Detassare gli straordinari? Non è così utile

di Luca Vinci

La proposta del governo – copiata da Sarkozy – porta vantaggi ad imprese e lavoratori, ma porta a un uso intensivo della manodopera, senza effetti positivi sull’occupazione. E poi, aiuta più gli uomini che le donne e potrebbe favorire l’evasione fiscale. Meglio i premi produttività

Tra i vari provvedimenti dei primi cento giorni del governo, c’è la detassazione degli straordinari. Che viene presentata con un doppio ruolo: da una parte come intervento sui redditi dei lavoratori dipendenti, dall’altra come aiuto alle imprese che chiedono più flessibilità nell’orario di lavoro. Non ha invece alcun effetto sulla crescita. Si tratta di una misura già attuata dal Governo Sarkozy e aspramente criticata su Lavoce.info. In Francia è stata presa per aumentare di fatto l’orario di lavoro, fissato a 35 ore settimanali. Il disegno di legge propone un’aliquota secca del 10% sugli straordinari, sottraendo così alla progressività d’imposta la parte del salario riguardante gli straordinari. Questa operazione costerà tra i 150 e i 200 milioni di euro all’anno, che si pensa di coprire in parte con l’emersione dal nero degli straordinari finora pagati fuori busta paga. La proposta è di facile applicazione e ne beneficerebbero i lavoratori che fanno molte ore di straordinario. Però ha alcuni importanti effetti negativi: incentiva la imprese ad un uso intensivo della manodopera già esistente, senza effetti positivi, ma non credo neppure negativi, sull’assunzione di nuovi lavoratori. Nonostante in Italia sia cresciuta l’occupazione, abbiamo bisogno di ulteriori incrementi, una misura pensata in modo differente sarebbe potuta venire incontro a questa esigenza.

LE DISCRIMINAZIONI - La detassazione degli straordinari va a favore esclusivo di chi può fare gli straordinari, ne sono esclusi quindi i dipendenti pubblici, i dipendenti di imprese che non hanno la possibilità di far fare gli straordinari ai propri dipendenti e le donne. Proprio per il fatto che sono soprattutto gli uomini a fare gli straordinari e e quindi a beneficiare di questa detassazione, potrebbe addirittura configurarsi una situazione di discriminazione indiretta. Appare quindi una misura che va nella direzione opposta rispetto a una parità di trattamento lavorativo tra uomini e donne, in Italia avremmo bisogno di muoverci in questa direzione, siamo al penultimo posto nell’Europa a 27 con il tasso di occupazione femminile al 46,9 per cento. A marzo l’Eurostat e l’Oil (Organizzazione Internazionale del Lavoro) hanno diffuso i dati sull’occupazione femminile e l’Italia risulta spaccata in due. Mentre infatti nel Nord Italia l’occupazione femminile raggiunge il 57 per cento (una percentuale comunque bassa rispetto al 73,3 per cento della Svezia), il Sud Italia si ferma a un misero 31,2 per cento. Si pensi che la Francia arriva al 60,6 per cento e la Spagna al 55 per cento. Sarebbe dunque preferibile da questo punto di vista una detassazione selettiva a favore delle donne, una misura di questo genere avrebbe un impatto complessivamente maggiore sulla crescita dell’economia nazionale perché incentiverebbe un lavoro oggi praticamente assente.

LE FRODI FISCALI - L’altro inconveniente della detassazione degli straordinari è di carattere fiscale. noiseFromAmeriKa evidenzia che potrebbe infatti favorire una forma di evasione fiscale. Gli aumenti retributivi potrebbero essere fatti passare come straordinari, con una tassazione quindi molto più bassa rispetto a quella dell’Irpef. I tre principali sindacati, Cgil, Cisl e Uil, si sono detti critici su questa iniziativa del Governo, anche se in misura diversa, con la Cgil molto negativa nel suo giudizio e la Cisl più aperta al dialogo. Il parere dei sindacati è che si poteva raggiungere l’obiettivo dell’intervento sul reddito con misure più efficaci e che andassero in favore della generalità dei lavoratori dipendenti e dei pensionati attraverso detrazioni fiscali su salari e pensioni e la detassazione sul secondo livello.

LA PRODUTTIVITA’ - Appare invece più promettente la detassazione dei premi aziendali di produttività, questa tipologia di intervento punta a rendere piu’ agevole il collegamento tra retribuzioni e produttività del lavoro. In questo caso vanno chiarite le procedure, se cioè per beneficiare della detassazione il premio potrà essere istituito con il contratto collettivo aziendale o con un regolamento aziendale deciso direttamente dall’imprenditore, o in tutti e con tutte e due le modalità. Per evitare la possibilità di frodi fiscali sarebbe necessaria l’obbligatorietà della preventiva deposizione del contratto o del regolamento. L’effetto di questa misura, se ben studiata, sarà quello di spingere verso una contrattazione interna alle aziende e verso un aumento, anche se ampiamente insufficiente, della produttività.



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