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Il video che mostra la brutalità delle prigioni russe

Il Guardian ci presenta un video che dimostra la brutalità della società russa e della polizia in particolare. Sei agenti hanno picchiato a sangue un detenuto il quale ha inutilmente chiesto pietà mentre veniva colpito a calci e pugni.

L’AGGRESSIONE – Il video dura sei minuti ed è stato rimosso da Youtube salvo riapparire dopo pochi minuti su un sito russo. I protagonisti sono quattro poliziotti dalla testa rasata ed in divisa mimetica impegnati a malmenare con violenza con colpi allo stomaco, alla faccia ed alla testa un detenuto, chiamato Marat, il quale cade subito in terra vittima di atroci dolori. Il ragazzo ha chiesto pietà affermando tra le lacrime che non l’avrebbe fatto mai più implorando la fine delle violenze.

PUNIZIONE – Niente da fare. Legato mani dietro alla schiena è stato vittima di sorprusi ed angherie condotte all’interno del carcere di Rostov An-Don. Marat è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere per aggressione ed il pestaggio si è reso “necessario” solo perché il giovane si è rifiutato di consegnare all’ingresso i suoi abiti da civile. L’autorità carceraria ha quindi spiegato così il perché della “rieducazione” resa necessaria per placare la sua aggressività mista all’insoddisfazione.

 

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LA PROTESTA DI KOPEYSK – A picchiare il giovane come detto sono stati sei poliziotti. Due di loro sono già stati licenziati mentre altri tre sono stati arrestati a loro volta. Questo video è stato diffuso a seguito di uno sciopero della fame condotto dai prigionieri del carcere di Kopeysk, nella città siberiana di Chelyabinsk, i quali denunciano la violenza e la durezza del regime carcerario russo. 250 detenuti hanno chiesto con cartelli aiuto fino a quando non sono intervenuti i poliziotti in assetto antisommossa ferendo otto manifestanti.

LE CRITICHE DELL’ONU – In Russia ci sono circa ottocento mila carcerati. Questi numeri piazzano il Paese al terzo posto mondiale per quanto riguarda il numero di detenuti, dietro Stati Uniti e Cina, anche se ha il secondo tasso d’incarcerazione al mondo. Le associazioni per i diritti umani denunciano ormai ogni giorno le condizioni crudeli delle prigioni russe sostenendo che niente è cambiato dai tempi dell’Unione Sovietica. Anche l’Onu ha puntato il dito contro Mosca accusando la violenza e le torture condotte nelle sue prigioni. Niente di nuovo, quindi.

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