Ma Silvio Berlusconi è uno che vende allo scoperto? La domanda sorge spontanea a leggere le agenzie di ieri, dalle quali si scopre che il nostro premier ha detto: “il nostro sistema bancario è lontano da quello di altri Paesi” e quindi non è a rischio, e che le Borse risaliranno perchè “le nostre imprese sono sane, quindi a chi ha dei titoli dico di tenerli nel cassetto e aspettare che la Borsa rivaluti le imprese”. E a quel punto a un
malizioso potrebbe pure venire in mente che, a parte i segnali di una certa - fisiologica - difficoltà che sta avendo il nostro sistema del credito in questo momento (al quale si è aggiunto forse anche una specie di attacco speculativo), il nostro sistema bancario non è messo malissimo nel complesso. Specie rispetto ad altri, magari più “fantasiosi” e redditizi nel breve. Però la domanda sorge un po’ spontanea, visto che la vendita allo scoperto è “un’operazione finanziaria consistente nella vendita di titoli non posseduti. Chi la compie deve, entro una certa scadenza, acquistare e consegnare i titoli ceduti al compratore. Si effettua una vendita allo scoperto se si ritiene che il prezzo di acquisto sarà inferiore al prezzo incassato”.
Intendiamoci, Silvio non ha detto nulla di male. E’ chiaro però che lui finora presso il “popolo” una certa nomea se l’è fatta. A molti sta simpatico, alcuni lo sopportano, altri lo considerano il meno peggio, altri ancora lo odiano. Quasi tutti pensano che sia comunque una persona intelligente e/o furba. E allora, a sentir dire a lui - e non, ad esempio, al solo ministro Tremonti, che almeno gode di fama di competenza - che qui possiamo stare tranquilli, possiamo pensare due cose. I più fiduciosi penseranno che ok, va bene, è tutto a posto. I più smaliziati invece cominceranno a insospettirsi. E siccome a pensar male si fa peccato ma raramente si sbaglia, ecco perché viene da pensar male. Ma di sicuro questo Berlusconi lo sa. Per questo viene da pensare ancor peggio. Per fortuna la Consob ieri ha operato una stretta sulle vendite allo scoperto. Ora speriamo che il premier non stia cercando di copiare Bush “va tutto bene, è tutto ok, non c’è nulla di cui preoccuparsi, l’economia è tranquilla”. E poi BUM. Fortuna che non siamo nel ‘92, quando Ciampi dovette dire “Siamo pronti a difendere la lira”, ora c’è la Bce. E - adesso che ci penso - un vertice europeo convocato sabato da Sarkozy, a cui parteciperà anche l’Italia oltre a Germania e Gran Bretagna, e si parlerà della possibilità di un piano Paulson per il Vecchio Continente. Speriamo bene.
Nel Partito Democratico invece va tutto che è una meraviglia. Nei giorni scorsi Walter Veltroni aveva alzato il livello dello scontro, con l’obiettivo - se ne anticipava qui - di spostare l’asse del partito a sinistra, per contenere Di Pietro e scaldare il cuore dell’elettorato. Berlusconi aveva reagito forte: “il signor Veltroni si illustra da sé, basta leggerlo. Le persone che hanno buonsenso leggono Veltroni e non c’ è da aggiungere alcun commento a quello che lui ha detto a Porta a porta l‘ altro giorno e a quello che ha detto sul Corriere“. Ma soprattutto, è tornato a parlare della trattativa Alitalia facendo capire che è stato D’Alema ad essere ragionevole e fermare Veltroni, che aveva convinto Epifani a mirare allo sfascio. Difficile che il retroscena sia vero (e Bersani chi è, scusate, il figlio della serva?). Più facile pensare che Silvio sia convinto che sia vero, e per questo si spinga a dirlo. Da notare però che c’è un’altra cosa. D’Alema lo stesso giorno si è preoccupato di smentire che volesse lanciare Berlusconi al Quirinale (qui l’articolo di Alessandro Trocino), e insieme di far sapere che pur ritenendo esagerato il paragone Silvio/Putin, in ogni caso lui pensava che “non c’ è dubbio che da noi c’ è una concentrazione di poteri politico-finanziari e mediatici in una sola persona e che viviamo in una situazione di grave anomalia del sistema democratico”. E poi il giorno dopo ha finalmente smentito Berlusconi: “sulla trattativa Alitalia ha usato potere di veto per bloccare l’operazione con Air France e ha giocato la partita in termini strumentali. Noi abbiamo dato una mano a trovare una soluzione”. Insomma, magari non con grande entusiasmo pare che per ora la linea regga. Vediamo quanto dura: già la partita Alitalia è andata come è andata: male.
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In Italia tutto ciò di cui si convince Silvio diventa realtà: che la magistratura sia rossa, che le imprese siano sane, che gli investimenti siano sicuri, che l’Italia conti qualcosa a livello europeo…
e le banche?
…eseguano perizie su beni e/o attività che poi acquistano…
Ok per il pezzo, ma cambiare direttore no. Cambiare direttore no! No! E poi no! Come faremmo noi? Sarebbe come uccidere il cane davanti alle pecore.
eh, lo so Ale, ma Fiamma Nirestein ha talmente tanto insistito…
Cristo santo! Preferirei Pippo Franco guarda. Comunque noi redattori ad una tua eventuale dipartita metteremmo su un comitato di protesta che in confronto quello sulla Betancourt sembrerebbe il centro anziani di Casalbertone.
Ale,
tu sembri già da solo il centro anziani di Casalbertone.
Nonostante tu abbia un buon senso dell’umorismo e una dialettica più che sufficiente ad avere una schiera di seguaci quasi idolatranti…ma che dico? Lasciam perdere va. Perle ai porci