Il ministro Bondi e quel brutto governo che taglia la cultura

29 maggio 2010

“Non sono d’accordo con i tagli indiscriminati alla cultura, specie se la lista degli istituti tagliati dal finanziamento pubblico contiene eccellenze italiane riconosciute nel mondo”: parole e musica di Sandro Bondi, oggi ministro della Cultura, ma evidentemente dimissionario o giù di lì.

Perchè è vero che il ministro ha premesso che condivide i sacrifici, ma poi ha anche aggiunto: “Ma no a tagli indiscriminati che non possono essere decisi se non con il mio ministero”. E questo dovrebbe chiudere i giochi, visto che invece l’intenzione dei “manovratori” Berlusconi e Tremonti è tutt’altra.

Un vero peccato. Perché nella lista degli enti a rischio tagli ci sono sì l’Isae, le fondazioni Basso e Gramsci, per dirne soltanto un paio. Ma anche l’Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo e l’Ordine di Malta. Il Comitato nazionale per la celebrazione della morte di Alberico Gentili, giureconsulto marchigiano sconosciuto ai più, e il Comitato nazionale per un secolo di fumetto italiano.

Ad occhio, sembra che un buon 70% di quegli enti non meriti soldi dallo Stato, in quanto tenutario di ideali (il craxismo, gli studi preistorici a Camuno, e chi più ne ha più ne metta) o non sentiti, oppure strettamente privati. Che se davvero esistono nel territorio, non faticheranno a trovare donazioni da chi ha interesse a a vederle vive. Se non trovano altri fondi che quelli dello Stato, forse ci sarà un perché.

Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. E in effetti, il decreto a occhio non la fa, visto che dà la possibilità a un buon 30% di questi enti di “redimersi”. Oh, non l’1%. Il 30%. Insomma, fatte le debite proporzioni, il governo taglia dove c’è da tagliare, così come prende dove c’è da prendere, e in generale, per una volta, comincia a mostrare quello che ha promesso con le parole, il rigore. Attuandolo raramente, nei fatti. Mettendo in mostra la faccia dura con degli interessi relativamente deboli, mentre con i forti è più timido. Però l’ha fatto. Bondi, invece, sembra uno che sta lì a dire: ‘certo, almeno prima di decidere potevate farmi un fischio’. Magari è anche vero, per educazione. Ma d’altronde, è lui che si è scelto questa compagnia. Adesso si adatti.

2 commenti a Il ministro Bondi e quel brutto governo che taglia la cultura

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  2. IL RIPUDIATO

    Ma, caro D’Amato, a proposito….di cultura, che ne è del suo…protetto, il campione della retro..cultura di Giornalittismo, il principe dei nulladicenti/facenti il MEMORABILE RICCHIUTI?
    Era l’unico che induceva al riso, il vero talento comico della sua testata.
    Che fine ha fatto?

    Con cordialità

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