Stampa, Tv & Potere, il menage a trois della disinformazione
12/05/2010 - Per certi organi di “informazione” il recente rimbalzo della produzione industriale è stato un record quasi portentoso. Per il Sole24ore, addirittura, saremmo ai massimi dal 2006. Abbiamo fatto un po’ di verifiche e abbiamo scoperto che, ovviamente, non è vero.
Per certi organi di “informazione” il recente rimbalzo della produzione industriale è stato un record quasi portentoso. Per il Sole24ore, addirittura, saremmo ai massimi dal 2006. Abbiamo fatto un po’ di verifiche e abbiamo scoperto che, ovviamente, non è vero.
La notizia era stata lanciata lunedì 10 maggio dall’Istat con la pubblicazione dei dati sulla produzione industriale relativi al mese di marzo 2010. Appena pochi secondi dopo il Sole24ore, l’organo ufficiale degli industriali riprendeva la notizia e la “esaltava” con l’entusiasmante titolo: “La produzione industriale cresce del 6% a marzo; ai massimi dal 2006″. Eppure, la stessa Confindustria, che solitamente si affida al suo valente “Centro studi economici”, appena qualche settimana prima a Parma, per bocca della sua presidente, Emma Marcegaglia lanciava un accorato quanto interessato appello al governo affinché avviasse quanto prima “il suo piano di riforme (a cominciare da quella fiscale) per far riprendere la crescita del Paese“.
LA DOMANDA SORGE SPONTANEA - A questo punto è lecito chiedersi cosa è successo, in un così breve lasso di tempo, per far cambiare “orientamento” allo stesso Sole24ore diretto da Gianni Riotta? Riotta, per la verità, non è nuovo a subire il fascino dei potenti. In passato è già stato direttore del Tg1 per volontà di Romano Prodi mentre più recentemente, quando già era passato alla guida del giornale degli industriali, d’imperio e soprattutto all’insaputa della sua redazione ha designato “Man of the year 2009″ il ministro dell’Economia Giulio Tremonti destando non pochi dubbi, sia negli osservatori economici di casa nostra sia in quelli stranieri. La domanda se l’è posta pure l’economista di lavoce.info Francesco Daveri il quale, sulla base di questa evidente contraddizione politico-giornalistica si è posto il seguente interrogativo: “Insomma, l’industria italiana è in difficoltà oppure no? Ha bisogno degli incentivi varati per decreto dal governo poco dopo Pasqua oppure no? Ci vogliono le riforme per far ripartire l’Italia o possiamo andare avanti come abbiamo fatto finora, “de tacco e de punta”, affidandoci alle punte di diamante del manifatturiero di cui parla sul Sole24ore e all’esercito delle partite Iva?”
L’ANALISI GRAMMATICALE ED ECONOMICA DEL SOLE - “Provo a spiegare – scrive l’economista – che cosa si capisce dai dati disponibili, a partire dal grafico sulla Produzione industriale mensile. I dati sono destagionalizzati. Vuol dire che i dati grezzi – quelli misurati
dalle aziende tutti i mesi e che oscillano tremendamente di mese in mese perché una volta c’è Natale, un’altra volta c’è Pasqua e un’altra volta ancora ci sono le ferie estive – sono corretti con metodi statistici che depurano da vacanze e simili. Il grafico mostra che, in effetti, nel marzo 2010, il dato della produzione industriale in Italia è in crescita del 6,6% rispetto al valore che aveva assunto nel suo punto di minimo durante la crisi, cioè nel marzo 2009. Nel marzo 2009 l’indice della produzione industriale era sceso a 80 circa dal suo punto di massimo di 108,3 dell’aprile 2008 ed è ora risalito a 85,5 circa (per la precisione: 85,7 in marzo). Siccome 85,7 diviso 80,4 dà 1,066, ecco spiegato il titolo festoso del Sole-24Ore e del Tg1“. (Ecco spiegato invece il nostro titolo un po’ provocatorio, nda). Siamo quasi 23 punti sotto il dato, nemmeno troppo esaltante, dell’aprile 2008, visto che il punto di partenza è il valore 100 del 2005. Ma tanto basta per far stappare lo champagne nelle redazioni del Sole24ore e del Tg1 del “direttorissimo” Augusto Minzolini.
E L’OTTIMISMO S’IMPENNA - Osservando attentamente il grafico della tabella, si nota come la produzione industriale è ben al di sotto non solo dei valori 2008, ma anche del valore medio del 2005 (pari a 100), a sua volta inferiore a quello medio del 2006 (non riportato nel grafico). Questo smentisce la seconda parte del titolo del Sole 24ore. Poiché come annota Daveri “l’aumento registrato nel marzo 2010 è il più grande dal 2006 in termini tendenziali, cioè rispetto ai dodici mesi precedenti (ovvero rispetto al marzo 2009). Ma se pensiamo che dall’aprile 2008 al marzo 2009 abbiamo avuto la crisi peggiore degli ultimi ottanta anni si capisce che migliorare rispetto al punto più basso della crisi è stata la parte facile. La parte difficile verrà nei prossimi mesi quando pian piano l’industria italiana dovrà migliorare i suoi dati rispetto ad un livello iniziale meno basso“.
ECONOMICS FOR DUMMIES - Ricapitoliamo: “85,7 rispetto a 108,3 vuole pur sempre dire 23 punti di produzione industriale in meno. Meno automobili, meno cucine, meno chili di pasta prodotti in Italia. E siccome il numero di occupati nel settore industriale dipende da quante automobili, cucine e chili di pasta produce l’industria italiana, questo vuol dire che nell’industria italiana c’è oggi bisogno di parecchi lavoratori in meno che nell’aprile 2008“. Il che spiega come mai il tasso di disoccupazione è salito fino all’8,8% (ufficiale) ed oltre il 12% “reale” a partire dal 6% di prima della crisi. “E la disoccupazione – scrive Francesco Daveri – vuota i carrelli della spesa e quindi pesa negativamente sulle vendite (i dati della grande distribuzione indicano un preoccupante meno tre per cento su base annua per il primo trimestre 2010)“. Insomma, a fianco del +6,6% anziché “ai massimi dal 2006″ si potrebbe scrivere -21%. Meno 21% (per la precisione: -20.9%, da: (85.7-108.3)/108.3) è, infatti, la riduzione percentuale della produzione industriale rispetto al suo punto più alto raggiunto all’inizio della crisi. Questo sarebbe stato un modo preciso e trasparente di “fare informazione”. Troppo, evidentemente, per quanti hanno fatto le fortune delle loro rispettive carriere sull’incestuoso “menage a trois” tra Stampa, Tv & Potere.













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Su Riotta il sole splende. Per 24 ore, minuto più minuto meno.
Un caro saluto
C.