Allora, nel 1968, dinanzi alla delicata questione della contraccezione con metodi “innaturali”, accadde quello che doveva accadere, anni dopo, dinanzi all’altrettanto delicata questione della fecondazione con metodi “innaturali”: “Nel 1984 il Vaticano organizzò un convegno per discutere la liceità morale di queste nuove tecniche, allora assai poco diffuse e del cui possibile successo molti dubitavano. Erano stati invitati al convegno, oltre a numerosi teologi, Howard e Georgeanna Jones, Réné Frydmann e Carlos Chagas. Nel
ricordo di Howard Jones (gli atti di quel convegno non sono mai stati pubblicati) all’inizio della discussione sembrava esistere una certa benevolenza nei confronti delle tecniche, il cui fine ultimo (mettere un bambino nelle braccia di sua madre) veniva giudicato fondamentalmente morale. L’opposizione - scrive ancora Howard Jones - giunse da monsignor Caffarra che ricordò a tutti come non fosse pensabile approvare tecniche che offendevano uno dei principi ultimi della morale cattolica, quello che riguarda la dignità della procreazione e che esige che vita sessuale e vita riproduttiva non vengano mai disgiunte. La motivazione invocata da Caffarra prevalse, e le tecniche di procreazione assistita furono irrimediabilmente condannate” (Carlo Flamigni, Questione Giustizia, 5/2004 – pag. 857).
Sì, ma “come mai oggi il mondo, ed anche molti fedeli, trovano tanta difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell’amore coniugale nella sua manifestazione naturale?”. Alla domanda che Benedetto XVI lascia senza una risposta risponde, in simultanea (L’Osservatore Romano, 3.10.2008), ancora il cardinal Carlo Caffarra, esplicitissimo: “La forza della profezia dell’Humanae vitae consiste precisamente nel suo mettere in guardia l’uomo da un potere che potrebbe devastarne la dignità; dal mettere la propria umanità «a disposizione» e di una libertà e di una deliberazione pubblica che non riconosce più l’esistenza di una verità circa l’uomo. Ed allora la sfida più urgente è quella educativa: aiutare le giovani generazioni a trascendere se stessi verso la verità. Cioè, ad essere veramente liberi e
liberamente veri”. Teniamo d’occhio Sua Eminenza, è papabilissimo.
Veramente liberi e liberamente veri solo mettendosi a disposizione, anima e gonadi, di un disegno che vuole la sessualità all’esclusivo servizio della riproduzione (no alla contraccezione “innaturale”) e la riproduzione esclusivamente servita dalla sessualità “naturale” (no alle tecniche di fecondazione assistita). Trascendere se stessi verso la verità. La verità? Rivolgersi a chi la possiede e la gestisce in esclusiva. Tutto il resto è pluralismo, ma ultimamente gode di cattiva fama, sicché lo si chiama relativismo.
E, dunque, a quali rischi vanno incontro “il mondo, ed anche molti fedeli, [che] trovano tanta difficoltà a comprendere” che la pillola, il preservativo e la spirale sono artifici del demonio? “Vero è che la pillola ha dato il via ad una rivoluzione antropologica di grandissime dimensioni. Non si è rivelata essere, come forse si poteva pensare all’inizio, solo un aiuto per le situazioni difficili, ma ha cambiato la visione della sessualità, dell’uomo e del corpo stesso. È stata sganciata la sessualità dalla fecondità e così è cambiato profondamente il concetto della stessa vita umana. L’atto sessuale ha perso la sua intenzionalità e finalità, che prima era sempre stata visibile e determinante, sicché tutti i tipi di sessualità sono diventati equivalenti. Soprattutto da questa rivoluzione consegue l’equiparazione tra omosessualità ed eterosessualità” (Joseph Ratzinger, la Repubblica, 19.11.2004). Un genio. Non solo come teologo, ma anche come sociologo. Era più che giusto che lo facessero papa, mentre intanto Caffarra si prepara.


























sono convinto che il Santo Padre stia leggendo troppo i post di Malvino e ne stia subendo i benefici-malefici influssi
certamente in questo momento sta attraversando un periodo di dubbi difficili da risolvere, mettendo anche in discussione il principio propugnato dai miscredenti per cui la Chiesa è infallibile ed ha risposte per ogni cosa……e le stesse domande hanno già in sè una risposta precostituita
come Malvino, fine osservatore, dimostra, la Chiesa ed il Papa rivelano la vera sostanza della fede
il dubbio
ma non un dubbio lasciato lì a prendere pioggia e sole, ma un dubbio che aggredisce, che scava nelle coscienze in cerca di risposte
una necessità di continuo adeguamento del credo e della fede ai tempi ed al progresso
è questo il vero messaggio del Papa e che il solo Malvino coglie nell’ attimo stesso in cui è lanciato
Deo gratias per ogni cosa che ci doni e per il prezioso aiuto di cui noi cristiani beneficiamo dai ns valenti studiosi
” così ai coniugi cattolici si continuò a richiedere il“sacrificio eroico” che i pastori hanno sempre chiesto alle pecore del loro gregge: accoppiarsi al solo scopo di dar vita ad agnelli.”
“di un disegno che vuole la sessualità all’esclusivo servizio della riproduzione”
Ehm… Falso. L’autore si andasse a rileggere un po’ di dottrina, letteralmente piena di affermazioni come “Nell’atto coniugale sono inscindibili le finalità unitiva e procreativa” (cito a caso dal testo di un’udienza papale del 1984, ma potrei andare a pescare in tutta la teologia del corpo di Wojtyla, nell’enciclica Deus Caritas Est di Ratzinger, e da altre seimila parti).
Molto facile mettere alla gogna le posizioni altrui quando esse sono rappresentate, falsamente, come molto più assurde per il lettore di quanto non siano davvero. E dire che, considerata l’opinione di maggioranza, in questo caso nemmeno ce n’era bisogno.
@topinamburs
(e te lo chiedo da ignorante in materia) quindi per la posizione ufficiale della Chiesa in materia due coniugi possono usare pillola, preservativo, spirale o quant’altro se all’interno del sacramento del matrimonio?
perché se la risposta é negativa, ci stiamo (ti stai) nascondendo dietro ad un dito, in maniera niente affatto elegante tra l’altro.
Gentile Topina, mi sa spiegare perché non si tratterebbe di una “sessualità all’esclusivo servizio della riproduzione” quella che è da considerare inscindibile dal momento procreativo? Non mi pare di aver messo alla gogna alcuna posizione, ma di averla solo rappresentata per quello che è. Lei ripete formule comuni, quelle del vittimista che reclama per l’essere stato frainteso. Mai come in questo caso, invece, mi pare che le cose stiano proprio nel modo che dicevo e che lei mi fa l’onore di citare: “Ai coniugi cattolici si richiedere il “sacrificio eroico” che i pastori hanno sempre chiesto alle pecore del loro gregge: accoppiarsi al solo scopo di dar vita ad agnelli”. Punto.
E’ vero!
L’unicità e l’esclusività dell’amore coniugale rientrano tra i peccati gravemente contrari al Sacramento del Matrimonio!
…ma è un problema che rimane solo all’interno delle mura ecclesiastiche…parole al vento!
Pasquale Parsifallo……..poh-poh
La Chiesa parla di sesso in quantitá maggiore di una rivista porno.Non farebbe meglio,con tutti i problemi che ci sono al mondo,ad abbandonare questa ossessione ed occuparsi d´altro?
Allora allora, spieghiamoci bene.
La Chiesa cattolica ritiene che l’atto coniugale abbia due finalità: unire affettivamente gli sposi (e qui direi che è ovvio come funziona) e far nascere figli (anche qui direi nessun mistero).
Mi preme precisare questo fatto, perchè quando si dimentica di citare la finalità unitiva al lettore sembra che la Chiesa ignori le componenti della sessualità con cui siamo più familiari, ovvero quelle amorose e affettive in senso lato. E quindi si affacciano alla mente di molti scene da incubo di rapporti privi di piacere e solo finalizzati a sfornare nuove braccia per l’agricoltura.
La dottrina ha avuto, in passato, un rapporto problematico con il piacere sessuale. Molto oscillante. Del secolo XI sono i “decreti di restituzione” con cui i Vescovi ordinavano a mariti - forse infedeli - sessualmente disattenti a ritornare a una pratica regolare con le proprie mogli. Alla faccia dell’astinenza! In secoli più recenti si sono visti momenti di sessuofobia. Oggi, c’è una sensibilità in certo senso in linea con i tempi che pone l’accento sul contenuto sia fisico sia affettivo del rapporto sessuale.
Ora che spero di aver sgombrato il campo da incomprensioni purtroppo molto diffuse sull’atteggiamento cattolico verso il piacere sessuale, veniamo alla contraccezione. Qui non voglio nascondermi proprio dietro niente: sono proibiti i metodi contraccettivi artificiali, quindi tutti quelli che cita il commentatore giuspe. Alcune conferenze episcopali - la più recente è quella delle Filippine - si sono espresse in favore dell’uso del preservativo all’interno del matrimonio nel caso che uno dei coniugi sia affetto da AIDS; in tal senso aveva parlato qualche anno fa il cardinale Martini. Per ora, queste posizioni sono state rifiutate dalla gerarchia.
Quello che la Chiesa vuole fare, e in linea di principio mi sento di dire che ha anche senso, è spostare la sensibilità delle persone da una visione frammentaria dell’essere umano (dove si scindono affettività, sessualità e procreazione, come se si potesse spezzettare l’io amando uno, facendo l’amore con un altro, e facendo figli con un terzo) a una visione olistica, dove le funzioni sono esercitate congiuntamente. A titolo puramente personale, ritengo che l’uso di contraccettivi all’interno di un matrimonio non sia una minaccia forte all’unitarietà della persona, ma questa è appunto un’opinione personale, che non era l’oggetto del dibattito che stiamo avendo. In generale, la Chiesa cerca di ergere barricate contro un doloroso “spezzatino” della profondità degli individui, peraltro essendo l’unica voce che supera certe ipocrisie per cui un’etica sessuale come quella secolare contemporanea non produrrebbe esattamente questo (quante menzogne, mezze verità, piccoli e grandi inganni, dolore, colpi all’autostima, e nei casi peggiori vere e proprie tragedie si associano all’irresponsabile uso delle facoltà sessuali?).
Poi uno può essere d’accordo o meno sul fatto che il preservativo in Africa sia inopportuno; io ad esempio non sono d’accordo. D’altronde vedo il problema logico di sostenere una posizione a pezzi e bocconi. Qui potrei dilungarmi sugli effetti (provati in letteratura) dell’equilibrio affettivo e sessuale sul benessere soggettivo delle persone, o su alcune ovvietà per cui nel contesto di un’unione coniugale esclusiva è molto più difficile andare incontro a malattie sessualmente trasmesse, ma sarebbe ancora un altro discorso.
Gentile Topina, l’articolo non intendeva illustrare le sue - tutto sommato passabili - opinioni in materia di etica matrimoniale e riproduttiva, ma appunto quella struttura olistica di là dalla quale non si è cattolici o, come lei abbondantemente documenta, cattolici non obbedienti (che sarebbe come una contraddizione in termini). Mi pare che sia facile e comodo - disonesto sul piano argomentativo, provocatorio tenuto conto che siamo nell’Anno Paolino - venirci a descrivere la Chiesa cattolica come un ventaglio di pluralità nel tempo e nello spazio. L’inculturazione non può e non deve permettersi - così secondo dottrina - rompere quella struttura olistica che sta nell’unum sentire che affida il “corpo” mistico di Cristo (cioè la sua Chiesa) alla guida del suo “capo”. Che poi la dottrina non sanzioni un “wow!” al momento dell’orgasmo, non mi pare abbastanza per dire che la sessuofobia rimane: sta nell’averne paura in ogni forma che non sia (almeno potenzialmente) fertile.
E poi - consenta - c’è un bel po’ di confusione anche nella Humanae vitae: forse che prendere la temperatura basale con un termometro, per sapere se quel periodo del ciclo è fertile o no, non è un intrusione tecnica? La tecnica che disumanizza la “natura” non sta anche nei cosiddetti “metodi naturali”? Diciamo piuttosto che: (1) Voler fare la mater e la magistra su cose che i chierici non praticano e di cui hanno conoscenza solo attraverso la confessione (e di tizi e tizie che la ritengano necessaria per quella forma di senso di colpa che vien detto “peccato”) - questa pretesa, dico, è storicamente fallimentare. E l’excursus storico da lei abbozzato non fa che dimostrarlo con questo continuo oscillare tra repulsione della carne e suo travisamento. Scopassero, ’sti cosi in mozzetta, prima di venirci a fare la lezione sulla fellatio, sul coito anale e la copula santa. O stessero zitti, come rimaniamo noi dinanzi all’esperienza mistica della quale Dio non volle farci partecipi, condannandoci al nostro basso materialismo di laicisti. (2) Lei, Topina, scrive che “nel contesto di un’unione coniugale esclusiva è molto più difficile andare incontro a malattie sessualmente trasmesse”. Questo dovrebbe fare forte la dottrina che fa della fedeltà matrimoniale un pilastro del sacramento? C’è un sacramento come quello del sacerdozio che prescrive anche il farsi martirizzare, nel caso sia necessario: come vede, non è l’integrità fisica lo scopo posto a ciò che fa di una “relazione” (Dio-uomo, maschio-femmina) il substrato del sacramento. E poi, giacché a un coniuge non consigliato di bere solo dai bicchieri di casa per evitare di beccarsi al bar una mononucleosi o un’afte bollosa, quale profilassi mi assicura questo sesto comandamento?
“La tecnica che disumanizza la “natura” non sta anche nei cosiddetti “metodi naturali”?”
C’è - a mio avviso - una differenza sostanziale. Se una coppia usa metodi naturali, in certi periodi non fa sesso. Quindi non c’è scissione tra sessualità, affettività, procreazione: semplicemente ci si astiene da certe attività. Detto in termini più bassi, che forse mi piacciono anche di più, è vero che non si fanno figli, ma si paga in astinenza. Insomma non c’è il pasto gratis. Cosa che mi rende tali metodi assai meno sospetti (comportano un sacrificio, non possono essere self-serving).
Sull’introdurre le conseguenze materiali (integrità fisica) della fedeltà coniugale, mi son resa conto poco dopo aver mandato il post che stavo sbagliando tono del discorso; mi stavo infatti avventurando in quel terreno minato che è l’immanentismo, il “centuplo quaggiù” e il premio in terra delle condotte virtuose. Argomento sul quale non ho capito assolutamente niente nonostante ci rifletta da qualche anno, quindi mi rendo conto che l’affermazione non era sensatissima dal punto di vista teorico. E’ pur vero però che molti critici dell’etica sessuale cattolica - non necessariamente chi scrive qui, dico in generale - fondano la propria opinione sulle conseguenze materiali (ad es. se il preservativo non fosse vietato ci sarebbero meno contagi per AIDS), quindi non è del tutto fuori luogo rispondere anche a quell’obiezione.
Tra l’altro su questo:
“cattolici non obbedienti (che sarebbe come una contraddizione in termini)”
Penso che non lo sia affatto. Essere cattolici non vuol dire essere santi, quindi quasi tutti i cattolici sono, una volta o l’altra, più spesso molte volte o l’altra, disobbedienti.
” Detto in termini più bassi, che forse mi piacciono anche di più, è vero che non si fanno figli, ma si paga in astinenza. Insomma non c’è il pasto gratis. Cosa che mi rende tali metodi assai meno sospetti (comportano un sacrificio, non possono essere self-serving).”
Però, Topinamburs, non è bello programmare anche i “rapporti sessuali”…non credi?