E’ tornato. Più bello e soprattutto più superbo che pria, di nuovo Ministro dell’Economia e anche scrittore. La prima esperienza non è stata un granché, e chi se lo dimentica?
Stavolta, come se la caverà il divino Giulio? Lo aspettano tempi duri. Recessione, crisi economica, un debito pubblico sempre alto. La gente ha paura del futuro. La sensazione (forse non solo una sensazione) di impoverimento relativo di operai e ceti medi. La domanda di rassicurazione che sembra li abbia spinti a votare la Lega e per il Partito delle Liberta aspetta una risposta. Ma Giulio una risposta ce l’ha. Inventata apposta per r
assicurare questi timori. Se si sfoglia il suo libricino, “La Paura e la Speranza”, leggiamo il suo pensiero sui futuri destini del mondo e le sue ricette per il governo che verrà.
ECCO I NEMICI! - La tesi dell’ottimo Giulio da Sondrio è semplice. L’Europa e l’Italia hanno un nemico: la globalizzazione, il processo di libera circolazione di uomini, capitali, beni e servizi, effetto dello sviluppo tecnologico e dell’abbattimento di barriere (i dazi, le quote, i sussidi, ecc…). La globalizzazione rende conveniente produrre nei Paesi in via di sviluppo; e molte imprese hanno trasferito in quei paesi le loro produzioni, creando problemi ai nostri lavoratori. La globalizzazione ha fatto crescere tumultuosamente la Cina che ha aumentato la propria domanda di generi essenziali. Anche i cinesi vogliono mangiare, vestirsi, comprarsi un’auto. Che sfrontati, ma dove andremo a finire? Perché l’aumento di domanda fa crescere i prezzi, e il potere d’acquisto di molti italiani ne risente. E poi la Cina fa anche concorrenza “sleale” alle nostre piccole imprese, danneggiando loro e i loro lavoratori, che sopportano i tagli salariali o, peggio, la perdita del lavoro. Infine, la globalizzazione fa crescere l’immigrazione. Porta qui da noi gente di altre razze, culture e religioni, che fa concorrenza alla nostra forza lavoro di basso livello: “rubano il lavoro a noi e ai nostri figli”. E contaminano anche l’integrità
delle “nostre” culture e dei “nostri” valori: “rubano le nostre case, le nostre Chiese, ecc…”.
LA SOLUZIONE DI GIULIO – Insomma, secondo Giulio i guai dell’Italia vengono tutti da fuori. Dalla globalizzazione non governata, per colpa dei “maniaci” del mercato, che – ma guarda che scherzi fa il destino – sarebbero tutti di sinistra! Ma Giulio Tremonti nel suo rifugio di Sondrio ha trovato la soluzione: Se la globalizzazione rallentasse, la Cina crescerebbe meno, ci sarebbe meno concorrenza, i nostri lavoratori e le nostre imprese ne sarebbero sollevati. Se la globalizzazione rallentasse gli immigrati non verrebbero in Italia e ci sarebbe più lavoro per i nostri figli. Semplice, no? Fermiamo la globalizzazione, riduciamo l’immigrazione, salvaguardiamo le produzioni italiane ed europee. Basta chiudere le frontiere, mettere dazi doganali, soprattutto contro la Cina, e dare sussidi alle nostre imprese. Costruiamo una fortezza. Anzi, un muro: il muro di Sondrio. E tutti vivremo felici e contenti. Tutti? La tesi di Tremonti, quella della fortezza, presuppone che i poveri del mondo dovrebbero continuare ad esserlo per sempre. Per far stare bene noi occidentali. A noi può sembrare un dettaglio poco importante, ma si tratta di spiegare all’80 per cento della popolazione mondiale che è giusto che noi (il 20 per cento ricco) continueremo a vivere bene mentre loro dovranno restare eternamente poveri. Forse il nostro eroe, Giulio da Sondrio, con il suo piffero incantatore, può riuscire a convincerli. Vedremo.
UNA TESI SBAGLIATA E NON APPLICABILE - A parte questo, la ricetta di Tremonti è sbagliata e
dannosa per chi la adotta. Non è un’opinione, è un fatto: è stata applicata in diverse occasioni nel secolo scorso, e non ha mai funzionato. Perché, anche se è vero (qui Tremonti ha ragione) che il processo di globalizzazione è stato gestito male, con troppa poca gradualità, è però un processo che nel medio-lungo termine dà vantaggi a tutti. Ma la ricetta di Tremonti - e questo è il suo più grave difetto – è soprattutto inapplicabile. Perché? Perché la Cina è un’enorme potenza commerciale e politica: il più grande paese al mondo dopo gli USA, con una popolazione di 1,3 miliardi di persone; cresce del 10 per cento all’anno, è presente in 174 paesi con oltre cinquemila imprese. Le lobby industriali americane, notoriamente potenti e organizzate, hanno provato a tenerla a bada. Con scarsi risultati. Noi italiani come la fermiamo? Con i 300 mila fucili di Bossi? Ma la Cina è anche un enorme mercato di sbocco per le imprese occidentali. Molte (le migliori) sono già lì, altre ci andranno, altre semplicemente esportano i loro prodotti o importano dalla Cina i prodotti intermedi e i semilavorati a basso costo. Un’economia che cresce al tasso del 10 per cento all’anno è una manna per molti. Come spieghiamo a queste imprese che ora dovranno vendere i loro prodotti solo in Val brembana e in Val tellina? Infine, dell’importazione di beni cinesi a basso costo beneficiano in tanti, senza neanche rendersene conto. Che succederebbe ai tantissimi prodotti made in China che compriamo tutti i giorni (ad esempio i manufatti Ikea) se rimettiamo i dazi e le quote? Semplice: sparirebbero o costerebbero molto di più. Allora sì che la gente comincerebbe ad arrabbiarsi. Giulio da Sondrio a questo ci avrà pensato?
E ALLORA CHE FARE? – L’Italia ha paura. Ma può lentamente ritrovare la capacità di vedere lontano e pianificare meglio il suo futuro. Cominciando intanto a prendere atto che la globalizzazione c’è per tutti; che la Cina fa concorrenza a tutti, non solo ai lavoratori e alle imprese italiane. Se l’Italia da oltre 10 anni cresce sistematicamente molto meno degli altri in Europa, non è colpa di qualcuno da fuori, ma solo delle nostre carenze interne: le riforme sempre promesse e mai fatte, le liberalizzazioni accennate ma mai
perseguite fino in fondo, le inefficienze del settore pubblico che sembra immutabile, l’intervento dello Stato in economia sempre di pessima qualità (pensiamo alla gestione della crisi dell’Alitalia). Il prossimo governo avrebbe una maggioranza solida per fare queste cose. In teoria dovrebbe averle anche scritte nel programma. Le farà o seguiterà a suonare il piffero? L’ultima uscita di Giulio da Sondrio non promette niente di buono. L’Onorevole Tremonti, in un’intervista da Lucia Annunziata ha detto che il “tesoretto” non c’è: i conti pubblici vanno male. Ci sarebbe stato da aspettarsi un annuncio di lacrime e sangue. Invece no: Tremonti ha contemporaneamente annunciato due provvedimenti, l’abolizione dell’ICI sulla prima casa e la detassazione degli straordinari che costeranno circa 4-5 miliardi di euro all’anno al bilancio dello Stato, una mini manovra finanziaria. Onorevole Tremonti, ci potrebbe spiegare dove troverà i soldi? O è troppo occupato a suonare il piffero?


























Ogni volta che si scrive o pronuncia Tremonti bisognerebbe aggiungere “che peraltro non ha una laurea in economia”.
Quindi Giulio che-per-altro-non-ha-una-laurea-in-economia Tremonti ha pubblicato questo libro il cui titolo non ricorda in nessun modo la Fallaci.
Leggo dalla presentazione sul sito “…il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa — vedremo chi e che cosa — ne ha follemente voluto e causato l’accelerazione aprendo come nel mito il «vaso di Pandora»”
Poi nel libro li fa davvero, i nomi?
la tutela delle imprese italiane dalla concorrenza cinese
premessa storica: il nord america anti-schiavista, liberale ed industriale era protezionista ed il sud schiavista, feudale e agricolo era liberista
vinse il più forte…vinse il nord…..il protezionismo trionfò e questo permise la creazione di industrie che altrimenti sarebbero state schiacciate dalla maggior produttività europea e gli Usa sarebbero rimasti un paese agricolo, poco abitato e sotto il pacchero europeo (una Argentina dei tempi moderni)
non è l’ america a non saper frenare lo strapotere economici cinese, ma sono gli stessi suoi apparati produttivi interessati ad entrare in affari con un percato sterminato a soffiare sul vento della liberalizzazione
in Italia la partita è tutta da giocare, vincerà chi sarà il più abile ed il più forte …chi assicurerà più soldi o più voti alla politica
sarà una bella lotta ….e piccole, ma potentissime economicamente minoranze potranno fare il male di molti milioni di “cittadini da reimpiegare più utilmente” se dovessero vincere la partita
ma il danaro è una merce che si spende con immediatezza, mentre il voto è una promessa che si rinnova a distanza di anni……….
moralmente l’ invadenza cinese non si giustifica con la loro maggior produttività cui contrapporre la nostra passività ed inadeguatezza, ma con una legislazione del lavoro ed una considerazione schiavistica del ruolo dell’ operaio
è facile vendere 100 magliette dal costo di 10 centesimi in tutto il mondo…provate a venderle se costassero 25 euro……..
è una lotta e la sinistra non deve farsi abbagliare dai falsi miti della produttività altrui e della incapacità nostrana per giustificare la barbarie della globalizzazione quando questa è foriera di danni
@bender: quelli che lui chiama i cultori del mercato. Curiosa infatti la nemesi che vede uno dei principali esponenti di un partito ceh nacque con l’ambizione di essere un paritto liberale di massa, liberale in politica e liberista in economia, diventare il baluardo del protezionismo.
@juppes: Alcune cose che dici sono giuste. E, come si riporta nell’articolo, su alcuni aspetti della globalizzazione ci sarebbe da discutere di sicuro. Ma la questione secondo me è che può essere giusto lottare per un modello diverso di globalizzazione (mi sembra sia questa la tua tesi ). Ma Tremonti propone di fermarla. E questo è impossibile e ingiusto.
@tutti: Ciao!
@ Comicomix: esatto. Non solo: Tremonti è universalmente e pacificamente (in assenza di contestazioni) considerato l’ideologo dell’intero centrodestra in materia. Il che farebbe pensare che le sue idee siano piuttosto condivise… chissà quando lo scopriranno quelli di Tocqueville.
Ah, l’altro grande ruolo di Tremonti è quello di mediatore tra le posizioni leghiste e il resto dell’alleanza. Chissà se i due fatti sono collegati.
GLOBALIZZAZIONE
processo inevitabile, ma gestibile se affrontato con non rassegnata inevitabilità
attenzione agli abbagli sulla via di Damasco
l’ odio per la controparte politica non spinga la sx a favorire una politica contraria agli interessi dei cittadini (che poi se ne accorgono e bastonano)
il pensiero protezionistico è considerabile fortemente di sinistra ed il fatto che sia espresso da un tremonti non deve spingere la sx come reazione cieca ad abbracciare teorie destroidi di efficienza e produttività che non ci azzeccano una cippa col caso in questione
oggi sembra tutta una moda in tal senso e più sei de sx più ti trovi a schifare i fannulloni, gli incapaci, i poco produttivi ecc……
ed io sono uno di quelli che negli anni 70-80 si è opposto alla demagogia di sx
ma ora vedo di essere superato a dx da giovani che come allora, per eccesso di gioventù, sbagliavano….manovrati sempre dagli stessi che ora li fanno sbagliare in senso opposto
con un sorriso (purtroppo amaro) per la troppa facile manovrabilità dei giovani saluto e spero che si impegnino dippiù nello studio della storia ed aumentino il senso critico nei confronti di chiunque…..non solo dei nemici
@bender. secondo me sono molto legati. Tremonti dà dignità “filosofica” alla “pancia” leghista. Che poi in queste idee ci sia una contraddizione (non vogliamo la conocrrenza della Cina, ma che diremmo se il made in China sparisse dall’Italia o se il nostro export fosse bloccato da analogo protezionismo da tedeschi, americani, ecc…?
@juppes: L’odio per chiunque (e quindi, anche per chi vota in modo diverso da me), credimi non mi appartiene e - soprattutto - non appartiene alla filosfia di Giornalettismo. Il pensiero protezionistico non è di dx o di sx. E’ sbagliato. ce lo insegna la storia e la teoria ci ha spiegato bene il perchè. Poi, hai ragione che non ci si deve far prendere dalle sirene del produttivismo a tutti i costi. Il fatto è che l’Italia deve smetterla di pensare che la “colpa” dei suoi mali sia sempre esterna (sia in senso geografico che come classi, categorie, ecc…)
I suoi problemi sono “interni” e non sarà chiudendoci nel fortino che li risolveremo. Ma cercando, come sistema paese, di affrontarli. Se pensiamo di slavare l’Italia fermando la globalizzazione, abbiamo perso. E’ come cercare di svuotare il mare con un secchiello.
@tutti: Grazie ancora per le stimolanti osservazioni. E un sorriso (non amaro) a tutti!
la storia insegna che il protezionismo è una utile fase di passaggio in attesa che l’ aconomia protetta si sviluppi, acquisti produttività e possa poi concorrere con le altre almeno alla pari
esempi numerosi che tralascio
per il resto forse intendiamo cose simili
un sorriso un po’ meno amaro…..
Al di la della critica serrata e delle acide ironie , il nostro editorialista , non mi sembra avere delle grandi proposte alternative , così come non le hanno avute i ministri dei governi precedenti negli ultimi circa 60 anni. Ora mi sembra giunto il momento di fare le persone serie ed eventualmente criticare l’operato di un ministro ( economista ) , dando suggerimenti con competenza nella materia , cosa che non mi pare sia nelle corde del nostro pseudogiornalista d’assalto ! Inizi a fare giornalismo serio se ci riesce , che di comici da strapazzo ne abbiamo pure troppi, poi si laurei in economia con qualche master specialistico e poi ne riparliamo , Auguriiiiiii
@ nikolo: tremonti non è un economista.
neanche il nostro giornalista di sicuro , e forse manco laureato, il senso è di farla finita con critiche sterili !
@nikolo: la critica sterile è la tua: infatti non hai contestato nessuno degli argomenti presenti nell’articolo, ma solo affermato che in quanto “non economista” l’autore non poteva criticare Tremonti, che invece era economista. Cosa che - guardacaso - Tremonti non è. Indipercui, medice: cura te ipsum.
Già che parliamo di titoli di studio: a nikolo qualcuno dovrebbe anche fargli notare che prima della virgola non ci va lo spazio, il che mi fa pensare che si sia fermato ben prima della laurea.
Tremonti non è economista, ma solo l’ennesimo avvocato della pattuglia Berlusconi.
Che poi si sia occupato prevalentemente di economia, nella sua carriera politica, è un altro paio di maniche.
anche tu sbagli, Just. Tremonti è laureato in giurisprudenza, è stato docente di diritto tributario e titolare di un rinomatisso studio commercialista. Tanto rinomato che ci si servivano anche Gnutti e Colaninno.
@juppes: il protezionismo, quando è stato applicato nella storia, ha portato vantaggi effimeri, danni profondi nel lungo termine, e anche qualche scivolata autoritaria in politica. Detto questo, penso che simo davvero molto più in sintonia di quanto non possa sembrare. Grazie ancora!
@nikolo:
Primo: le proposte alternative (che comunque non sarebbero poi obbligatorie, mica io sono il leader dell’opposizione…) ci sono, in fondo all’articolo. Le riporto, così poi ne riparliamo: “Le riforme sempre promesse e mai fatte, le liberalizzazioni accennate ma mai perseguite fino in fondo, le inefficienze del settore pubblico che sembra immutabile, l’intervento dello Stato in economia sempre di pessima qualità (pensiamo alla gestione della crisi dell’Alitalia). Il prossimo governo avrebbe una maggioranza solida per fare queste cose. In teoria dovrebbe averle anche scritte nel programma. Le farà o seguiterà a suonare il piffero?” Se vuoi, troppo c’è da fare!
Secondo, io una laurea in economia l’ho già presa (ovviamente, senza meritarmelo, facendo il comico, pare che sia un ottimo metodo per prendersi le lauree…). Il che non significa, ovviamente, che io possieda la verità, sono conscio di non sapere. Mi sembra di avere portato opinioni e fatti circostanziati, su cui si può confutare sempre. Se uno invece si diverte a denigrare, non c’è problema. Io le critiche le leggo sempre con attenzione.
Terzo, sto studiando da giornalista serio. Guardo Vespa tutte le sere, leggo gli editoriali di Belpietro e di Feltri, e cerco di imparare. purtroppo, senza grandi successi.
Infine, a me piace molto il dialogo, ma con chi insulta senza portare un solo argomento, faccio un po’ di fatica. Pazienza.
@gregorj e just: appunto.
@ tutti: un sorriso per Tremonti, sono 3 giorni che lo prendo di mira… ^_^
comunque per chiudere , Tremonti è laureato in giurisprudenza , professore all’università di pavia e direttore di una rivista di scienza delle finanze e altre cose ! il nostro giornalita ?
Il giornalista s’è pure scomodato a risponderti, e te l’ha scritto che è laureato in economia, a differenza di Tremonti.
Ma imparare a leggere un testo con calma e comprenderne il significato no, eh?
Per rendersi conto di quanto sia sbagliato un approccio protezionistico alla globalizzazione basta fare due cose: la prima, guardare quali sono i settori che risentono della globalizzazione e quali guadagnano dalla globalizzazione, la seconda e’ guardare fuori dall’Italia come e quando gli altri Paesi hanno reagito alla globalizzazione.
In Italia le nanotecnologie e l’industria di costruzione di macchinari vendono che e’ un piacere (vendono anche in Cina, macchine tessili e macchine agricole ad esempio), poi i settori di prodotti ad alto valore aggiunto, ecc. Chi perde dalla globalizzazione? Principalmente i settori che sono sempre stati protetti e non si sono mai evoluti, all’improvviso si sono trovati ad affrontare una feroce concorrenza sui costi e non hanno potuto ne’ saputo reagire.
Come e quando hanno reagito gli alri Paesi? Almeno una decina d’anni fa, cambiando la loro strategia industriale, puntando su settori in cui fosse possibile tramite investimenti in tecnologia abbattere i costi.
Qui veniamo anche ad un altro problema tutto italiano, bassa produttivita’ e conseguenti bassi salari. Senza investimenti, senza utilizzo della tecnologia, senza lavoro qualificato, non puo’ crescere la produttivita’. Se non cresce la produttivita’, scordiamoci di far crescere l’economia e i salari.
ma quanti occupati gravitano nei settori colpiti non dalla alta produttività e tecnologia altrui, ma dalle schiavismo dei lavoratori che noi “purtroppo” non possiamo imitare
nella mia zona,,,,,Napoli e provincia, quel poco di industria è proprio quella colpita dalla Cina….e fino ad ora non era stata mai protetta, semplicemente campava a sua volta fregando lo Stato e schiavizzando i dipendenti
ma ora i Cinesi sono stati più abili di noi in questo, sono ancora meno ligi alle leggi tributarie e pagano ancora meno il lavoratore
e voi preferite spazzare via una fonte di ricchezza locale sia pure prepotente e spesso illegale per far spazio ai veri professionisti dello sfruttamento ?
pare che il nord-est leghista abbia gli stessi problemi che riguardano anche altri settori come il meccanico di bassa tecnologia (pompe idrovore, ed idraulica in generale ecc….
il problema quindi non è di poco conto e coinvolge centinaia di migliaia di uomini che in attesa di ristrutturazione devono mangiare e non è giusto emigrino
e tutto questo non per essere stati poco bravi nel loro lavoro o indolenti, ma perchè gli altri usano gli schiavi
rifacendomi al precedente post nella lotta tra denaro e voti promessi, il denaro avrà buon gioco…..ma giustificare con teorie economiche la giustezza di una politica affamatoria dei propri cittadini, significa non essere un cittadino, non mangiare il pane del lavoro, ma le brioches del Parnaso
è vero che il protezionismo alla lunga è deleterio, ma almeno vogliamo utilizzarlo per difenderci dagli schiavisti cinesi in attesa o di riqualificare le industrie o di democratizzare la cina ? (ambedue le cose primo o poi avverranno, nel frattempo facciamo vivere degnamente il nostro popolo (e non solo mangiare)
ultima considerazione….come si possono pretendere investimenti per l’ incremento della produttività se sono settori per loro natura a bassa tecnologia, quindi con limitata capacità di ulteriori incrementi di produttività, quando ci si scontra con nazioni il cui costo della manodopera è dieci volte più basso ?
> semplicemente campava a sua volta fregando lo Stato e schiavizzando i dipendenti
Anche la tolleranza al lavoro nero e all’evasione sono protezionismo, forniscono un vantaggio competitivo, che tra l’altro danneggia le imprese concorrenti che al contrario operano nella legalita’.
Anziche’ aiutare le imprese in crisi perche’ non aiutare le imprese che vanno bene, o hanno il potenziale per espandersi? Investi in formazione, nel giro di tre anni riesci a ricollocare i lavoratori delle imprese che operano nei settori non piu’ redditizi, costrette oggi a operare in nero per sopravvivere. Nel frattempo ci sono ammortizzatori sociali che possono essere attivati. Certo che se la formazione e gli ammortizzatori si usano senza controllo non risolviamo nulla.
la parabola del figliuol prodico
il buon padre ammazza il vitello grasso per festeggiare il figlio perduto
ma come si può aiutare chi non torna per paura delle mazzate del padre o del fratello ?
cogliamo l’ occasione per recuperare alla legalità economie necessariamente sommerse per sopravvivere
non costringiamo (come da noi sta avvenendo) alla diffusione dell’ illegalità esasperando le condizioni dei settori in crisi (e potrei aggiungere anche il commercio e non solo la piccola distribuzione….)
salviamo e proteggiamo educando
lavoriamo pei i nostri egoismi, ma non dimentichiamo che non si ottiene giustizia nemmeno nel proprio paese se non siamo in grado di combattere il male e lo sfruttamento ovunque si manifestino
non attacchiamoci al carro del vincitore dimenticando che questo avviene a scapito della vita di milioni di persone schiavizzate
non consideriamoci, perchè non lo siamo, così abili da passare facilmente da un settore ad un altro ….temiamo piuttosto che la macchia dell’ illegalità possa espandersi…………
amiamo il nistro prossimo come noi amiamo noi stessi e non consideriamolo solo come una macchinetta da riqualificare e reimpiegare…..
ed ora andate in pace……amen
@Lkv: il punto è proprio questo. Ti ringirazio per averlo messo a fuoco con molta lucidità. L’operazione che dobbbiamo fare come sistema paese è quella di andare incontro al nuovo, ristrutturano il nostro sistema economico in generale e la nostra industria manifatturiera in particolare. Chi ha scelto la sfida dell’innovazione (molte medie imprese sparse per l’Italia ) l’ha vinta.
@juppes: ovviamente però (proseguo il ragionamento) non bisogna buttare l’acqua sporca con il bambino dentro. Il difficile stà proprio nel cambiare senza distruggere il tessuto industriale che abbiamo. Dobbiamo innervarlo, irrobustirlo, cambiarlo ma senza ucciderlo. E non è un’impresa semplice, ma neppure impossibile.
La “terza via” in questi casi non è solo possibile, è indispensabile.
Quanto alla lotta allo sfruttamento dei lavoratori del terzo mondo (e alla concorrenza sleale che ne segue) dobbiamo da un lato sapere che passerà comunque da sola, e dall’altro metterci in moto per accelerare questo processo, ad esempio nel WTO e con le nostre possibilità contrattuali come sistema paese.
@tutti:L’unica cosa che non possiamo peremtterci di fare, perchè è sbagliato ed impraticabile, è fermare la globalizzazione e la Cina. Se facciamo SOLO questo, siamo sconfitti in partenza. Ed è per questo che il discorso di Tremonti non mi convince. Un sorriso semi notturno