La Valle delle Piramidi

17/05/2010 - Anche in Europa furono costruite gigantesche piramidi… oppure no. Le piramidi hanno affascinato studiosi e profani da sempre. Come furono costruite? Perché? Quali misteri proteggevano? Quali informazioni volevano tramandare?  Parliamo delle piramidi egiziane, ovviamente, quelle che tutti conosciamo, per averle

     
 

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Anche in Europa furono costruite gigantesche piramidi… oppure no.

Le piramidi hanno affascinato studiosi e profani da sempre. Come furono costruite? Perché? Quali misteri proteggevano? Quali informazioni volevano tramandare?  Parliamo delle piramidi egiziane, ovviamente, quelle che tutti conosciamo, per averle visitate da turisti o ammirate in innumerevoli immagini, pellicole e documentari, e che si ergono sulla Piana di Giza, assieme all’enigmatica Sfinge. E’ meno noto che esistono molte altre piramidi in Egitto e nel mondo, talvolta più antiche e spesso molto differenti come ambientazione e conformazione.  Ad esempio quelle di Saqqara, di Meidum e di Snofru, oppure le piramidi Maya in Sud America e le Ziqqurat in Mesopotamia. C’è una Ziqqurat perfino in Sardegna, poco lontano da Sassari.Davvero incredibile di come siano riusciti a percorrere un viaggio in Sardegna.  Non c’è nulla di particolarmente sconvolgente, quindi, nell’idea che qualcuno – anche qui in Europa – possa aver pensato di costruirsi la sua brava piramide.  Nel 2005 un certo Semir Osmanagic, un bosniaco emigrato negli Stati Uniti dove aveva messo in piedi un’impresa di materiali per l’edilizia, annunciò di aver scoperto alcune piramidi nascoste dal terreno e dalla vegetazione nella valle di Visoko, una cittadina situata a poche decine di chilometri da Sarajevo. Osmanagic individuò una serie di almeno cinque piramidi, la più grande delle quali, più grande di qualsiasi altra piramide al mondo, fu battezzata “Piramide del Sole”.

SORPRESA! – La scoperta fece rapidamente il giro del mondo, e Osmanagic ottenne i permessi per iniziare lavori di scavo che avrebbero dovuto portare alla luce quegli straordinari manufatti, rimasti nascosti sotto strati di terra e vegetazione che davano loro l’aspetto di colline triangolari, proprio come quelle che disegnano i bambini. Osmanagic iniziò a portare alla luce i gradoni delle piramidi e le grandi lastre di pietra con cui erano state costruite, pesanti anche 20 tonnellate, scoprì sconcertanti monoliti semisferici, lunghi tunnel di collegamento, monili, iscrizioni con graffiti e resti organici. Questi ultimi, attraverso esami al radiocarbonio, risultarono risalenti a 30.000 anni fa, praticamente agli albori della storia della civiltà umana. Ce n’era abbastanza per riscrivere i libri di storia, o meglio di preistoria. Tuttavia, all’entusiasmo iniziale seguì ben presto un profondo scetticismo da parte della comunità scientifica. Innanzitutto il luogo del ritrovamento non era certo un posto isolato e fuori dal mondo. Le colline sotto cui si celavano le piramidi dominavano da secoli le abitazioni di Visoko: possibile che quelle piramidi fossero rimaste sotto il naso dei bosniaci per tanto tempo senza che nessun altro le scoprisse? La zona era già stata oggetto di scavi archeologici che avevano portato alla luce i resti di comunità vissute nel neolitico. Quegli scavi non avevano mai evidenziato la presenza delle piramidi. Erano tutti ciechi, gli archeologi che avevano lavorato in quell’area?

MA - Inoltre, Osmanagic, che non aveva alcuna esperienza di archeologia, iniziò a snocciolare una serie di teorie estremamente fantasiose. Dal ritrovamento di alcuni fossili marini durante gli scavi, concluse che quelle piramidi erano state ricoperte dalle acque marine molte migliaia di anni fa, un cataclisma che aveva spazzato via l’antica e avanzata civiltà che aveva costruito quegli straordinari edifici. Lo scopritore scrisse subito un libro, “The Bosnian pyramid of the Sun – Discovery of the first European pyramids” e ben presto iniziò a parlare di Atlantide e di un antico popolo discendente da una razza extraterrestre giunta sulla Terra dalle Pleiadi, e di una sconosciuta forma di energia ultravioletta generata dall’interazione tra piramidi e sfere di pietra. Di fronte a simili esternazioni, l’entusiasmo degli scienziati lasciò il posto a un prudente scetticismo e qualcuno iniziò a notare che le documentazioni fotografiche diffuse da Osmanagic non mostravano riferimenti che consentissero di stabilire dimensioni e localizzazione degli oggetti che riprendevano, e le tecniche utilizzate negli scavi erano più simili ai lavori di sterramento edile che non alla ricerca archeologica. Le spedizioni scientifiche internazionali organizzate dall’UNESCO per verificare come stavano realmente le cose scoprirono che le piramidi di Visoko esistevano solo nella fantasia di Osmanagic e dei suoi seguaci e le colline della vallata erano… solo colline.

QUINDI - Le autorità bosniache, che sino a quel momento avevano creduto e finanziato le ricerche e gli scavi dello scopritore, illudendosi di avere tra le mani un’inestimabile risorsa in termini archeologici e turistici, iniziarono a sospettare di aver preso una brutta cantonata che rischiava di renderle ridicole di fronte al mondo intero.  Nel dicembre del 2006, un gruppo di archeologi di vari paesi europei scrisse un appello affinché gli scavi fossero definitivamente bloccati. La comunità scientifica, peraltro, era seriamente preoccupata che gli scavi finissero per danneggiare o distruggere i veri reperti neolitici presenti nell’area.  Ma com’è potuto succedere che delle banali colline fossero scambiate per piramidi, al punto da ingannare inizialmente molti studiosi nel mondo? E cosa sono quei tunnel, quei lastroni, quei grafiti?  La spiegazione non è semplice, perché in essa confluiscono più fattori molti diversi.  Innanzitutto, nell’area di Visoko esistono davvero importanti reperti archeologici. La zona, si è detto, ha ospitato una comunità neolitica, e ben prima della scoperta delle pseudo-piramidi erano stati portati alla luce i resti di centinaia di abitazioni preistoriche.  I tunnel scoperti da Osmanagic sono stati realizzati dai minatori che sin dall’antichità estraevano metalli nella valle, mentre lastroni e monoliti sono formazioni geologiche naturali. I gradoni sono stati scavati in epoche recenti, probabilmente dalle stesse attrezzature messe in campo per portare alla luce le fantomatiche piramidi. Anche i graffiti sono opere recenti, e si devono ai minatori.  Nel 2007 anche i pochi collaboratori qualificati di Osmanagic iniziarono a prendere le distanze: la geologa Nadija Nukic e il direttore del museo di Visoko, Senad Hodovic, abbandonarono l’imprenditore bosniaco-americano, assieme ad altri ricercatori.  Oggi la storia delle piramidi di Visoko costituisce un mirabile esempio di fantarcheologia che per mesi ha tratto in inganno e illuso autorità e studiosi. Le autorità bosniache hanno definitivamente revocato ogni permesso di scavo a Osmanagic, che continua però imperterrito a sostenere le proprie teorie. Nonostante la bufala sia stata ampiamente messa a nudo, a tramandare il mito delle piramidi bosniache ci pensa perfino la RAI, con la famigerata trasmissione Voyager .

     
 

38 Commenti

  1. Intanto il corrotto Zahi Hawass, uno dei più grandi oppositori del progetto delle piramidi bosniache, è stato definitivamente cacciato: http://www.bosnian-pyramid.com/journal/2011/7/18/bosnian-pyramids-blow-of-mercy-hawass-fired.html

    Aihmè, sapete come si dice: “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico.”

  2. Giusto scrive:

    Ci sarebbe da scavare sotto le zampe della sfinge,solo il fatto che Zahi Hawass esclude a priori che ci sia qualcosa…

  3. ivoivo (dryas) scrive:

    il problema di Visoko non è archeologico ma, in primo luogo, geologico. Non lo dico ma il tanto strombazzato (dalla fondazione osmanagic) Dr. Swelim nel suo report 2010 “Visocica on balance”.
    E la geologia è la grande assente in tutto il discorso della fondazione, che non si è mai premurata di effettuare uno studio geologico/geomorfologico degno di tale nome. Infatti tutte le persone competenti in materia dopo una prima entusiastica adesione hanno fatto le valigie, lasciando campo libero a folkloristici personaggi di varia estrazione che hanno prodotto esilaranti e demenziali relazioni.
    Volendo, si può fare anche un breve elenco delle persone competenti dal punto di vista geologico che hanno abbandonato la fondazione :
    - Stjepan Coric, del Dipartimento di geologia delll’Università di Vienna, uno dei primi geologi a essersi occupato della questione e ad avere avvertito Osmanagic della naturalità delle colline di Visoko.
    - il team di 6 geologi dell’Università di Tuzla che hanno effettuato e interpretato (o forse solo interpretato, non ricordo) i sondaggi effettuati sulle colline di Visoko.
    - Nadjia Nukic, ex geologa di riferimento della Fondazione, che dopo aver affermato agli inizi “est possible de conclure que la nature n’a pas pu créer une telle forme régulière” ha dapprima cambiato idea sull’origine delle colline e poi lasciato la Fondazione “parce que le fait de donner l’autorité pour conduire les fouilles à des gens qui ne sont pas des scientifiques, l’absence de consultation des scientifiques (archéologues et géologues), et au contraire la consultation de non-scientifiques, y compris les travailleurs manuels, montrent un manque de respect pour moi et pour les scientifiques.”
    - il geologo Enes Ramovic, che pur essendo responsabile per la Fondazione degli scavi meccanici, scriveva in un suo rapporto confidenziale (ma che tale non è rimasto): “il s’agit bien de roches: de “grès, marnes, argiles et roches intermédiaires”… “Les couches de grès en forme de dalles, dans lesquelles on observe les arrangements géométriques réguliers de blocs, particulièrement dans la partie sud-ouest du site, à la base de la Pyramide de la Lune, ainsi qu’une disposition régulière et une grande extension des fractures entre les rangées de dalles de grès, sont interstratifiées avec les couches de marne et d’argile. Cela signifie qu’au-dessus et en dessous de ces couches se trouvent des couches de marne et argile concordantes – déposées normalement l’une au-dessus de l’autre. De ce fait il sera rapidement évident, comme ce l’a été pour l’auteur de ce rapport, que ces couches horizontales de grès n’ont pas été placées ainsi par une action de construction de la pyramide, mais plutôt qu’elles sont le résultat normal d’une sédimentation lacustre, et que les fractures ont été créées durant le processus de lithification des grès, en d’autres termes ce sont des fissures de contraction.”.

    Inoltre si può citare, tra le persone contrarie all’interpretaziopne antropica delle “piramidi”, il geologo Robert Shock, noto collaboratore di Hancock e West, che di tutto potrebbe essere accusato tranne che di essere pregiudizialmente contrario all’archeologia *alternativa*.

    E mi sembra molto esemplificativa anche la posizione di uno dei primi archeologi che ha aderito alla Fondazione di Osmanagic e uno dei primi a lasciarla dopo aver visto le tattiche propagandische di Osmanigic, che ha scritto: “Appeler les fouilles de Visocica ’le plus grand projet archéologique’ d’Europe de l’année est assez drôle sachant qu’il n’y a que deux archéologues sur le terrain. C’est pourquoi je souhaite que mon nom, ma photo et mon ‘Manuel pour l’archéologie’ soient retirés du site officiel de la Fondation, au moins jusqu’au moment où les travaux seront devenus réellement scientifiques.”

    Infine, tornando al Dr. Swelim vale la pena citare l’incipit del suo citato rapporto: ” If nature creates a geological pyramid shape, why don’t we give it the proper DESCRIPTIVE TERM: pyramid hill? The arguments on this nomination at Visočica persist because of: 1) little knowledge
    on Pyramid Science; 2) WRONG BELIEF THAT PYRAMIDS ARE MANMADE; and 3) opinions driven by disagreeable attitudes”

    Ci sarebbero poi da scrivere molte pagine sull’assoluta inconsistenza delle datazioni , che rivela un analfabestismo scientifico di prim’ordine, ma la storia si farebbe troppo lunga

  4. John scrive:

    Grazie per le precisazioni, Ivoivo!

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