviste. Ma sono notizie. D’accordo, chi viene pagato profumatamente dovrebbe essere più preparato (ma la maggior parte degli errori, giurin giurello, sono frutto dell’alienazione: del faretuttiigggiornilastessamerda che è insopportabile). Però vorrei soltanto far notare che il criterio non è quello dello scrivere con l’acca o senz’acca il verbo avere. E’ il riconoscere, il proporre la notizia. Nella maggior parte di quelli che siamo abituati a chiamare “blog” raramente leggiamo notizie. 99 su cento leggiamo commenti a notizie. Scritti bene (alcuni da dio, meglio di molti editoriali), ma commenti.
Quanti blogger sono in grado di riconoscere una notizia? Quanti blogger sono in grado di darne?
Non fermiamoci al fatto che il 99% dei giornalisti non sa chi è flickr. Rispondiamo a questa domanda.
E qui, alla stregua del tonfo di un ‘albero che cade nella foresta, piombò
il silenzio
Aggiungo Gregorj: vedi la notizia inutile che ha dato D’avanzo, no?
La notizia e’ inutilissima, i suoi effetti collaterali un po meno.
penso che l’effetto D’Avanzo sia stato devastante… altro che iconoclastìa. Qui siamo praticamente alla lesa maestà!
Ma andremo avanti a parlare di D’Avanzo e Travaglio fino a quando?
Parliamo delle inviate di Studio Aperto, piuttosto: notizie sempre inutili ma almeno, come recita il vecchio detto, se c’è topa c’è gioia…
Just, non fare il furbo: le inviate di Studio Aperto van benissimo per le interviste ai parenti delle vittime, un po’ meno per altri fini.
Cioe’, hai presenta la Ralla, o la mitica Vada?
Tu ti confondi coi servizi che mettono alla fine.
No, non ho presente perché non guardo studio aperto più o meno dai tempi in cui Emilio Fede vi annunciava l’inizio dell’operazione Desert Storm.
Immaginavo che ci fosse topa… comunque era tanto per cambiare discorso: se qualcuno nomina ancora quei due (G.D’A. e M.T.) giuro che mi metto a urlare, ecco.
Prostata: le tue osservazioni sono molto intelligenti e la tua morale chiosante direi che riassume il senso del post meglio del post stesso. Grazie.
Gateo: tu sbagli. (te lo dico umilissimamente, naturalmente). Sbagli quando dice, sornionamente, che guardi sempre Studio Aperto non per informarti ma perché ami il grottesco. Quello è un TG NAZIONALE: non dovrebbe essere grottesco. Non dovrebbe far ridere: il fatto che tu guardi un TG NAZIONALE perché ti fa spruzzare il caffè sul televisore per le risate è una cosa gravissima, che dovrebbe imporre a tutti una profonda riflessione.
Basta cambiare canale: NON E’ VERO. Tu ne sei la prova evidente. Tu hai la saggezza, sai scrivere, sai argomentare, si vede, si intuisce, usi Internet, adoperi il Web, hai un know how superiore a quello di quasi tutti i giornalisti medi, eppure ci “caschi”. (detto sempre con rispetto) Emilio Fede non dovrebbe far ridere: è un importantissimo opinion leader, direttore di un ALTRO Tg nazionale e il fatto che faccia ridere è una cosa aberrante.
Berlusconi fa ridere, è figa-centrico, ma è anche il CAPO dello Stato Italiano: perché fa ridere? Non dovrebbe fari rdere. Così facendo, alzando le spalle, dicendo che, dopotutto, va bene anche l’informazione inutile, demenziale, allo sbando, purché sia informazione, dai ragione al modus operandi di, uno a caso, Antonio Ricci e la sua banda, che per far cadere nel dimenticatoio le nefandezze di Silvio B. premeva sui suoi difettucci fisici, il Cavaliera Mascarato, gli sguardi reiterati alle decolleté delle sue collaboratrici, i tacchi alti, i cuscini rialzanti, il riporto, i capelli, il trucco e il parrucco, le corna, la bandana. Il Silvio B. che conosciamo oggi è un prodotto mediatico di Striscia la Notizia, cioè di quell’informazione blanda, inutile, falsa, retorica, deontologicamente aberrante che io (IO) voglio combattere con la forza delle parole fin quando avrò ragione d’esistere.
Altro che telecomando.
Altro che cambiare canale.
Non serve a niente cambiare canale.
Un saluto, grazie delle riflessioni.
[Ste]
Anch’io mi aggrego ai complimenti sul post ma vorrei fare alcune considerazioni facendo parallelismi tratti dall’evoluzionismo darwiniano (la mia materia!).
Primo: sembra che tu parta dal presupposto che invece i giornalisti ufficiali siano tutti dei professionisti, che sappiano fare il loro mestiere ma soprattutto che siano il meglio rispetto al resto della popolazione. Il sistema giornalistico italiano non e’ un sistema che segue leggi evoluzionistiche darwinistiche. Nel senso che i giornalisti non sono sempre selezionati per la loro bravura nello scrivere o per il buon senso. Esistono fattori come potere, denaro, pressioni politiche, e tempistica. Spesso anci vengono pescati da quella che tu consideri fuffa: cioe’ sono persone come tutte le altre.
Non solo ma l’ambiente in cui vengono selezionati non esige bravura ma servilismi politici, calcoli personali, e capacita’ di attrazione nel pubblico.
Secondo: al contrario i mezzi di informazione che partono dalla base pur essendo all’inizio penalizzati dalla mediocrita’ generale col tempo possono selezionare un certo tipo di giornalista. Appunto un giornalista che non ha agganci politici, ne’ denaro ne’ potere potrebbe essere selezionato per la sua abilita’ giornalistica.
Stessa cosa vale per il libro e l’editoria.
Carissimi noantri,
se il tono è per provocare va bene… non dobbiamo mai smettere di riflettere. Per questo accolgo la sfida e commento. Mi occupo di tv partecipativa da ormai due anni. E’ vero che l’informazione la facciamo noi? Per alcuni versi il nostro impegno di cittadini è uno stimolo per i grossi media (la cui maggioranza sia televiva che cartacea è imbrigliata in logiche politiche-partitiche). Si diceva tempo fa: “non esistono più le inchieste di una volta” ebbene oggi i videomaker possono fare le loro inchieste e proporle a quei canali che hanno aperto le loro stanze (sono tantissimi). Si obietterà: “loro su quel milione di notizie inutili che NOI produciamo ci incollano sopra banner e spot pubblicitari e per ogni 100 euro che ci elargiscono come “grazie e arrivederci” loro ne intascano 15 volte tanto” Non è proprio così. Ad ogni modo mi sembra ragionevole che tutte le industrie culturali proprio perchè industrie devono tenere in considerazione il profitto. Anche la Mondadori sta facendo molti soldi con il libro di Saviano, sta guadagnando su un tema quale la criminalità e tutto quello che ne è nato dopo (grazie al tam tam di lettori che hanno letto, commentato, visto il film, e dedicato TEMPO). Ciò che fa la differenza è cosa si fa di questo profitto. C’è chi lo accumula e basta e chi lo rinveste in cultura: è così con la collana strade blu che oltre a saviano pubblica libri che non potrebbero mai pubblicare case editrici più piccole. Idem si dica per la Fandango.
Ma veniamo a Current. Per voi fa schifo, tout court. Invece le cose più interessanti legate a questo progetto sono almeno tre a mio avviso:
- il vanguard journalist ovvero il laboratorio di giovani giornalisti che raccontano il mondo con un’altra prospettiva (andateci sul sito e vedeti le loro inchieste: da Christof Putzel a Mariana Van Zeller). Vi sfido a trovare in Italia un canale che finanzia giovani giornalisti per le loro inchieste;
- il sito di current.com con la possibilità di condividere news e video e di generare conversazione legate a questi items (alcune di queste news vengono poi passate in tv). D’altronde se prima internet veniva accusato di generare solitudine negli individui credo che tutti i siti di social network hanno riportato in rete la dimensione di condivisione;
- VC2 ovvero i video creati dalla comunità di Current. Tutti hanno il potenziale di raccontare in pochi minuti una storia. Non tutti lo faranno e non tutti saranno mandati in tv. Però si è fatto breccia nei meccanismi tv. E’ l’evoluzione del mezzo. E’ la sua rimediazione. Quanti videomaker bravi non vedremo nè in rai nè a mediaset e che magari sono bravi? Vi faccio un esempio: ho conosciuto tramite il sito di current un italiano che vive da ormai 15 anni in USA che fa documentari. Due anni fa stava producendo un doc, ne fece un pilota e lo pubblicò sul sito di current. Piacque molto e lo contattarono per portarlo in festival di doc indipendenti e per mandarlo in tv. Il tema del suo doc è abbastanza forte. In Italia o meglio sulle tv italiane non l’avrei mai visto.
Per capire meglio cosa voglia dire l’informazione ai tempi del web 2.0 vi consiglio di leggere il blog di Luca De Biase che ha scritto anche un libro. Sono riflessioni su quello che sta accadendo. Ci sono i pro e i contro. Ma è una strada obbligata. Io comunque distinguerei tra il vanity publishing (una pratica che esiteva tempo fa cui sono ricorsi anche scrittori importanti) e la tv partecipativa… non ci aiuta nella riflessione!
Ma poi scusate ma questo post mi pare un autogol incredibile per il progetto Giornalettismo.
Non siamo forse anche noi giornalisti dilettanti? E allora che cosa è Giornalettismo?
“Giornalettismo.com è un sito d’informazione sviluppato ed aggiornato con contributi saltuari ed occasionali allo scopo di diffondere sul web notizie ed opinioni e per fornire chiavi di lettura dell’attualità. ”
p.s.: dilettante ce sarai
Mi permetto di dissentire in maniera pacata (alla Veltroni, per intenderci)
Girando per vari blog (non blogs) io non ho MAI trovato informazione, ma solo opinioni.
Devo ammettere che le opinioni che si leggono sulla Rete sono mediamente di qualità superiore a quelle presenti su Il Giornale (ci vuole davvero poco)
Se qualcuno ha voglia di indicarmi qualche blog di informazione, gli sarei davvero grato.
aldissimo: non posso indicarti - nessuno può farlo, hai ragione - blog in grado di “fare informazione”, perché semplicemente, in Italia, *non esistono. Non sono mai esistiti e, per colpa del Web 2-0, non esisteranno mai. (perché fare faticosamente informazione quando va tantissimo di moda non parlare di niente?)
Salvatore Ditaranto: prendo atto delle tue riflessioni e ti ringrazio. Mi metto qui in attesa e spero che tu abbia ragione, anche se il fatto che tu, come dici, sia addentro al meccanismo per motivi professionali, ti impone un atteggiamento, come dire, forzatamente di parte.
Ma, ripeto, prendo atto e spero. Un’informazione come quella che descrivi tu è auspicabile: io finora, e lavoro e studio il Web da quando è nato, non ho mai riscontrato un fenomeno di “informazione partecipativa” che abbia minimamente convinto. Mai. Da quando il Web 2-0 è stato sintetizzato io ho notato una curva discendente del Web che - e qui farò la figura di quelli che decenni fa parlavano dei personal computer o del telefono come qualcosa di cui si sarebbe perduta traccia entro breve - porterà lo stesso Web all’estinzione. (a meno che non sia l’Umanità a diventare finalmente 2.0 e quindi degna di fornire contenuti e di *fare* il Web. Per ora l’Umanità è degna a malapena di partecpare a forum)
Un piccolo esempio provocatorio (lo ammetto): da quanto tempo esiste Youtube? Molto bene? A che serve? Non fatevi prendere dall’entusiasmo e della passione: anche io dico che YouTube è una rivoluzione e meno male che c’è stata. Ma allora parliamo dell’idea: l’idea di YouTube, come l’idea del Web 2.0, è stata GENIALE, copernicana; discutiamo, invece, per un attimo dell’utilizzo. La responsabilità dell’utilizzo non appartiene più ai creatori, ma agli utenti.
Ebbene, per il 95% Youtube viene utilizzato per postare contenuti soft core; il resto è costituito gare di rutti, di scorregge, inseguimenti di macchine, parcheggi assurdi fatti dalle donne, spezzoni di film da inserire a corredo dei nostri inutili post, stralci di vecchi Blob d’annata e monnnezza assoluta. L’1% è costituito da interessanti inchieste, dagli ignobili Vday di Grillo e dai filmati inutili di Zoro.
(basta vedere a CHI è andato il Primo Premio per il video più visto di tutti i tempi su YouTube. L’inchiesta dei preti pedofili? Qualche mirabilante contenuto di menti superiori che hanno scelto la Rete per diffondere idee innovative? No: ha vinto il video una bambina deficiente che moriva dalle risate mentre un papà rincoglionito le agitava davanti pezzi di riviste strappate)
La Rivoluzione c’è stata, lo ammetto.
Il problema è che ha fatto la fine di quella cubana, però in 5 anni anziché in 50.
Hasta youporn, siempre.
[Ste]
Non so, a me l’umanità degna ricorda la chiusa di un film con Manfredi e la Melato, con il narratore contrito per la mediocre disumanità della razza che va a rinchiudersi in convento in taxi e due poveri stronzi che aspettano il pullman sotto la pioggia.
A parte questo subdolo istinto riflesso, per quanto mi riguarda il post de’Noantri ha convinto, colto nel segno, colpito e affondato.
Non pubblicherò più alcun libro con quelle cose tipo illibroèmioelogestiscoio.
Quei libri che poi posponi, tipo mi occupo di web e ho scritto un libro. Non che volessi dare (per forza) il buon esempio, non guadagnando una lira, ma se nemmeno posso vantarmene, di aver fallito con merito, perchè devo mettermi in fila pure per lo zero virgola, lasciamo perdere.
Potrò sempre vantarmi del fatto che “ah se solo ci avessi provato”.
Se non ci fosse stata la guerra.
Noantri,
Capisco cosa muove questa tua critica, ne capisco le basi e gli sviluppi.
Ma non condivido, non condivido perchè la Storia travoglerà i tuoi ragionamenti, e forse anche i miei, la Storia sta già bruciando tutto.
Possiamo solo offrire delle riflessioni, delle considerazioni. Ad esempio capisco la tua preoccupazione sulla qualità e consistenza dell’infinita massa di informazioni di cui il web si sta cibando, informazioni che possiamo considerare inutili, sbagliate,pericolose per certi versi.
Il fatto è che ormai l’immondizia che circola nel web è a livelli altissimi, ma cogliere in questo marasma qualcosa di utile o di sensato è ancora possibile.
Credo che il problema fondamentale sia: dobbiamo etichettare come informazione o giornalismo tutti questi contenuti uploadati da qualsiasi utente? Io (come te, credo) dico ovviamente di no.
Ma questi contenuti ci sono, e la loro classificazione, la loro etichetta in pratica non cambia lo stato delle cose. Noi tutti, tu compreso, ci avvaliamo di YouTube per arricchire i nostri blog di contenuti video.
Il secondo problema fondamentale sono le fonti. Il giornalismo deve basarsi su fonti chiare, trasparenti e certe. La grave pecca del giornalismo ufficiale è che si è degradato sempre più in rigore, tradendo le fonti, o nascondendole, o addirittura corrompendole. Questo ha aperto il vaso di Pandora, la persona comune ha capito che il giornalista non era più capace di soddisfare la sete di verità, anzi in molti casi era causa di disinformazione.
La soluzione è una sola ed è in mano ai giornalisti: risollevare la loro professionalità, dimostrare che effettivamente hanno arte e parte per svolgere quel lavoro. Solo così potranno fare uno scatto e staccare indietro la massa indistinta di contenuti che il web 2.0 ha (giustamente) autorizzato.
io credo che la “massa indistinta di contenuti che il web 2.0 ha autorizzato” sia tutt’ altro che di scarso interesse. Credo che laddove sia espressione vera della massa dei multiformi pensieri di chi l’ ha prodotta abbia un valore notevole.
Credo che nulla di ciò che rappresenta una finestra ulteriore di espressione per la gente sia un’ idea malvagia…Credo che sia malvagio censurare una storia vera per raccontarne una che, si sa, piace e fa audience.
Credo che il destino di Current così come degli altri canali partecipativi nati in Italia ben prima, credo dipenda dal coraggio e dalle possibilità di chi li vive. Non credo si possa giudicare male l’ architettura di una casa per i mobili….
Continuerò magari nella riflessione
ad ogni modo il tuo articolo sicuramente stimola delle riflessioni
“fuffa autoreferenziale, inseguimenti di macchine della polizia e gare di skateboard di diciassettenni coi jeans scesi dietro al sedere” questo credo non dipenda da Current ma dall’ autorefenzialità appunto….di chi, eventualmente, ha prodotto i filmati…e di chi li ha votati consentendone la messa in onda.
Ad ogni modo, la stessa autorefernzialità dice qualcosa su come stiamo messi:(
l’ unica critica che mi sento di fare io, non a Current, ma all’ opinione pubblica in genere, è di aver acceso le luci su questa piattaforma come fosse l’ unica nel suo genere e la prima in Italia( tra l’ altro che io sappia non è per nulla user generated in toto ma solo per una piccola percentuale ma magari mi sbaglio).
Non ho mai sentito parlare così tanto di altre, dalle locali, mi viene in mente Pnboxtv ad esempio, alle altre…
Quello che non comprendo è perchè noi i debba farsi prendere prima dal nome che dal progetto…
son preoccupata che a volte le piattaforme come Current possano generare delle illusioni ma al tempo stesso confido nella capacità di noi utenti di comprendere i nostri limiti, le nostre possibilità il nostro valore.
Mi dispiace che spesso e volentieri si vesta d\’ altro pur di far rumore e che tanti media\” tradizionali \” mettano in risalto solo questo rumore e mi riferisco, ad esempio, alle storie di bullismo che hai citato tu..I ragazzi nono sono solo bulli ( anzi…) e la rete non è solo un\’ insidia, come spesso sembra che certi tg vogliano far sembrare…Ho visto un servizio proprio ieri…
A questo punto credo che la nostra autenticità possa talvolta essere una storia importante da raccontare giacchè siamo abituati a forme anomale e false di rappresentazione…dentro cui forse ci sentiamo protetti e nella norma.
In poche parole. Credo che il giornalismo partecipativo vada esaltato per il valore aggiunto che potrebbe rappresentare p: punti di vista nuovi, autentici, veloci, non filtrati; storie nuove, notizie che al largo pubblico non potrebbero arrivare in altro modo poichè non selezionate o semplicemente non colte etc
Tutto ciò non vuol dire che debba sostituirsi ad altro…
il tutto forse non dipende da AllGore…
ma dall’ idea di ciò che è interessante, di ciò che non lo è, dal coraggio e dal non coraggio, dalla società insomma.
l’ unica mia paura è che si speculi un poco su tutto ciò
Magari si parla di Current perchè Current ha promesso soldi e se sai che c’è Al Gore e gli ameregani magari credi che siano soldi veri.
Il solito snobbismo pseudo-intellettualoide (tipico di un certo modo di pensare sinistrorso). Current non piace: semplice, non guardatela! Io invece lo trovo un buon progetto, una comunità (con il relativo sito) che sta crescendo e sta dando modo di fare news anche ai non addetti ai lavori. Personalmente stimo Al Gore… fatevene una ragione: esistono dei “coglioni” (immagino direte voi) che la pensano diversamente da voi… e credo siano la maggioranza.
Ma vai a cagare!
@Lillo: che finezza!
Viviamo nell’epoca del villaggio vacanze.
Il protagonista sei tu!
Mediocrità!
Definitiva assenza di idee.
Fascinazione da mito parolacciaro.
Insensata simpatia verso i primi della classe.
Ossessione euro.
Paura del negro, del frocio e del romeno stuprubalavoro.
Elasticità mentale di un tombino.
Filippo
beh ricchiuti, in effetti Current sembrerebbe pagare e per nulla poco, almeno dal mio punto di vista. Non è l’ unica a remunerare i contributi ugc ma in effetti paga non pochissimo e credo che sia giusto che paghi.
Ma…ho chiesto in giro, così per curiosità, a persone trovate per strada. Sanno di Current ma non del fatto che paghi. Sanno di All Gore e che è una cosa ammericana ma non sanno molto di più. Se già cito Tommaso Tessarolo,ovvero il ragazzo molto ma molto in gamba che la dirige, non ne sanno nulla.
Eppure Tessarolo ha fatto la Nettv e tante cose carine eppure niente.
Se cito yks, theblogtv, la defunta makadamtv, ecco nessuno sa dirmi nulla.
Ieri son riuscita a guardarla su sky e se non avessi il pc dal tecnico e senza vita in rete da quasi due settimane, avrei seguito da lì. Beh mi son beccata un servizio niente male sui ragazzi che restano in Sicilia.Ecco, un bel servizio, solo che non ho capito se era ugc oppure no. Che il sappia solo il 30 per cento della programmazione è ugc.
questo articolo si aggiunge ai 2 miliardi di articoli già scritti da giornalisti, editorialisti, membri dell’establishment in cui si parla male a spada tratta del web 2.0 e dei contenuti creati dagli utenti.
Io non faccio parte della schiera dei “superentusiasti” del web 2.0 ma nemmeno posso essere d’accordo con chi dice che tutto il web 2.0 fa schifo. YouTube contiene al 95% video inutili? Bene, è un problema di chi passa il tempo a cercare i video su YouTube (io non ci vedo praticamente mai). Stesso discordo (anche qui non concordo con Noantri) con i tg fatti male: basta cambiare canale. Se secondo te un tg è fatto male, perchè lo guardi? Io non so nemmeno se studio aperto è fatto bene o male perchè non mi interessa.
Se non sei d’accordo con chi dice “basta cambiare canale” cosa proponi? L’assalto a studio aperto, sulla falsariga della presa del palazzo d’inverno?
Che piaccia o no la realtà è questa: se un programma non ti piace (giudizio tuo, non giudizio assoluto), cambi canale.
Ciao
Finalmente ho avuto l’occasione di vedere currenttv su Sky, (lo cercavo da 800 in avanti, era sul 130, SGRUNT!).
E boh, a me e’ piaciuto molto, servizi interessanti, fatti bene e mai visti prima.
Mi sara’ andata di culo, ma di “fuffa autoreferenziale” non me ne e’ capitata.
Ciao, io ho visto il canale current e devo dire che è davvero bello perchè magari ci sarà anche il tipo che sgomma con la macchina…. ma ci sono tanti servizi interessanti. L’informazione attuale è davvero schifosa vedere un telegiornale fà venire il voltastomaco si passa dalla cronaca nera ai bulli al gossip come se niente fosse. Io preferisco avere una televisione come current perchè almeno io posso dare il contributo affinche i video migliori vengano scelti in tv attraverso il mio voto o commento. Per me Current è davvero democrazia e alla fine se non ti piace puoi sempre cambiare canale!
P.S. sono capitato qui dopo aver visto current e con l’intenzione di parlarne nel mio blog volevo vedere cosa ne pensava la blogosfre….