UK, vinti senza vincitori
07/05/2010
Senza chiari vincitori, e con un discreto spettro di perdenti. Le elezioni del Regno Unito hanno visto la sconfitta dei 3 partiti principali, che hanno mancato i loro obiettivi della vigilia. David Cameron, l’unico semi vincitore della serata, ha portato il suo partito sopra quota 300 seggi, ed i Conservatori son tornati dopo quasi 20 anni la prima formazione politica britannica. Ma il numero 10 di Downing Street è ancora lontano, e i Tories dovranno cercare alleanze in Parlamento per avere una maggioranza.
Gordon Brown non è riuscito ad evitare una sconfitta ormai inevitabile, dopo 13 anni di governo, una crisi economica gravissima e un deficit di bilancio molto preoccupante. Il primo ministro però è riuscito a contenere la debacle, evitando il collasso pronosticato dai sondaggi, e l’umiliante terzo posto che sembrava possibile dopo il Bigotgate e le prestazioni deludenti nei dibattiti. La televisione è stata inutile, e la Cleggmania nata sugli schermi inglesi è evaporata dopo lo spoglio delle prime schede. I Liberal democratici perdono addirittura seggi rispetto al buon risultato del 2005, e falliscono l’occasione di diventare un partito nazionale.
La strategia aggressiva di competere in molti collegi ha portato ad alcune clamorose sconfitte e nessun guadagno, e il boom dei sondaggi post dibattiti televisivi si è esaurito a causa del voto tattico esercitato da molti sudditi della Regina Elisabetta. Nick Clegg, eroe per 2 settimane, è un’altra vittima della sindrome Obama bianco. I boom mediatici non portano voti ai beniamini dei media, e i sondaggi raramente si traducono in consensi. Gli istituti demoscopici hanno sostanzialmente previsto con esattezza i 7 punti di vantaggio dei Tories sul Labour, ma avevano sopravvaluto i Liberal Democratici, che rimangono pochi punti sopra quota 20.
I Libdem hanno pagato il loro posizionamento nel sistema politico britannico. I numerosi elettori dell’ultima ora hanno scelto il governo o la vera alternativa di cambiamento ai laburisti, ignorando nei collegi decisivi le pretese terzo poliste. Il risultato è stato però deludente per i molti cittadini che volevano una scelta chiara. L’esito di queste elezioni generali assomiglia all’ultimo Hung Parliament del Regno Unito, arrivato nel febbraio 1974 e durato pochi mesi. Le manovre sono già cominciate, nell’attesa dei riconteggi che potrebbero assegnare qualche seggio decisivo.
Nella notte Brown si è dichiarato pronto a cercare un accordo coi Liberal Democratici, ma i numeri sarebbero comunque insufficienti per formare un governo di maggioranza. Cameron ha sottolineato la sconfitta laburista, ma non ha potuto reclamare il chiaro mandato di governo atteso dai Tories da 13 anni. Il leader conservatore ha probabilmente maledetto nella notte l’Atto di Unione del 1707 che ha portato la Scozia nel Regno Unito. La chiara maggioranza ottenuta in Inghilterra si è fermata ai confini del Galles e soprattutto della Scozia, che si è confermata un bastione del laburismo.
John Curtice, analista della BBC, ha inoltre notato come nei collegi in bilico prevalentemente bianchi i conservatori hanno ottenuto uno swing che gli avrebbe consentito una maggioranza a livello nazionale, ma nelle Constituencies dove le minoranze etniche rappresentavano almeno il 25% i laburisti hanno tenuto i seggi necessari ad impedire il governo Cameron. Un risultato deludente per il giovane David, che pur avendo innovato il suo partito si è scontrato con i limiti strutturali che penalizzano da un decennio i Conservatori nel sistema maggioritario del Regno Unito.
Il first past the post potrebbe essere il prezzo necessario per l’ingresso dei Tories a Downing Street. I Liberal Democratici potrebbero collaborare coi conservatori scambiando il loro appoggio con una nuova legge elettorale, di tipo proporzionale. Un baratto già proposto dai Laburisti, e che sarà con ogni probabilità al centro delle trattative per la formazione di qualsiasi maggioranza. Il cambiamento che non è arrivato dalle urne potrebbero arrivare col pensionamento del sistema elettorale maggioritario, una rivoluzione per la più antica democrazia del mondo.













divertente, noi ci si è affannati a buttarsi sulla strada del maggioritario e gli inglesi potrebbero modificare il loro sistema andando in senso proporzionale.
peccato che non siano i sistemi a reggere gli stati ma gli uomini che li fanno funzionare.
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