Economia

Shock petrolifero senza shock?

15 maggio 2008

Quanto somiglia l’attuale congiuntura alle crisi petrolifere che fecero scattare rincari a due cifre? E la globalizzazione può porre un freno all’inflazione? La tensione c’è, ma per ora la pentola non scoppia. Fino a quando?

Dopo questa corsa irrefrenabile nei prezzi del greggio, mi sarei aspettato una rilevante inflazione. E invece non è successo praticamente nulla”. Così dice nel Sole24Ore dell’8/5/08 Christopher Allsopp, professore di economia a Oxford e già esperto della Banca d’Inghilterra. Il paragone diretto di questa congiuntura è con le due famose crisi petrolifere, quando i rincari del petrolio fecero scattare fenomeni inflazionistici a due cifre, mentre oggi, con prezzi quintuplicati in sei anni, ci si preoccupa di un’inflazione al 3-4%.

SPIEGAZIONI DISCUTIBILI - Allsopp, in un brevissimo elenco di fattori che possano aver calmierato i prezzi, indica la debolezza del dollaro, cioè la forza dell’euro, essendo il petrolio prezzato per lo più in dollari; ma l’euro non è quintuplicato di valore quindi, come ammette Allsopp, laspiegazione è molto parziale. Un altro fattore citato sono “politiche monetarie più sagge”, punto su cui c’è molto da discutere (come spesso fatto su IHC) essendo crescita di M3 a due cifre e tassi di interesse “forzati” in basso per anni tutto tranne che “politiche sagge”; queste politiche sono anzi origine di inflazione e bolle speculative, da una parte incentivando indebitamento e quindi alla spesa e dall’altra creando nuovi mezzi di pagamento non bilanciati da nuova produzione, il che però rende la situazione ancora più curiosa. Allsopp invece non cita l’eliminazione di meccanismi di indicizzazione degli stipendi (scala-mobile) e il cambiamento dell’energy-mix, che non spiegheranno tutto ma possono essere significative con-cause.

GLOBAL SI DIVENTA – Un fattore importante anche per Allsopp è la globalizzazione. Se è vero che la globalizzazione “ha portato oltre un miliardo di nuovi consumatori sul mercato” (fatto che dovrebbe creare ulteriori tensioni inflazionistiche), ha portato pure un intero continente di lavoratori a basso costo e con esso una enorme fabbrica mondiale di merci a basso prezzo. Considerando ad esempio il divario nel livello dei prezzi tra Cina e Europa, esistono imporanti margini di profitto che possono ben assorbire pressioni di costi e stipendi sulla produzione asiatica. Si deve poi ricordare che l’inflazione è un fenomeno monetario che opera nell’incontro di domanda e offerta: il prezzo è fatto dall’apprezzamento del consumatore che ritiene congruo scambiare la moneta in suo possesso con un certo bene, considerato il suo grado di bisogno di quel bene (rigidità della domanda) e la scarsità dello stesso (rigidità dell’offerta); il prezzo non è il semplice risultato dell’applicazione di un margine fisso di profitto sul costo di produzione, e quindi l’aumento del costo di un fattore produttivo non implica necessariamente, salvo particolari rigidità della domanda o monopoli d’offerta, il rincaro del prezzo finale.

11 commenti a Shock petrolifero senza shock?

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  3. Lkv

    Il costo dell’energia rappresenta una quota inferiore rispetto al passato del costo di produzione e distribuzione. Tuttavia mi viene un brivido se penso cosa sarebbe successo se la Cina producesse gran parte dell’energia di cui necessita dal petrolio e non dal carbone.

  4. Calvin

    Va aggiunto che a differenza degli anni ’70 lo shock non c’é stato perché comunque i paesi produttori hanno aumentato, non tagliato la produzione. Inoltre il valore di partenza da cui parte l’analisi (20$) era comunque basso.

  5. Quindi, in pratica, il minore costo dei beni di consumo prodotti in Cina ha assorbito l’aumento del costo del petrolio.
    Interessante, bisogna però capire quali sono esattamente causa ed effetto: dobbiamo davvero ringraziare la Cina e gli altri paesi emergenti o i petrolieri hanno buon gioco a speculare sul greggio sapendo che, grazie a Cina & C. l’inflazione sarà comunque contenuta?

  6. questa è una di quelle domande che nemmeno Amleto…

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  8. Se normalizzi il prezzo del petrolio rispetto all’M3 (calcolato non dichiarato http://www.nowandfutures.com/key_stats.html#m3_plus_credit) vedi che l’aumento del prezzo del greggio è di circa il 6% all’anno, come l’inflazione reale USA (depurata dalle bugie http://www.nowandfutures.com/key_stats.html#world1).

    Nell’unica vera crisi petrolifera (1971-1973), i paesi produttori hanno alzato molto più di ora il prezzo del greggio per “difendersi” dall’abbandono del gold standard (1971) che renderva vincolato al nulla più assoluto il valore del loro oro nero e consegnava nelle mani della FED il “dazio” sul diritto all’energia.

    Finchè il credi-crunch continuerà i paesi produttori continueranno a difendere il prezzo del greggio rispetto all’M3. Quando il credit-crunch finirà tra circa un anno forse… sempre che gli USA attacchino l’Iran, il prezzo scenderà.

  9. Ma d’altronde che doveva dire Allsopp? L’azienda che gli da la pagnotta è quella che ha inventato il fiat-money… non si sputa nel piatto di cotanta “saggezza”.

  10. Prometeo, su questo non c’è dubbio!!!!

    Ma sai, ogni tanto fa bene dire certe cose, che la Cina non è l’affamatore d’Italia e le Banche Centrali non sono i saggi arbitri monetari che si spacciano, non per chi lo sa già ma perché qualcuno se non altro si comincerà a fare domande.

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