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16/05/2008 - Dal prossimo 19 maggio, tutti gli immigrati che vorranno entrare in uno dei Paesi dell’Unione dovranno depositare le proprie impronte digitali e i dati biometrici del viso. Ma esiste la possibilità che alcuni Stati decidano di richiedere anche il Dna.

     
 

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Dal prossimo 19 maggio, tutti gli immigrati che vorranno entrare in uno dei Paesi dell’Unione dovranno depositare le proprie impronte digitali e i dati biometrici del viso. Ma esiste la possibilità che alcuni Stati decidano di richiedere anche il Dna.

Il nuovo regolamento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 29 aprile, va ad integrare il precedente (1030/2002) che, nella volontà del legislatore, serviva a istituire un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di paesi terzi. Le numerose contraffazioni degli stessi, hanno “costretto” l’Unione Europea a correre ai ripari e studiare un sistema di identificazione tale da non poterne permettere un «uso fraudolento». Da qui la decisione che i nuovi permessi di soggiorno debbano contenere «l’immagine del volto e le immagini delle due impronte digitali del titolare». Questo per tutti i richiedenti da sei anni in su.

STRANI ARTICOLI – Il testo dispone che gli elementi di sicurezza nazionali fissati dal regolamento sono quelli minimi: sta ai singoli Stati decidere se aggiungerne o meno altri per ragioni di sicurezza nazionale. In una sorta di rimandi incrociati fra vari articoli, rimangono oscuri questi elementi dato che il regolamento si limita a indicarli in un generico «elenco completo». In pratica, non vengono dichiarati. Stando così le cose, qualsiasi Stato può decidere di inserire nei permessi di soggiorno altri indicatori biometrici, oltre al volto e alle impronte che sono obbligatorie per tutti. Nulla vieterebbe, ipotesi, di decidere di inserirci anche il Dna dei richiedenti. Una questione di non poco conto, anche alla luce del fatto che il regolamento contiene altri punti controversi, fra cui la questione dell’accesso ai dati. Nel testo, infatti, non viene specificato quali autorità appartenenti ai singoli Paesi potranno accedervi. Un emendamento del Parlamento Europeo, che chiedeva un elenco che ogni stato avrebbe dovuto fornire, nel testo non ha trovato spazio. Infine, cosa alquanto strana, il testo prevede che all’interno dello stesso permesso di soggiorno, gli stati possano «memorizzare dati per servizi telematici come l’amministrazione in linea e il commercio elettronico», purché su un processore diverso da quello che contiene i dati biometrici.

DOVE E’ IL PERICOLO – Il permesso di soggiorno munito di dati biometrici si trasforma in una tecnologia d’indagine (il termine è di Manuel Castells). Vengono definite in questo modo tutte quelle che trovano nel database la loro esistenza. I dati raccolti sui migranti difatti a nulla servono se non possono essere raccolti, classificati e scambiati. Il principio che sta alla base è che tutte le agenzie europee devono poter accedere alle stesse informazioni. Per farlo il database si serve dell’Upi (Universal Personal identifier) che altro non è se non un codice che identifica un determinato soggetto. Va da sé che il nome e il cognome non sono Upi validi. I dati biometrici invece sì, sia perché possono essere letti senza alcun margine d’errore da qualsiasi sistema e sia per la certezza dell’identità. I problemi iniziano quando i dati cominciano ad essere analizzati e uniti fra loro per creare un profilo del soggetto, in questo caso il migrante. Il profilo agisce come una sorta di alter ego virtuale del soggetto che, come tutti gli studiosi di sorveglianza hanno evidenziato, influenza la vita reale dello stesso: questo entra a far parte di determinate categorie senza che ne possa essere a conoscenza. Il fatto che i permessi di soggiorno vadano a contenere alte informazioni, come i dati relativi al commercio elettronico, anche se non correlati ai dati biometrici, non fa altro che aumentare le informazioni personali contenute nel profilo. Ma quando i dati vengono implementati con il Dna la questione cambia faccia del tutto.

SCANNING - Si potrebbe dar vita a screening genetici di massa, in cui si studierebbe quale popolazione o quale gruppo etnico è più soggetto a determinate malattie e magari regolari i flussi o gli accessi ai Paesi in base a questi. Oppure, ancora peggio, le informazioni potrebbero essere scambiate fra aziende pubbliche e private con conseguenze devastanti per ogni individuo. Il regolamento stabilisce chiaramente che i dati possono essere raccolti solo ai fini dell’identificazione. Ma, se dichiarato dallo Stato, questo può decidere di utilizzarli anche per altri scopi. Negli Usa le assicurazioni accedono ai dati medici degli individui. In questo modo, se presente il Dna, possono decidere se assicurarlo o meno in relazione al profilo genetico e alla probabilità che possa contrarre determinate malattie. Un’eventualità di questo tipo in Europa, verso una fascia di popolazione debole come i migranti, potrebbe avere conseguenze devastanti. Sarebbe facile e scontato pensare che i normali cittadini siano immuni da pericoli di questo tipo. Ma una volta che il sistema sarà testato sui migranti, basterà davvero poco per farlo accettare anche anche alla restante parte della popolazione dell’Unione.

     
 

4 Commenti

  1. Giamba scrive:

    LAVORO, CASA, LEGALITA’: presupposti indispensabili, gli unici possibili, per ogni politica sull’immigrazione

    1) Programmare ogni anno il numero di immigrati in base al numero di posti di lavoro disponibili

    2) Permettere l’ingresso in Italia soltanto a chi ha una casa ed un lavoro
    (la certificazione relativa al possesso dei requisiti deve essere dettagliata e precisa)

    3) Espellere dall’Italia gli immigrati clandestini e quelli che non hanno una casa ed un lavoro, cominciando ovviamente da quelli che conducono attività criminali ed illegali e da quelli che hanno commesso reati.

    Per quanto riguarda i rom, sono individui che rivendicano esplicitamente un modo di vivere che non prevede una casa ed un lavoro, e che non sono, in quanto tali, omologabili all’interno di una società civile.

    La loro stessa presenza sul territorio di una nazione è di per se stessa fonte di problemi nel tessuto sociale e di ordine pubblico.

    Diciamo che meno ce ne stanno meno problemi ci sono.

    Se non ce fosse nemmeno uno non ci sarebbe nessun problema.

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  4. gregorj scrive:

    che palle giamba.

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