di Serena D'Angelo (plasticaserena)
postato alle 14:39 del 15 Maggio 2008 in CulturaTorna alla home

Continua la cronaca del telefilmfestival. Oggi per voi un medley musicalvisivo che tocca il suo apice e culmine con l’epico incontro che cambierà le vostre vite, come ha già cambiato le nostre. Con Baby I love you, signore e signori ecco a voi…

Generalmente non mantengo le promesse, ma per vantarmi sono disposta a tutto. Così lemme lemme, raccolgo ricordi ed idee e le cucio in nome del sano gossip, in nome del Telefilm Festival targato 2008. Se l’organizzazione della kermesse milanese ci ha lasciati a tratti attoniti, i dolcetti serviti per merenda ci hanno allargato il cuore (e la bocca, santo cielo, che bocca!) e incontri come “Suonala ancora Fonzie” provocato un delizioso riso isterico. Lo scorso sabato infatti, una delle sale-bunker dell’Apollo ha accolto ragazzine attempate e veri intenditori delle sigle emblema del settore, tutti sorridenti ad armati di macchina fotografica, alla corte di Luca Dondoni (La Stampa, perdincibacco) e Max Novaresi (Radio 101), moderatori-disturbatori d’eccezione.

CI SONO I BEEHIVEEEE - A farla da padrone sigle storiche come “Anna dai capelli rossi” e “Dolce Remì”, copiate con consapevolezza e dedizione dal nostrano Vince Tempera, da hits come “The rivers of Babylon” e “Brown girl in the ring”, che all’epoca si credeva probabilmente mulatto. Sul palco, a ridere di Tempera e di se stessi, i Beehive 20 anni dopo, coccolati da una in formissima Geppi Cucciari (che ci saluta e ci sbaciucchia e porta una camicia con tetta-x factor) e leggermente schifati dal caro Aliosha, per me l’eterno uomo di “Io rifletto, perchè bla bla bla bla”, per il mondo direttore artistico di All Music, per uno show a tratti esilarante, a tratti sconcertante. A catturare in questa gioiosa sede l’attenzione della frivola donna in questo momento al powerbook, nel turbinio dell’eccitazione generale (che simpatia e che allegria il super fan veneto seduto accanto a me che scartava ed utilizzava una macchinetta usa e getta dopo l’altra) i calzini bianchi di Mirko (al secolo Pasquale Finicelli) e la faccia da Padre Pio di Satomi (in vero Sebastian Harrison, dopo 20 anni ancora accasato con la scheletrica attrice che interpretava Marika nel telefilm); questo duo era infatti particolarmente interessante, per l’innata eleganza napoletana il primo, per l’espressione di cera il secondo, rendendomi euforica e civettuola, ben disposta dunque a fare amicizia. Un’amicizia tutta sorrisi e moine, ricambiati di buon grado dal leader dello storico gruppo, che non ha perso occasione per mostrarmi la perfetta dentatura, ed il cristallino sbarluccichio dei suoi quarantenni-occhioni verdi, tanto da prestarsi al giochino del “Ciao Giornalettismo, ciao ciao ciao” per poi allontanarsi con un suadente fare partenopeo ed un “A domani”; un colpaccio per me, giovane reporter tettuta, anzi, un vero Colpo Grosso, in onore della location utilizzata nei gloriosi anni ‘80 per le riprese del telefilm Kiss Me Licia, adiacente a quella del porno-soft programma che un tempo calamitava l’attenzione dei nostri genitori maschi tutti, Beehive compresi, sempre in ritardo causa scambio di parrucche con le danzatrici cin cin con cespuglietto so ’80s.

AH SI, E ANCHE I BAUSTELLE - Ma un cuore gonfio di orgoglio trash-core di donna verosimilmente abbordata, pizzicata e fotografata, dopo del sano shopping e dei malsani serial (su tutti la caccolosa ed imbarazzante Sarah Silverman, prossimamente su Comedy Central e Odd Job Jack, cartoon già alla quarta serie di pelle d’oca e palesi conati, sempre sullo stesso maraviglioso canale) non può fare altro che abbandonarsi a facili romanticherie firmate Baustelle. Sabato pomeriggio infatti, il centro del capoluogo lombardo, in grande attesa del (mancato) scudetto nero-blu e dei saldi di fine stagione, ha visto l’affascinante gruppo esibirsi in uno spettacolo di circa mezz’ora di brividi e sbrodoli: i Baustelle sono così, profondi ed ammiccanti (checchè ne dicano i Gregorj del caso), capaci di oscurare il posticcio sole milanese, minuscolo nelle mani e nella bocca di Francesco Bianconi, eroe dei meravigliosamente beige telefilm anni ‘70, quasi un ibernato figlio del detective Colombo. Ad assistere al concerto gratuito però, passanti e accaniti fans con splendidi occhiali, quasi nessuno della “Banda del Telefilm”, questi ultimi infatti, con brufoli e occhiaie d’ordinanza si accanivano l’un l’altro in discussioni filosofiche inerenti i propri serial del cuore, non badando ai miei sbadigli di donna vissuta e accanita su borsette di Pushing daisies (la delizia funebre dell’anno), Gossip Girl (vestiti incantevoli da ammirare e venerare tra bastoncini d’incenso gusto big bubble) e Chuck (ma non chiedetemi di cosa si tratti).

E I TELEFILM? - L’unica gioia, oltre a quella del mio conto paypal nelle prossime ore ed al succulento sacchetto-merenda gentilmente offerto dalla Famiglia Soprano, si chiama Reaper, piccola perla seriale girata dal geniale Kevin Smith, il papà del nostro adorato Clerks; un’anima venduta al diavolo, ed un amico ciccione come aiutante (che pare si sia mangiato Jack Black), un mix super amore delux, quello offertoci dal serial sulla vita di Brett, un commesso (nemmeno a farlo apposta!) biondino alla corte dell’elettrodomestico (ho sempre pensato che l’aspirabriciole fosse un attrezzino decisamente sexy) e del diavolo in persona. Un diavolo da innamorarsi e lasciarsi governare, quello interpretato da Ray Wise, lo storico signor Palmer di Twin Peaks, che già nel primo episodio promette scintille ed escoriazioni da divertimento. Non so voi, ma mentre metto in vendita la montagna di gadget e mi gingillo al pensiero di poter seguire i Beehive nel tour estivo in qualità di Licia del nuovo millennio, io (da brava Corpse Bride) mi sintonizzo su Fox: giovedì sera arriva il diavolo ed io non non posso perderlo, per nessun motivo al mondo (o all’inferno).

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