di Igor Jan Occelli
postato alle 18:13 del 3 ottobre 2008 in InterniTorna alla home


IL LAGO GELATO
- Certo, era stato divertente vedere tutte le forze di polizia scandagliare il lago, ma ce n’era voluto per far accettare come vero quel comunicato. Quel cazzone di Chichiarelli ci doveva mettere per forza quelle stronzate? Il lago della “sua infanzia“, la scelta della data: trent’anni di distanza dalla vittoria elettorale della DC. Eppure le indicazioni erano state chiare: devi mettere tre cose: l’allusione agli ostaggi della Raf, così si capisca che Moro deve essere “suicidato“; i termini “limacciosi” e “impantanato“, così che Moro capisca finalmente che se rivela segreti di Stato come ha scritto ai suoi colleghi di partito, impantanato ci finisce davvero; il riferimento a Sossi per far capire che la trattativa è finita. Solo queste tre cose. Ma lui no, lui aveva voluto strafare. Si era pure fatto fermare con la testina rotante della sua macchina da scrivere dai carabinieri. Tu sei proprio un coglione: scrivi un comunicato finto e poi vai in giro a fare lo splendido con il corpo del reato in macchina?! Fortuna che quegli imbecilli de carabinieri avevano creduto alla storia che era stato proprietario di un negozio che vendeva macchine Ibm. Fortuna che erano carabinieri.


DEL RESTO DI CHE COSA LAMENTARSI?
- Vista la gente con cui si frequenta non è che c’è da attendersi molto. Certo, come fa a coniugare le amicizie con la Banda della Magliana a quella con i Nar o a quella con Stefano Bontade è un mistero, ma contento lui. Di certo non era stato scelto per questo. O meglio, anche per questo. Il fatto è che come falsario sulla piazza non ce n’è uno migliore. Sì, i De Chirico che vende alla borghesia romana sono copiati bene, li comprano apposta, ma la sua arte è n’altra. In tutta Italia uno che duplica i documenti come lui non esiste. Il top del top. Peccato che con quel comunicato avesse voluto strafare. Peccato che Pecorelli avesse capito.

QUI CHI SBAGLIA PAGA, CHICHIARELLI - O Tony, se preferisci, hai capito? Adesso a Pecorelli ci pensi tu. Tu e gli amici tuoi. Anche stavolta il messaggio era stato chiaro. Anche stavolta aveva dovuto fare il cazzone. L’omicidio era stato impeccabile, il 20 marzo del 1979 sarà una data che in molti ricorderanno. Ma poi il giorno dopo perché strafare? Mille cose aveva lasciato all’interno del borsello sul taxi: i proiettili e la pistola identici a quelli utlizzati per amazzare Moro; le false schede segnaletiche brigatiste con i nomi dei politici; i fazzoletti della stessa marca di quelli utlizzati per tamponare le ferite dell’Onorevole. Eppure anche qui c’erano state istruzioni precise: lascia solo le schede. No, aveva voluto strafare: così nessuno aveva neanche ipotizzato che fossero state le BR a sparare al giornalista. E bravo il mio Minchiarelli!

MA ‘STA STORIA DEVE FINIRE - Anche oggi un’altra smargiassata: i proiettili, le schede, le catene le chiavi. Il troppo storpia, in tutti i sensi. Anche oggi le istruzioni erano state precise: devi lasciare solo le schede. Niente, per forza la firma: le sette chiavi e i sette lucchetti. Io ti ricompenso dei tuoi servigi con trenta miliardi e tu fai il coglione? Caro il mio Minchiarelli hai finito, chiuso, goditi un po’ la festa, ma la tua ora sta per arrivare. Che giorno è oggi? Il 23 marzo 1984? Bene, ti do sei mesi e cinque giorni di vita: ci vediamo il 23 settembre. Ovunque e con chiunque sarai, ci sarò anch’io.

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