Conti pubblici 2010, il solito vizietto di Tremonti
11/05/2010 - Il ministro dell’Economia pubblica la Ruef, prima dell’esplodere del caso euro. Disegnando un quadro non troppo roseo. Nonostante, andando a leggere bene, non perda l’abitudine di gonfiare le entrate e sgonfiare le spese La Relazione unificata per l’economia e la
Il ministro dell’Economia pubblica la Ruef, prima dell’esplodere del caso euro. Disegnando un quadro non troppo roseo. Nonostante, andando a leggere bene, non perda l’abitudine di gonfiare le entrate e sgonfiare le spese
La Relazione unificata per l’economia e la finanza indica per il 2009 un fabbisogno del settore pubblico di 87,9 miliardi di euro. Nel 2008 era di 51,2 miliardi di euro (+ 36,7 miliardi) e nel 2007 di 31,8 miliardi di euro. Quest’incremento si è verificato nonostante “i pagamenti per interessi sui titoli di stato si siano ridotti di 11,2 miliardi”. Senza questo “regalo” dovuto ai bassi tassi presenti nei mercati,
il conto sarebbe stato ben più salato. Ma analizzando le voci di incasso e pagamento, e guardando alle stime, emerge un quadro per nulla tranquillizzante.
LE ENTRATE - Gli incassi si tributari sono passati dai 467,5 miliardi del 2007 ai 464,1 del 2008 e poi crollati a 445,8 miliardi di euro nel 2009: un tonfo di 18,4 miliardi di euro. E senza le entrate una tantum le cose sarebbero state ben peggiori: il gettito del 2009 include anche i 4,9 miliardi di incassi dallo Scudo fiscale e quelli dell’imposta sostitutiva derivante dall’applicazione dei principi contabili IAS e dalla rivalutazione di immobili per 6,6 miliardi. Con l’aggravante che queste entrate sono una tantum, quindi difficilmente ripetibili. Con un ottimismo francamente incomprensibile, il ministro Tremonti stima per il 2010 un forte aumento delle entrate tributarie, di oltre 5 miliardi di euro. Com’è possibile? Passando alle entrate contributive, gli incassi dello Stato passano dai 195,6 miliardi del 2007 ai 209,8 miliardi del 2008 fino ai 207,4 miliardi del 2009, una riduzione di2,4 miliardi. Sono il frutto della crisi occupazionale. Anche in questo caso, stupisce che nel 2010, in cui la crisi occupazionale continuerà come e forse peggio di prima, Tremonti prevede un balzo dei contributi di oltre 3 miliardi di euro, che li porterebbero a 210,8 miliardi, un valore superiore al 2008! Un miracolo? In totale, Tremonti stima per il 2010 un aumento degli incassi di ben 11,4 miliardi di euro rispetto al 2009. Oltre alle stime ottimistiche su entrate tributarie e contributive, una mano arriverebbe dalla voce “Trasferimenti da estero”. Che, diciamolo subito, non c’entra nulla con lo scudo fiscale. Che saranno? Misteri della creatività. Comunque, artifici contabili a parte, il peggioramento del 2009 dipende in buona parte dalla crisi, anche se – come si è detto più volte – l’andamento delle entrate tributarie rispetto al Pil mostra anomalie difficilmente spiegabili solo con la riduzione della crescita.
LE SPESE – Ma i conti dello Stato sono peggiorati anche a causa dell’aumento delle spese. I pagamenti correnti passano dai 678,9 miliardi del 2007 ai 718,7 del 2008 fino ai 729 miliardi del 2009. Aumento notevole, nonostante – come si è già detto – la riduzione dei pagamenti per interessi sui titoli di Stato. Al netto di tale spesa, l’incremento sarebbe di 21,8 miliardi di euro. L’esplosione delle spese correnti si deve al forte aumento dei trasferimenti verso famiglie, che passano dai 270,7 miliardi di euro del 2007 ai 283,7 del 2008 fino ai 300,2 miliardi del 2009. Dietro questa voce ci sono l’espansione della spesa pensionistica e il forte aumento della spesa per ammortizzatori sociali (cassa integrazione). La stima per il 2010 della Ruef appare anche in questo caso francamente molto ottimistica. Tremonti prevede un aumento dei trasferimenti alle famiglie di appena 6,8 miliardi di euro. Non si capisce perché, in assenza di provvedimenti specifici, la spesa per pensioni e quella per la cassa integrazione dovrebbero aumentare così poco nel 2010. Anche perché il ministro spiega che “la voce include per il 2010 anche i rimborsi di obbligazioni Alitalia”. Poco convincente anche la stima di aumento molto contenuto della voce consumi intermedi (gli acquisti della PA), che nel 2009 sono invece abbastanza cresciuti (+3%; pari a 3,8 miliardi) grazie, dice il ministro, all’“azione finalizzata ad accelerare i pagamenti dei debiti dello Stato a favore di imprese per contrastare la crisi economica e la liquidità del sistema”. Se è così, perché non insistere anche nel 2010? E che comporterebbe alla crescita questo “credit crunch”?
UN 2010 SULL’ORLO DEL VULCANO – I pagamenti in conto capitale (gli investimenti della PA),passati dai
67,3 miliardi del 2007 ai 63,5 del 2008 per poi riaumentare nel 2009 a 68,5 miliardi di euro. Aumenti, spiega il ministro, dovuti “alla costituzione di capitali fissi per il riacquisto degli enti previdenziali pubblici di immobili oggetto della cartolarizzazione SCIP, e per 800 milioni per gli incentivi all’economia”. Forse è per questo che nel 2010 se ne stima una nuova forte contrazione per 3,1 miliardi di euro, dimostrando che in Italia il problema non è solo la dimensione della spesa, ma la sua composizione. Aggiungiamo poi che nel fabbisogno “non include gli eventuali finanziamenti che saranno erogati su richiesta del governo greco in seguito all’accordo dell’11 aprile 2010”, e che ovviamente non si prevedeva nulla rispetto a quanto è accaduto nei giorni scorsi, e il quadro è completo. Tremonti non la racconta giusta. Nella Ruef parla di una manovra per il 2011-2012 di 25 miliardi di euro, anche se si guarda bene da spiegare dove andrebbe a prendere questi soldi. Ma le cose non sono così semplici, perché le stime per il 2010, ad un’occhiata neppure tanto approfondita, mostrano il solito vizio del nostro ministro di sottostimare le spese e di sovrastimare le entrate, aprendo poi buchi che – in un modo o nell’altro – vanno tappati. Senza contare che la Ruef, costruita prima dell’esplosione del caos euro, non tiene conto – e Tremonti lo dice chiaramente – di quanto potrebbe costare all’Italia l’aiuto – doveroso – alla nostra moneta unica. Ci aspettano mesi difficili. Molto.













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