CDS Italiani ai massimi, cresce la sfiducia dei mercati
01/06/2010 - Neanche il tempo di pubblicarla in Gazzetta ufficiale che la manovra correttiva varata dal governo viene bocciata dagli investitori, in particolare quelli esteri. Per molti operatori il piano approvato dal governo per il rientro dal deficit “non appare credibile”. Per
Neanche il tempo di pubblicarla in Gazzetta ufficiale che la manovra correttiva varata dal governo viene bocciata dagli investitori, in particolare quelli esteri. Per molti operatori il piano approvato dal governo per il rientro dal deficit “non appare credibile”.
Per i trader e gli investitori il mercato dei Credit Default Swap, i cosiddetti CDS rappresentano da sempre la vera cartina di tornasole dello stato di salute
“finanziario” di un paese, poiché permette di valutare in modo oggettivo quanto sia a rischio la situazione di chi, appunto, ha emesso titoli. Agli occhi dei mercati, quindi, la recente manovra correttiva dei nostri Conti pubblici varata dal governo, non appare credibile. Molti osservatori reputano, con ogni probabilità, necessaria un’ulteriore manovra d’aggiustamento, forse già in autunno. Staremo a vedere.
DI COSA STIAMO PARLANDO? - Un CDS, per definizione, è uno swap che ha la funzione di trasferire l’esposizione creditizia di prodotti a reddito fisso tra le parti. È il derivato creditizio più usato. Uno swap, a sua volta, può essere immaginato come una specie di baratto. La parte X che s’impegna a pagare periodicamente una somma alla parte Y. La parte Y, in cambio s’impegna a restituire alla parte X il cosiddetto “valore facciale” di un titolo Z, nel caso il debitore Z vada in bancarotta. Insomma, X compra un’obbligazione emessa da Z, ma allo stesso tempo si assicura tramite Y che Z rimborsi il capitale alla scadenza della stessa. Lo strumento finanziario che copre il rischio in caso di insolvenza è appunto il Credit Default Swap. E’ quindi, né più, né meno che una polizza di assicurazione finanziaria. Se, per esempio, il valore dei titoli acquistati è di 100mila euro (facciali) e il CDS è di 120 punti base, vuol dire che X deve pagare ogni anno 1.200 euro per essere sicuro del rimborso. I CDS vengono quotati in mercati detti “Over the counter“, e se il costo dovesse crescere in modo repentino, mettiamo, da 120 a 1.000 punti base, vuol dire che il mercato teme che il debitore C avrà difficoltà a far fronte ai propri impegni. Questo è successo recentemente ai titoli greci e un aumento consistente, sia pure – fortunatamente – non di queste dimensioni ha colpito, proprio oggi – i CDS dei cosiddetti PIIGS – acronimo anglosassone che ricorda la parola “pigs”, ossia porci, maiali – tra cui, con buona pace di certo nostro sciovinismo economico-politico, purtroppo c’è pure il nostro Paese.
PIIGS ALLO SPIEDO? – Secondo quanto riporta il sito economico wallstreetitalia.com, oggi i nostri CDS sono finiti particolarmente sotto pressione. Lo stesso indice della Borsa di Milano, a sua volta, ha fatto segnare il più pesante calo dei mercati azionari del vecchio continente (ben oltre il 3%). “In seguito alla crisi del debito in Europa - scrive WSI - ha preso il sopravvento e gli investitori internazionali hanno lasciato l’azionario Usa in balia delle vendite, buttandosi in alternativa sul “porto sicuro” dei titoli di Stato americani, i Treasury (bond), che infatti sono saliti ai massimi dell’anno con il rendimento ai minimi di 12 mesi. In forte crescita i CDS (credit default swaps) dei paesi europei PIIGS/”Club Med” più esposti alla crisi dei debiti sovrani, tra i quali l’Italia, con i CDS della Repubblica Italiana saliti al top storico in maggio – come detto prima più alto è il prezzo, più cresce la sfiducia degli investitori poiché più alto è il rischio di insolvenza. Per la crisi in Europa l’euro si è deprezzato in un mese di quasi 9 punti percentuale (-8.51%) nei confronti del dollaro, toccando i minimi da 4 anni verso la moneta americana e i minimi da 9 anni nei confronti dello yen giapponese“.
CHI SONO X, Y E Z? - Come detto, i CDS sono un utile strumento valutativo del rischio che si accolla il paese che emette le sue obbligazioni. I debiti dei cinque paesi più a rischio, i PIIGS, sono per gran parte verso altri paesi europei, il. La Grecia ha un debito verso l’Europa di 236 miliardi di dollari, il Portogallo di 286 miliardi, l’Irlanda di 867 miliardi, la Spagna di 1100 miliardi e, infine, la nostra amata Italia con un debito di 1400 miliardi, ossia il più grande debito pubblico europeo. I tre maggiori creditori del Bel Paese sono la Gran Bretagna con 77 miliardi di dollari, la Germania con 190 miliardi, e la Francia con 511 miliardi, pari al 20% del Pil francese. Oltre ai governi, ovviamente, c’è un monte cospicuo di investitori – generalmente esteri – non istituzionali. Spesso sono proprio questi ultimi a determinare il “bello e cattivo tempo” sui mercati. Si parla di speculatori, in modo per lo più dispregiativo. In realtà, sono investitori come altri. Roberto Perotti sul Sole24ore si è chiesto recentemente “se è così facile tracciare i confini della liceità morale della speculazione?” La risposta che si è dato è stata la seguente: – “Si dice che gli speculatori “scommettono sulle disgrazie altrui“. Il prezzo del petrolio è forse la determinante principale del Pil di paesi produttori come Russia e Nigeria, e quindi del benessere dei loro cittadini. Quando il prezzo del petrolio sale tutti in Europa accusano gli speculatori al rialzo; ma quando gli speculatori al ribasso fanno scendere il prezzo, nessuno se ne lamenta, e nessuno fa notare il danno inflitto a centinaia di milioni d’individui ben più poveri di noi, come il cittadino medio di Russia e Nigeria. Per prendere un esempio meno drammatico, la caduta dell’euro è invariabilmente attribuita all’attività, e persino a una cospirazione, degli speculatori, in alcuni casi addirittura per insidiare la democrazia europea. Ma speculare al ribasso contro l’euro è equivalente a speculare al rialzo sul dollaro; quando l’euro saliva, non ricordo che qualcuno in Europa abbia attaccato gli speculatori che cospiravano per distruggere il dollaro e gli Usa. Ma che etica è mai questa, in cui l’accettabilità morale della speculazione dipende dall’asset su cui si specula, dalla direzione delle scommesse, e dalla cittadinanza di chi ci perde?“. Siamo perfettamente d’accordo.













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