Welfare, ecco chi paga il conto della crisi

18 maggio 2010

La tempesta perfetta che parte dalla crisi subprime di metà 2008 e che continua ad infettare l’economia ed i mercati con le sue attuali escrescenze sui debiti sovrani, miete le sue vittime. Ma anziché colpire chi della crisi porta le responsabilità più gravi, Wall Street e il suo non piccolo contorno di papaveri alti e medi delle banche, delle grandi industrie, delle borse e dentro i governi nazionali, travolge chi ne è stato soprattutto vittima: Main street, i poveri cristi.

Perché ci si guarda bene, al di là delle dichiarazioni di facciata, a incidere sugli insostenibili squilibri strutturali, frutti avvelenati della sbornia del credito facile e di chi ci ha guadagnato milioni di euro: il conto della crisi lo pagano milioni e milioni di operai, impiegati, quadri e piccoli imprenditori e commercianti, che perdono il lavoro o chiudono l’attività. Si fanno piani di salvataggio per miliardi di euro per mettere in sicurezza la moneta unica europea – ma anche e soprattutto le banche esposte dopo aver lucrato enormi guadagni – e si varano tagli di spesa in tutt’Europa che finiranno per colpire soprattutto il pubblico impiego e il sistema di welfare. Viene da chiedersi quanto sia giusto e soprattutto se la cura servirà a guarire la malattia. C’é di che dubitarne. Perché se è vero che il costoso sistema di protezione sociale pubblica, inclusa la gestione dei posti di lavoro statali, simbolo per più di cent’anni del modello economico continentale, presenta sprechi ed inefficienze che vanno certamente contrastati, esso serve però soprattutto ad aumentare il benessere delle persone.

Perché, forse qualche rigorista di ritorno dovrebbe ricordarselo, scopo dei sistemi economici è la felicità della gente, non l’aumento delle quantità di automobili, telefonini, hamburger o Cds sul debito greco vendute per i profitti di pochi. E in ogni caso, anche ammettendo che nel lungo periodo questa cura sia salutare, l’effetto depressivo sulla domanda globale di breve e di medio termine di questa gigantesca ristrutturazione sistemica che sta iniziando in Europa potrebbe avere – come notano anche i più avvertiti economisti di “destra” – conseguenze drammatiche sul livello di consumi e quindi, di rimbalzo, su produzione, giri d’affari e movimenti di denaro di quei Paesi che sino ad ora hanno trainato la domanda del mondo. Non si può neppure dimenticare che negli ultimi due anni, un’ingente massa di spesa pubblica mobilitata dal mondo per evitare il peggio è stata “regalata” alle banche, in una sorta di “welfare finanziario” elargito mentre i papaveri continuavano a spartirsi benefit miliardari. Mantenerlo o scaricarne i costi con una riduzione degli stipendi di bidelli, uscieri e mezze maniche o con tagli agli assegni di disoccupazione, alle pensioni e agli assegni d’invalidità non sembra il massimo né dell’equità né dell’efficienza.

Le storture della spesa pubblica improduttiva, la necessità di un sistema economico “sostenibile”, rispettoso non solo dell’ambiente ma delle generazioni future sono sacrosante. Ma da qui a risolvere la crisi di un mondo in crisi per troppa disuguaglianza facendo pagare il conto alla classi medio basse del mondo occidentale, ovvero ai meno poveri tra i poveri, anziché cominciare ad interrogarsi sulle vere storture dei sistemi economici mondiali ce ne dovrebbe correre. Invece, incredibilmente senza neppure un minuto di dibattito, il “vincolo esterno”, provocato anche da “mani pelose” nascoste in qualche cancelleria e “torri d’avorio” piene di “cicale” e “cicalone”, sembra spingere proprio in quella direzione. Che sia quella giusta, non sembra. Che sia conveniente, tranne forse per i “papaveri alti alti”, neppure.

3 commenti a Welfare, ecco chi paga il conto della crisi

  1. Pingback: Tweets that mention Welfare, ecco chi paga il conto della crisi -- Topsy.com

  2. alessandro

    “Perché, forse qualche rigorista di ritorno dovrebbe ricordarselo, scopo dei sistemi economici è la felicità della gente, non l’aumento delle quantità di automobili, telefonini, hamburger”
    CONCORDO PIENAMENTE!

  3. Pingback: Lo scarabocchio di Comicomix

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>