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Il treno del risveglio

3 giugno 2010

da Ettore Zanca

Sono molto impulsivo, come tutti i meridionali. In positivo denota generosità, in negativo mancanza di autocontrollo. Per questo lotto col mio temperamento continuamente. Dopo molti anni e in piena paternità, sto imparando a tollerare le grettezze quotidiane e le meschinità. Tuttavia nel vasto campionario di fenomeni che incontro, vorrei segnalare non senza urticarmi, la gente che ironizza o travisa sulle mie origini palermitane. Dopo accurati studi li ho distinti in tre categorie. Il buontempone, il finto colto e il peggiore di tutti. Il sociologo. Il primo tipo crede di essere spiritoso, prendendo in giro in maniera sguaiata il mio dialetto esclamando “minchia palemmo” a tutto spiano o domandandomi dove nascondo la lupara (magari l’avessi, a volte penso da pacifista!), il secondo invece appurate le mie origini esclama estasiato “ah Palermo, Sicilia Camilleri”, dopodiché mi inonda di termini improbabili appresi nei romanzi del sommo scrittore, per saggiare la sua preparazione. Il sociologo è la vera bestia. Perché è trasversale, difficilmente riconoscibile, ma è il peggiore, parte lodando la Sicilia e poi colpisce classificandoci irrimediabili mafiosi, spesso ama collocarsi nel centro-nord e parla dei suoi luoghi come di posti dove si lavora e si è onesti. È proprio al sociologo che mi rivolgo, invitandolo a un rilassante viaggio sul treno del risveglio, un treno che non ferma alla stazione dei luoghi comuni, che parte dall’ombelico della Sicilia, un paesino che si chiama Villarosa, uno dei centri minerari ingialliti dallo zolfo, la prima fonte di ricchezza della criminalità organizzata in Sicilia. Il treno è proprio lì, un museo creato da un uomo che ha raccolto la memoria delle prime zolfatare, narrando della sofferenza di chi restava e ci moriva o partiva per il nord per farsi apostrofare “terrone”. Da lì si parte, per capire quanto il cancro della criminalità abbia attecchito. Molti dei viaggiatori del treno del risveglio, pensano a un viaggio relativamente breve, pensavano di vedere solo Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, terre per eccellenza pregne di criminalità che vi fa affari. Eppure il treno prosegue, il panorama cambia la locomotiva non si ferma. Varca i confini delle regioni dove è fin troppo scontato parlare di criminalità. Il sociologo diventerebbe viola a pensare che anche in Molise e Umbria si parla di forti contaminazioni mafiose negli appalti pubblici, di speculazione edilizia e di traffico di droga, allarmi sottovalutati, come del resto lo sono in Abruzzo, crocevia di riciclaggi, appalti su cui mangiare, traffici di droga in un asse italo-albanese, adesso anche la tavola apparecchiata degli appalti post-terremoto, l’usura e le contaminazioni della politica. La stazione del Lazio per il treno è quasi tappa obbligata, per ricordare a tanti che forse certe organizzazioni nate sul territorio romano, non erano episodiche ma ben radicate. Tanto da potersi permettere di contrattare con la mafia e la camorra. Ma anche in urbanistica e appalti, c’è un alto tasso di criminalità. Facciamo tappa in Emilia, forse lo stupore diventa paura, abbiamo varcato di parecchi chilometri le stazioni dove è normale parlare di illegalità. Parecchie confische di immobili e di aziende con forte contaminazione mafiosa, la quarta regione d’Italia in ordine di importanza nei provvedimenti di questo tipo. Proseguiamo, lo sguardo del sociologo forse è meno sicuro, avverto fantasmi tra le sue pupille, ci avviciniamo al Veneto, ma proseguiamo molto lentamente, per richiamare alla memoria la famosa mala del Brenta, una organizzazione con forti canali di comunicazione criminale con le cosche del sud, ma nata e cresciuta sul territorio, operante nel Veneto, utilizzava in gran parte il canale dello smercio di carni e degli autotrasporti. Definita per importanza la quinta mafia, divisa i mandamenti operanti ognuno in una città, Venezia compresa. Eccoci in Piemonte dove imperano usura, speculazione edilizia, appalti truccati, la criminalità opera in competizione con organizzazioni anche di etnia straniera. La Liguria è classificata persino dalla Dia, a forte contaminazione mafiosa, con omicidi e scommesse clandestine, la regione è fondamentale come crocevia di molti traffici illeciti, droga in primis. Impera anche la speculazione edilizia. Sanremo è una delle tappe, qui i giocatori d’azzardo perdendo spesso, finanziano direttamente le organizzazioni criminali, sempre come sostiene la Dia, molte aziende sono “contaminate”. In Lombardia la mafia non esiste, lo pensano in tanti, forse anche gli abitanti dei palazzi dell’hinterland, in gran parte costruiti da cosche mafiose, ma anche riciclaggio di denaro, droga e prostituzione. Col tempo il territorio è stato diviso tra varie organizzazioni criminali. Equamente ma non fraternamente. Il sociologo scende dal treno, va a casa sua. Adesso forse nella sua villetta con giardino, cane e box annessi, guarderà la villetta accanto, forse si chiederà chi ci abita, sentendo forte l’alito di qualcosa che pensava fosse assente nella sua bella pianura. Bella terra la Sicilia, calda e stranamente uguale alla Lombardia. Ma senza nebbia. Buon viaggio al prossimo frequentatore di stazioni di luoghi comuni.

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