La proposta del governo – copiata da Sarkozy – porta vantaggi ad imprese e lavoratori, ma porta a un uso intensivo della manodopera, senza effetti positivi sull’occupazione. E poi, aiuta più gli uomini che le donne e potrebbe favorire l’evasione fiscale. Meglio i premi produttività
Tra i vari provvedimenti dei primi cento giorni del governo, c’è la detassazione degli straordinari. Che viene presentata con un doppio ruolo: da una parte come intervento sui redditi dei lavoratori dipendenti, dall’altra come aiuto alle imprese che chiedono più flessibilità nell’orario di lavoro. Non ha invece alcun effetto sulla crescita. Si tratta di una misura già attuata dal Governo Sarkozy e aspramente criticata su Lavoce.info. In Francia è stata presa per aumentare di fatto l’orario di lavoro, fissato a 35 ore settimanali. Il disegno di legge propone un’aliquota secca del 10% sugli straordinari, sottraendo così alla progressività d’imposta la parte del salario riguardante gli straordinari. Questa operazione costerà tra i 150 e i 200 milioni di euro all’anno, che si pensa di coprire in parte con l’emersione dal nero degli straordinari finora pagati fuori busta paga. La proposta è di facile applicazione e ne beneficerebbero i lavoratori che fanno molte ore di straordinario. Però ha alcuni importanti effetti negativi: incentiva la imprese ad un uso intensivo della manodopera già esistente, senza effetti positivi, ma non credo neppure negativi, sull’assunzione di nuovi lavoratori. Nonostante in Italia sia cresciuta l’occupazione, abbiamo bisogno di ulteriori incrementi, una misura pensata in modo differente sarebbe potuta venire incontro a questa esigenza.
LE DISCRIMINAZIONI - La detassazione degli straordinari va a favore esclusivo di chi può fare gli straordinari, ne sono esclusi quindi i dipendenti pubblici, i dipendenti di imprese che non hanno la possibilità di far fare gli straordinari ai propri dipendenti e le donne. Proprio per il fatto che sono soprattutto gli uomini a fare gli straordinari e e quindi a beneficiare di questa detassazione, potrebbe addirittura configurarsi una situazione di discriminazione indiretta. Appare quindi una misura che va nella direzione opposta rispetto a una parità di trattamento lavorativo tra uomini e donne, in Italia avremmo bisogno di muoverci in questa direzione, siamo al penultimo posto nell’Europa a 27 con il tasso di occupazione femminile al 46,9 per cento. A marzo l’Eurostat e l’Oil (Organizzazione Internazionale del Lavoro) hanno diffuso i dati sull’occupazione femminile e l’Italia risulta spaccata in due. Mentre infatti nel Nord Italia l’occupazione femminile raggiunge il 57 per cento (una percentuale comunque bassa rispetto al 73,3 per cento della Svezia), il Sud Italia si ferma a un misero 31,2 per cento. Si pensi che la Francia arriva al 60,6 per cento e la Spagna al 55 per cento. Sarebbe dunque preferibile da questo punto di vista una detassazione selettiva a favore delle donne, una misura di questo genere avrebbe un impatto complessivamente maggiore sulla crescita dell’economia nazionale perché incentiverebbe un lavoro oggi praticamente assente.
LE FRODI FISCALI - L’altro inconveniente della detassazione degli straordinari è di carattere fiscale. noiseFromAmeriKa evidenzia che potrebbe infatti favorire una forma di evasione fiscale. Gli aumenti retributivi potrebbero essere fatti passare come straordinari, con una tassazione quindi molto più bassa rispetto a quella dell’Irpef. I tre principali sindacati, Cgil, Cisl e Uil, si sono detti critici su questa iniziativa del Governo, anche se in misura diversa, con la Cgil molto negativa nel suo giudizio e la Cisl più aperta al dialogo. Il parere dei sindacati è che si poteva raggiungere l’obiettivo dell’intervento sul reddito con misure più efficaci e che andassero in favore della generalità dei lavoratori dipendenti e dei pensionati attraverso detrazioni fiscali su salari e pensioni e la detassazione sul secondo livello.
LA PRODUTTIVITA’ - Appare invece più promettente la detassazione dei premi aziendali di produttività, questa tipologia di intervento punta a rendere piu’ agevole il collegamento tra retribuzioni e produttività del lavoro. In questo caso vanno chiarite le procedure, se cioè per beneficiare della detassazione il premio potrà essere istituito con il contratto collettivo aziendale o con un regolamento aziendale deciso direttamente dall’imprenditore, o in tutti e con tutte e due le modalità. Per evitare la possibilità di frodi fiscali sarebbe necessaria l’obbligatorietà della preventiva deposizione del contratto o del regolamento. L’effetto di questa misura, se ben studiata, sarà quello di spingere verso una contrattazione interna alle aziende e verso un aumento, anche se ampiamente insufficiente, della produttività.
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
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[...] quella dovuta all’abolizione dell’Ici sulla prima casa praticamente per tutti e alla detassazione degli straordinari. Si prospetta infatti una riforma dell’Irpef, a dire il vero e’ una riforma necessaria, [...]
In realtà, anche i premi di produzione ed in generale la componente variabile aziendale si prestano allo stesso tipo di manipolazione descritto per le ore straordinarie.La riforma della contrattazione collettiva, spostando la componente retributiva dal nazionale all’aziendale potrà essere utile, ma per ora non c’è nulla di concreto, se non un protocollo d’intesa intersindacale che vuol fare esattamente l’opposto, stabilendo una indicizzazione del nazionale a una non meglio precisata “inflazione realisticamente percepita” (sic) che include i costi dei mutui ed altre voci. Quando si artriverà all’incontro con Confindustria queste contraddizioni esploderanno. Sono note già ora, a dire il vero, ma il numero dei finti tonti che abitano questo paese è in crescita esponenziale.
Phas, se ci saranno sbilanciamenti dei compensi verso la parte variabile sarà solo positivo, primo perché il variabile è direttamente legato alla produttività, secondo perché in questo modo ci sarà una riduzione media della tassazione del lavoro dipendente (es. aliquota di 40 su 80 e di 10 su 20 hai un’aliquota media di 34) con una manovra tutto sommato di facile introduzione. Non credo si creeranno buchi rispetto alal situazione esistente, al massimo per il futuro ci saranno situazione in cui gli aumenti saranno dati interamente attraverso il variabile (e bisogna vedere in che percentuale, visto che ci saranno cmq soggetti avversi al rischio che preferiranno un aumento minore contrattualizzato) e che porteranno a legare la crescita del gettito all’evoluzione dei contratti nazionali. Secondo me tanto schifo non farebbe, introdurrebbe un cap implicito alla crescita della spesa.
Calvin, io però ho scritto una cosa diversa. Aumentare il peso del variabile vuol dire spostare la contrattazione ecoonomica, in misura significativa, dal contratto nazionale a quello aziendale. E per fare questo devi avere il consenso dei sindacati, e per ora non ce l’hai, vista la piattaforma comune che Cgil, Cisl e Uil hanno elaborato, che parla di robustissime indicizzazioni del nazionale. Considera che non tutti lavorano nella finanza: i bonus dell’industria, con questa articolazione di contrattazione, sono una parte esigua della retribuzione totale, quindi devi prima passare dalla riforma dei livelli di contrattazione, che non è per domattina. Ciò premesso, vedremo se in un paese come l’Italia non ci saranno abusi, e aumenti e promozioni mascherate da “produttività”, con erosione di Irpef, Ires e contributi. E comunque, il governo (opportunamente) è orientato ad un semestre di sperimentazione limitata alle figure di operai e impiegati, come definite da codice civile. Vedremo.
Il discorso è piu’ chiaro adesso, io mi basavo su una presunzione di stupidità dei sindacati (^_^) che avrebbero mancato di cogliere l’effetto della manovra sul peso della contrattazione decentralizzata. Anche a me sembra sensata l’idea del periodo di test, mi pare fosse la stessa obiezione che faceva Blanchard nell’articolo su La Voce.
smettetela di andare d’accordo, voi due, o chiamo l’antitrust.
Quello che volevo evidenziare e’ che la detassazione degli straordinari comunque la si guardi ha effetti minimi e addirittura insignificanti a livello macro. Invece i premi di produzione hanno un senso, anche se concordo sul fatto che il premio di produzione funziona (o meglio, ha senso) solo se i sindacati escono fuori dal loro solito comportamento e finalmente si arriva a una vera riforma del sistema contrattuale (che e’ vecchio di 15 anni).
@ Phastidio: abusi, e aumenti e promozioni mascherate da “produttività”, con erosione di Irpef, Ires e contributi.
Proprio per evitare queste situazioni e’ indispensabile prevedere alcuni meccanismi, indicavo: “l’obbligatorietà della preventiva deposizione del contratto o del regolamento.” Ma ce ne possono essere anche di diversi e piu’ efficaci. Poi come tutte le cose, fatta la legge trovato l’inganno.
Già adesso i premi di produttività hanno un beneficio di decontribuzione (cioè non ci si pagano sopra i contributi INPS) se sono:
1) legati a risultati variabili
2) concordati fra impresa e sindacati
3) depositati all’INPS prima che i risultati ai quali sono legati si manifestino (detta in soldoni sono quasi tutti legati ai risultati di bilancio e vanno depositati entro gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento, gennaio perchè le assemblee che approvano il bilancio sono ad aprile di solito).
Quindi sta cosa dei furbi e furbetti non regge e anche fosse CHE PALLE che in Italia non si può mai fare nulla perchè c’è sempre il retropensiero di quelli che poi ci marciano sopra. La sinistra ci si è impiccata sopra sta cosa. Intanto si faccia poi se qualcuno sgarra lo si meni, ma sul serio. Come nei paesi civili.
Non credo sia questione di impiccarsi o meno. Se l’obiettivo di lungo periodo è quello di far crescere la produttività, occorrono due interventi: riformare drasticamente la contrattazione collettiva (non abbiamo ancora neppure iniziato a farlo, e la prima mossa dei sindacati va in direzione opposta al decentramento) E ridurre il carico fiscale. Questa seconda via può essere perseguita anche riducendo tutta la curva delle aliquote Irpef, non necessariamente detassando. Tesi sostenuta anche da quel pericoloso comunista di Olivier Blanchard…
I dati francesi sulla detassazione del variabile non sono conclusivi, ma non sembrano evidenziare violenti rimbalzi di produttività. Riguardo la normativa citata da AG, a quale settore si riferiscono? Io credo al metalmeccanico o al chimico. E quanto incide, ora (con questo modello di contrattazione collettiva) il variabile nell’industria e nel commercio? Io posso garantire che i miei variabili sono SEMPRE stati sottoposti a contribuzione Inps, pur essendo frutto del verificarsi di condizioni non predeterminabili. Sul punto del concerto tra azienda e sindacati, non mi sembra dirimente: entrambe le parti hanno interesse a detassare, anche a spese dell’erario, non dimentichiamolo mai, da contribuenti prima che da lavoratori: altrimenti rischiamo di giocare un gioco a somma zero. Sul punto dei controlli: a chi affidarli? A commissioni miste aziende-sindacati? All’Inps? Altre sovrastrutture burocratiche che non controllano, quindi?
Non mi è chiara la frase sulla detassazione degli straordinari che ha effetti insignificanti “a livello macro”. Ma noi stiamo esattamente perseguendo quelli! I salari reali crescono, ceteris paribus, se cresce la produttività di un sistema economico. Poi, all’interno di un’economia, vi saranno settori declinanti ed altri emergenti, è fisiologico. Ma non dimentichiamo che l’obiettivo strategico lungo periodo di questo paese è la crescita della produttività. Tutto il resto segue.
Scrivevo che la detassazione degli straordinari a livello macro non ha effetti perche’ dubito fortemente avra’ effetti sulla crescita della produttivita’, o dei consumi, o della produzione. Non costituisce un incentivo per l’azienda ad aumentare la produzione, ma risulta esclusivamente un aiuto economico in termini di minore imposte per l’impresa (e in misura inferiore per il lavoratore) che gia’ faceva fare (e faceva) gli straordinari. Se verra’ avviata in via sperimentale sarebbe interessante guardare se sara’ in grado di aumentatare la produzione (non le ore di straordinario che potrebbero essere falsate da raggiri fiscali), io dico di no.
Lo so che stiamo perseguendo gli obiettivi di crescita della produttivita’ e della competitivita’, e siamo messi pure male, proprio per questo critico fortemente la detassazione degli straordinari cosi’ come e’ stata proposta. Gli incentivi dovrebbero essere agli investimenti non esclusivamente al lavoro, altrimenti si traducono esclusivamente in un aiuto economico, pagato dalla collettivita’, senza effetto moltiplicativo, e quindi a somma zero. Critico anche l’effetto redistributivo della detassazione, non e’ equo, va a vantaggio di chi gia’ faceva gli straordinari. Insomma, non so se si e’ capito, ma a me proprio non piace questa proposta.
Pero’ un attimo, io la misura di detassazione dello straorinario l’ho sempre sentita invocare come misura volta ad aumentare il potere d’acquisto, e come tale credo vada valutata. Se poi discutiamo sul fatto che sono possibili misure che oltre ad aumentare i compensi possono avere anche interessanti second round effects, se ne puo’ discutere; cosi’ come si puo’ discutere di eventuali effetti negativi (sul gettito per es.) che puo’ avere la detassazione. Secondo me si e’ scelta questa soluzione essenzialmente per due motivi: 1. poche idee dei nostri politici (infatti l’hanno copiata dalla francia) 2. volonta’ di ridurre la pressione fiscale con una misura “semplice”, al posto di riformare tutta la struttura della tassazione (misura complessa).
@Phastidio
Scusa bene ma secondo te una norma di decontribuzione vale solo per settori e non per tutti i cittadini? Sarebbe dichiarata incostituzionale in tre secondi e mezzo.
Vale per i premi di produttività derivanti da contrattazione di secondo livello legati a risultati variabili. Non è mica obbligatorio chiedere la decontribuzione anche perchè i contributi non sono tasse, sono versamenti che capitalizzati serviranno poi a pagarti la pensione. Sono soldi tuoi investiti in poche parole. Quindi probabilmente il tuo datore di lavoro e i tuoi sindacati hanno deciso di farti prendere più soldi di pensione, lamentati con loro, non con me
Allora sono certo che non ti sarà problematico dirci di quale settore si tratta.
Phastidio, non mi è problematico dirlo, è il credito, ma non c’entra un fico il settore.
L’instaurazione di determinati accordi di secondo livello per l’erogazione dei premi di risultato trae origine dall’articolo 2 del Decreto Legge 25 marzo 1997, n. 67, il quale precisa che tali premi risultano esclusi dall’ammontare della retribuzione imponibile nel caso in cui siano contrattualmente previsti, risulti incerto il loro ammontare, la cui struttura sia correlata ad incrementi di produttività o competitività chiaramente individuabili.
A tali requisiti va aggiunto quello previsto dal comma 6 dell’articolo sopra citato, il quale prevede il deposito presso la DPL del contratto aziendale di 2° livello, entro 30 giorni dalla data di stipula a cura del datore di lavoro o dell’associazione/consulente alla quale aderisce.
Quindi se tu paghi i contributi sul tuo premio di risultato vuol dire (uno o più delle seguenti):
1) che è un premio non legato a risultati variabili
2) che è un premio stabilito non da contrattazione integrativa di secondo livello
3) che l’accordo non è stato depositato perchè il tuo datore di lavoro e i sindacati hanno deciso che devi pagare i contributi per una più serena vecchiaia.
4) che in realtà è decontribuito
Interessante. Ma a me risulta che quella decontribuzione, stabilita come tu correttamente segnali dall’accordo del 23 luglio 2007 (Protocollo sul Welfare) in realtà è stato ratificato dal Ministero del Lavoro solo una decina di giorni fa (credo uno degli ultimi atti del governo uscente), che l’Inps non ha ancora normato la materia; che per il 2008 sono disponibili solo 650 milioni di euro; che l’accesso al fondo di decontribuzione avviene su domanda dell’impresa, e fino ad esaurimento dei sopracitati fondi. Diciamo che è un erga omnes de noantri.
Tu affermi che la decontribuzione non è obbligatoria, e che “Quindi probabilmente il tuo datore di lavoro e i tuoi sindacati hanno deciso di farti prendere più soldi di pensione”. Anche questo è inesatto. Il protocollo del welfare del 23 luglio 2007 ha stabilito che i premi di rendimento e produttività, anche quando decontribuiti (fino al ridicolo limite del 5 per cento della retribuzione lorda annua del lavoratore), sono e restano pensionabili. Questo significa che il legislatore ha stabilito che i contributi previdenziali relativi alla decontribuzione siano posti a carico della fiscalità generale.
Phastidio, se vuoi ti do ragione eh? Però leggere prima di provare a mettere in moto la tastiera sarebbe sempre un esercizio consigliabile.
Io cito il decreto legge del 1997, rileggi con me, MILLENOVECENTONOVANTASETTE. Cioè 11 anni fa.
Quel decreto è stato fino ad ora applicato in tutti i settori dove c’erano le condizioni da esso previsto.
La legge sul Welfare del 2007 appunto sospende il suddetto decreto ma non avendo ancora una normativa di attuazione l’INPS ha accettato le domande di contribuzione riservandosi di convertirle nella nuova forma appena ci saranno i decreti attuativi della Legge sul welfare.
Cioè io parla di come si sono fatte le cose da 10 anni a questa parte, tu parli di come, forse, si faranno. Vedi tu se continuare…
Guarda, mi fermo subito. Non prima di averti posto una domanda: dove avrei scritto che “una norma di decontribuzione vale solo per settori e non per tutti i cittadini?”
Vedi, non è questione di dare ragione o torto. E’ solo questione di leggere quello che viene scritto. Tu hai iniziato questo gigantesco off-topic, che con l’argomento del post c’entra come i cavoli a merenda. Poi hai parlato al presente di una normativa che NON ESISTE PIU’, e va bene anche questo. Non è grave, credo anzi che sia la caratteristica di base di circa il 90 per cento dei commenti sui siti. Come si dice, I say tomato, you say potato. Saluti.
“Ciò premesso, vedremo se in un paese come l’Italia non ci saranno abusi, e aumenti e promozioni mascherate da “produttività”, con erosione di Irpef, Ires e contributi.”
Non sono io che ho introdotto l’argomento.
“Io posso garantire che i miei variabili sono SEMPRE stati sottoposti a contribuzione Inps, pur essendo frutto del verificarsi di condizioni non predeterminabili.”
“Poi hai parlato al presente di una normativa che NON ESISTE PIU’”
Ho parlato di una vecchia legge perchè “qualcuno” ha scritto SEMPRE in maniera evidentemente inesatta.
Io ho infatti scritto che la decontribuzione dei premi di rendimento variabili c’è già, prima con il decreto del 1997, poi con il pacchetto Welfare del 2007 (http://it.biz.yahoo.com/24042008/246/lotteria-per-decontribuzione.html) e appunto non sono successe le minacciate erosioni di contributi in quanto entrambi prevedono dei limiti (come sarà ovvio che anche i futuri sgravi avranno dei limiti).
“Non è grave, credo anzi che sia la caratteristica di base di circa il 90 per cento dei commenti sui siti. Come si dice, I say tomato, you say potato.”
Non puoi semplicemente dire che non ti ricordavi del decreto del 1997 invece di girare attorno alle parole?
Questo è il problema del 90% dei commenti, non si sa di cosa si parla. Peccato che ogni tanto capiti qualcuno che di contratti integrativi di secondo livello, con relativa decontribuzione del premio di rendimento variabile, ne ha scritti, conclusi, e fatti applicare da 10 anni a sta parte. Che disdetta…
Saluti.
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