Licenziata perché troppo sexy
04/06/2010 - Impiegata presso una filiale della Citibank di New York, è stata allontanata dal suo posto di lavoro perché vestiva troppo “provocante” e così distraeva i suoi colleghi. Debrahlee Lorenzana ha davvero un gran bel fisico. E’ alta, ha capelli lunghi
Impiegata presso una filiale della Citibank di New York, è stata allontanata dal suo posto di lavoro perché vestiva troppo “provocante” e così distraeva i suoi colleghi.
Debrahlee Lorenzana ha davvero un gran bel fisico. E’ alta, ha capelli lunghi e scuri come il caffè ed un corpo slanciato e sinuoso che fatalmente attira l’attenzione. Troppo,
evidentemente. Sì, perché proprio la sua indiscutibile bellezza ed il suo carattere solare che gli deriva dai suoi “geni” latini, sarebbero alla base della decisione, presa dalla direzione della banca dove lavorava, di licenziarla perché “too hot”, ossia troppo provocante. Lei, quasi si schernisce. “Sono una donna come tante altre che ama vestire bene, certo, ama truccarsi e farsi le unghie. Sono una donna di Puerto Rico che si prende cura di se stessa e basta“. Il licenziamento è stato giustificato in modo banale, eppure in America questo può bastare per liberarsi di un lavoratore.
SHE IS SO BEAUTIFUL - Debrahlee, pure in assenza di uno strumento come il nostro “Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori”, che appunto impedisce il licenziamento “senza giusta causa” – a patto di essere un insider, ossia un lavoratore con contratto a tempo indeterminato – ha deciso di impugnare la decisione dei suoi ex datori di lavoro davanti ad un giudice. I suoi dirigenti, quando hanno deciso di rimuoverla, le hanno comunicato semplicemente che “a causa della forma della sua figura, dei suoi abiti e del suo portamento distraeva i suoi colleghi maschi, arrecando così grave danno alla banca“, ricorda oggi la Lorenzana. All’inizio i due manager (maschi) della filiale le hanno dato un elenco degli articoli di abbigliamento che non le sarebbe stato permesso indossare: minigonne, vestiti attillati, e scarpe con tacchi più alti di tre pollici. “Sì, c’è scritto proprio così” dice la bella Debralee sorridendo, mentre agita nell’aria un foglietto con le disposizioni allora ricevute: “Come risultato della sua alta statura, accoppiato con la sua figura sinuosa - le disse uno dei manager - lei non deve indossare scarpe classiche con i tacchi alti, in quanto si presume che il suo corpo possa attirare l’attenzione dei suoi colleghi maschi“. “Non potevo credere alle mie orecchie“, sostiene la Lorenzana. “Ho detto, ma lei sta scherzando! Distrarre? Chi, voi? I miei clienti non sembrano avere alcun problema“.
PRETTY PERSUASION - Adesso Debrahlee sta lavorando con il suo avvocato, Jack Tuckner ad una causa legale per far pagare alla banca un risarcimento danni per aver creato “un ambiente di lavoro sessualmente discriminatorio“. Ad onor del vero, anche lo stesso Tuckner, definisce Debrahlee “smoking hot“, ossia “fumo caldo”, ma ritiene possibile il riconoscimento del danno subito davanti ad una giuria. “Questo provvedimento preso dalla banca, è come ammettere - sostiene l’avvocato – che ragioniamo con il pene, che anche sul lavoro ci rapportiamo alle donne al solo scopo di avere con loro un rapporto sessuale. E’ una cosa molto animale. La soluzione trovata poi è assurda. Dire ad una bellissima donna di diminuire il suo appeal e semplicemente folle, è una violenza“. Dopo i primi avvertimenti, le minacce di ulteriori sanzioni disciplinari da parte dei suoi “capi” diventarono sempre più frequenti. Una volta fu addirittura richiamata per avere indossato pantaloni “classici” troppo stretti. Secondo la Lorenzana contro di lei “c’è stato un vero e proprio accanimento“.
LA MIA BANCA E’ DIFFERENTE - Chi ha provato a contattare Citibank per conoscere il suo punto di vista su questa vicenda, si è dovuto accontentare di questo laconico comunicato stampa. “Crediamo che questo procedimento è senza fondamento nel merito e noi ci difenderemo davanti al giudice con fermezza. Rispettiamo la privacy di tutti i nostri dipendenti e quindi non ci sentiamo di commentare più specificamente su questo contenzioso, sta di fatto che le prestazioni di questo nostro ex impiegato e le ragioni della cessazione del suo rapporto di lavoro, saranno discusse come prevede la legge da un collegio arbitrale. Citi è impegnata a promuovere una cultura di inclusione e a fornire un ambiente sempre più rispettoso nei luoghi di lavoro. Abbiamo un forte impegno per valorizzare la diversità e noi non perdoniamo, o tolleriamo, la discriminazione all’interno della nostra azienda per qualsiasi motivo“. “That’s a strong defense!”, ovvero “Questa è una difesa forte”… è stato il commento sardonico della bella e brava Debrahlee.













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sarebbe quella della foto? Non mi pare esattamente il non plus ultra…………mah.