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Il caporalmaggiore che violentava gli alpini

Un caporalmaggiore degli Alpini di 28 anni è stato posto in congedo e sarà processato per gli abusi compiuti ai danni di 13 reclute. Il militare è accusato di reati che vanno dalla violenza sessuale ai maltrattamenti, fino all’etorsione.

 

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UBRIACARSI PER FORZA – I fatti risalgono al luglio del 2010, quando il caporalmaggiore era aggregato al Settimo Reggimento Alpini di Belluno con il compito di istruire una squadra di volontari in ferma breve. Lo racconta oggi Marco Filippi sul Corriere delle Alpi:

Il capo d’imputazione, sottoscritto dal pubblico ministero Simone Marcon, è pesantissimo: i tredici alpini, parti offese nel procedimentopenale, hanno parlato in denuncia di specifici episodi. Come bere un litro e mezzo d’acqua tutto d’un fiato, mentre i commilitoni facevano flessioni finché la bottiglia non fosse stata completamente svuotata, colpirsi reciprocamente con un bastone sull’elmetto per simulare i colpi d’arma da fuoco, colpire i compagni col calcio del mitragliatore MG, fare adunate di notte in tuta mimetica, bere quantità eccessive di superalcolici fino ad ubriacarsi. e portare in spalla l’MG 92/59 fino allo stremo delle forze. E guai a chi osava ribellarsi. Chi osava ribellarsi ai soprusi, veniva accusato di diffamazione da tutta la squadra.

DUE CASI DI ABUSI SESSUALI – I soprusi i ricatti e le violenze fisiche si erano spinti fino a beceri atti di nonnismo. Continua Filippi sul Corriere delle Alpi:

Un alpino ha denunciato di essere stato costretto a farsi bruciare la peluria della schiena grazie alla fiamma sprigionata dal gas di unabomboletta spray e ad un accendino. Un altro ha sostenuto di essere stato costretto a lasciarsi scrivere sulla schiena, sulle spalle e sul petto: “alpino di m.”, “terrone” o “bisex”. Un militare, infine, s’è lamentato di essere stato costretto a stare per mezz’ora sotto il sole, in pieno pomeriggio estivo. Gli abusi sessuali. Due sono gli episodi a sfondo sessuale che la procura della Repubblica contesta al caporalmaggiore. Il primo sarebbe avvenuto il 14 luglio del 2010 quando il caporalmaggiore avrebbe abbassato i pantaloni ad un alpino, minacciandolo di ritorsioni se si fosse mosso e dopo avergli afferrato l’organo genitale avrebbe costretto un altro alpino a scrivergli sul pene: “questo è il mio gioco”. Il 19 luglio 2010, in un poligono di tiro, avrebbe invece costretto, pena ritorsioni all’intera squadra, un caporale ad appartarsi dietro un cespuglio e a masturbarsi, pretendendo che gli portasse in un fazzoletto la “prova” dell’atto di autoerotismo per esibirla davanti agli altri militari.

 

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